Tumore mammario: le regole per una buona prevenzione

Articolo di · 19 ottobre 2020 ·

Visita senologica, ecografia, mammografia, risonanza magnetica e autopalpazione: gli step utili della prevenzione. Da non sottovalutare i fattori di rischio e quelli protettivi.

 

La stima dei tumori maligni diagnosticati nel 2020 si aggira sui 377.000 nuovi casi (esclusi i carcinomi della cute non melanomi): 195.000 negli uomini e 182.000 nelle donne. Un numero in aumento legato, prima di tutto, all’invecchiamento della popolazione italiana. Sempre per il 2020, il tumore più frequentemente riscontrato, risulta nuovamente il carcinoma mammario (54.976, pari al 14,6% di tutte le nuove diagnosi di tumore) seguito dal carcinoma del colon-retto, polmone, prostata e vescica. E’ quanto emerge dalla ricerca “I numeri del cancro in Italia” divulgata dalla Fondazione AIOM.

Tra le armi che la popolazione ha a disposizione per combattere l’insorgenza di un tumore in generale e di quello della mammella in particolare, rientra la prevenzione che, oltre alle visite mediche e agli esami diagnostici, significa anche stile di vita sano. Risulta quindi importante conoscere sia i fattori di rischio e sia i quelli protettivi legati allo sviluppo di una neoplasia.

Per il  tumore mammario è estremamente importante la

Valentina Fava – Medico Radiologo

prevenzione proprio perché ci troviamo difronte ad una neoplasia estremamente diffusa e, in oncologia, prevenzione è sinonimo di diagnosi precoce: più è piccolo il tumore al seno che viene identificato, maggiori sono le probabilità di successo delle cure e la percentuale di guarigione per questo tipo di tumore, è molto elevata  – afferma la dottoressa Valentina Fava, medico radiologo –  Se la sua dimensione è inferiore al centimetro tali probabilità si avvicinano anche al 90%.”

La guarigione dal tumore mammario varia in base al tipo di neoplasia diagnosticata.

“Ci sono due categorie principali – afferma Fava – il carcinoma in situ, che significa che le cellule maligne rimangono all’interno della mammella e non hanno la capacità di creare metastasi e il carcinoma infiltrante, più pericoloso, perché può generare metastasi e recidive. Nel primo caso, se il tumore viene curato e radicato accuratamente, si può avere guarigione, considerando sempre che in medicina i termini assoluti non esistono. Per parlare di una guarigione intorno al 90% occorre comunque valutare diversi elementi: le dimensioni del tumore , il grado di malignità del carcinoma e la sua attività biologica. Quanto più queste caratteristiche sono favorevoli, tanto più si può parlare di guarigione dovendo purtroppo sempre considerare l’eccezione alla regola.”

Oltre alla prevenzione, è importante conoscere quali siano i fattori di rischio e quali quelli protettivi rispetto allo sviluppo di una neoplasia.

“Le nostre cellule sono continuamente stimolate da numerosi  agenti esterni, potenzialmente dannosi – continua la dottoressa – Fortunatamente però biologicamente esse si auto riparano. A volte, avviene che i danni siano talmente violenti che generano alterazioni cellulari e creano delle atipie che possono diventare cellule maligne. I meccanismi alla base di questa evoluzione sono molto complessi e non si sa ancora tantissimo”.

Ottobre è il mese della prevenzione del carcinoma al seno che spinge quindi la donna ad avere coscienza dell’importanza di sottoporsi ad una buona prevenzione che dipende dall’età del soggetto.

“Adesso c’è molta attenzione ad offrire diversi step progressivi e percorsi più mirati. Il compito principale di ogni donna è, prima di tutto, il conoscersi, l’autopalpazione e l’osservazione del proprio seno. Tra i 25 e 30 anni è consigliato iniziare con una visita senologica specialistica. Dopo questo primo passaggio, si accede alla diagnostica strumentale ossia ecografia mammaria bilaterale e mammografia. La prima è consigliata dai 30 anni, sempre sentito il parere del senologo, perché permette di valutare una mammella giovane, densa e di scoprire se ci sono piccole nodulazioni benigne o cisti. L’importanza di sottoporsi alla prevenzione sin da giovane è legato alla presenza di tumori della mammella anche in soggetti giovani”.

Secondo gli esperti, una buona ecografia mammaria bilaterale deve prevedere anche il cavo ascellare, zona di linfonodi che drenano la linfa dalla mammella e che iniziano a cambiare in caso di anomalie.

L’iter della prevenzione per il tumore mammario prevede, inoltre, dopo i quarant’anni, anche la mammografia a cui molto spesso si associa l’ecografia di completamento poichè i due esami diagnostici sono tra loro complementari.

“Il consiglio è di sottoporsi annualmente a un controllo di questo tipo. La mammografia, inoltre, deve essere digitale e il meglio sul mercato è quella con tomosintesi: questo macchinario riesce a stratificare l’informazione e, anche in una mammella densa e molto giovane, permette di intercettare eventuali piccole lesioni che diversamente verrebbero mascherate dai tessuti. Un utente può verificare se il centro al quale vorrebbe rivolgersi sia dotato di questo tipo di apparecchiatura: il binomio professionista e macchinari validi, risulta di fondamentale importanza”.

Oltre all’ecografia, alla mammografia e, a volte, alla risonanza magnetica, l’autopalpazione è uno passaggio altrettanto importante che, come dive Fava, non deve essere fonte di stress ma strumento utile per conoscere il proprio corpo e riconoscere le differenze che si potrebbero manifestare nel corso della vita.

“Io consiglio di fare autoplapazione una volta al mese, meglio dopo il ciclo mestruale perché le mammelle sono più morbide, meno tese e doloranti e quindi risulta più facile riconoscere eventuali alterazioni. Nell’autopalpazione la prima fase è dell’osservazione. Ci si mette davanti allo specchio a seno nudo e ci si osserva: le due mammelle sono simmetriche, noto delle differenze, osservo la zona dei capezzoli  se vanno all’interno o, ancora, se rimangono fisse verso l’ interno e noto se ci sono arrossamenti. Occorre fare caso alla presenza di secrezioni e se la biancheria è macchiata. Nel caso si evidenziassero, è consigliabile consultare un medico”.  

Per eseguire una buona autopalpazione ecco alcune facili regole da seguire.

“Mi metto sdraiata e palpo la mammella con la mano opposta (se devo valutare quella destra userò la mano sinistra e viceversa) – continua la dottoressa – Partendo, ad esempio, dalla mammella sinistra, metto il braccio sinistro piegato dietro la testa e con la mano destra piatta, ben aperta e usando tutte le dita, mi muovo in tutte le regioni del seno spostandomi, in maniera circolare e andando a cercare dei piccoli noduli, delle differenze di consistenza, delle zona più compatte o più dure rispetto al resto della mammella. Se dovessi riscontrare delle alterazioni mi rivolgo ad un medico per capire di cosa si tratta”.

Per quanto riguarda il dolore,  in linea di principio, dicono gli esperti, non è sinonimo di un problema allarmante: la patologia tumorale della mammella, nella grande maggioranza dei casi, si manifesta in forma silenziosa. “Di fronte a piccoli dolori o sensazione di mammella dura prima del ciclo mestruale possiamo dire che tale sintomo rientra nella norma. Se invece il dolore è persistente e non rispetta più le fasi del ciclo mestruale abituale o se si accompagna ad una zona della mammella più densa e nodulare, è più opportuno richiedere un parere medico”.

Esistono dei fattori di rischio che potrebbero agevolare lo sviluppo di un tumore mammario come la familiarità (quella di primo grado è la più pericolosa, ossia madre, sorella, figlia e padre considerando che esiste, in forma rara, anche il carcinoma mammario maschile), il numero di persone che in famiglia hanno avuto quel tipo di tumore, l’età, se è stato riscontrato anche in parenti di secondo grado e se in famiglia ci sono anche dei casi di tumore dell’ovaio.

“Esiste inoltre una familiarità che riguarda il 5-10 % delle donne e che rappresenta un rischio ereditario: geni alterati che contengono una mutazione e che vengono ereditati di genitore in figlio, esponendo il soggetto ad un’alta probabilità di sviluppare un tumore al seno e all’ovaio. Parliamo di una probabilità che varia dal 45 all’80 percento, quindi elevata  – afferma la dottoressa –  Per scoprirlo occorre rivolgersi ad un senologo che ricostruisce la storia del paziente e che, di fronte ai diversi elementi sopraelencati, può proporre di sottoporsi ad un test genetico accessibile ma selezionato con il quale si vanno a studiare due geni, il BRCA 1 e il BRCA 2. Se sono positivi creano un ulteriore sottopopolazione che permette al soggetto di rientrare in una particolare e dedicata prevenzione che prevede controlli molto ravvicinati tra cui la risonanza magnetica a cui si aggiungono gli strumenti di controllo detti prima. Nel caso di una familiarità semplice, il suggerimento rimane il controllo annuale”.

Oltre ai fattori di rischio esistono quelli di protezione che aiutano a ridurre il rischio di sviluppare un tumore in generale e quello mammario in particolare.
Tra questi, si consiglia di mantenere un adeguato peso corporeo rientrando nel range di normalità (l’obesità, al contrario, è annoverata tra i fattori di rischio), fare attività fisica anche moderata e meglio ogni giorno, eliminare il fumo perchè nemico dell’organismo e collegato all’insorgenza di tutti i tumori e in particolare di quello polmonare, limitare il consumo di alcool e, vivamente consigliato, seguire un regime alimentare sano che significa limitare cibi ricchi di zuccheri raffinati, cibi grassi, il consumo di carne soprattutto rossa e gli insaccati perché cibi conservati. Vivamente consigliato il consumo di frutta e verdura perché contengono, oltre alle vitamine, anche proprietà antiossidanti che risultano protettivi per l’organismo. Consigliato l’uso di legumi e cereali integrali ricchi di fibre protettive. Per quanto riguarda il consumo di latticini, gli esperti consigliano quelli con poco contenuto calorico. “Più ottengo una dieta varia, più prediligo frutta, verdura e cereali, anche nei bambini, e più proteggo il mio organismo – afferma la dottoressa – Il pesce è altrettanto importante come difesa, meglio quello pescato di quello allevato”.

Tra i fattori protettivi rientra l’allattamento al seno, vivamente consigliato sia per il bambino e sia per la mamma. Il non allattamento al contrario diventa un fattore di rischio. La mastite, ossia l’infiammazione della mammella, invece non ha collegamenti con lo sviluppo di un tumore mammario.

Una volta avuta una diagnosi di tumore, spesso la donna non sa a chi rivolgersi e cosa fare.
“Qui ritorna in ballo la figura del senologo che può proporre una biopsia, ossia un ulteriore approfondimento che va ad indagare quel reperto con un campionamento – afferma la dottoressa –  Una volta avuto il risultato che conferma l’alterazione torno dal mio senologo che diventa il mio riferimento e che mi indirizza nel percorso curativo. A seconda del tumore ci sono diverse vie. La chirurgia è, generalmente, il primo step: prima si agisce e più l’intervento riesce ad essere conservativo e limitato ad una parte del seno e non demolitivo. Si andrà inoltre ad indagare il linfonodo sentinella del quale si farà la biopsia e si capirà se è negativo o meno. A seconda del tipo di tumore (grado di malignità, etc.), si affiancherà al percorso della donna, l’oncologo clinico che, avendo tutte le informazioni a disposizione, potrà proporre un percorso mirato che potrebbe prevedere altre terapie come la radioterapia o la chemioterapia.”


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