Il linguaggio nei bambini: le tappe fondamentali

Articolo di · 5 novembre 2020 ·

Distorcere i suoni o sostituirli con altri può rientrare nella norma a seconda dell’età del bambino. Sconsigliato l’uso prolungato di ciuccio e biberon.

 

Lo sviluppo del linguaggio è una delle tappe più importanti e complesse nella crescita di un bambino. A volte avviene in maniera fluida, altre volte può avere rallentamenti o evoluzioni differenti. Per un genitore è importante capire se la difficoltà linguistica che riscontra nel proprio figlio rientra nella normalità o se occorre consultare un esperto.

“I segnali da cogliere per capire se un bambino sta avendo o meno un

Roberta Leo – Logopedista

corretto sviluppo del linguaggio sono sempre da relazionare alla sua età – afferma Roberta Leo, logopedista – “A tre anni, ad esempio, un bimbo dovrebbe riuscire a comporre una frase minima completa anche se nel suo linguaggio non sono presenti ancora tutti i suoni della lingua italiana, cosa che invece dovrebbe avvenire a quattro anni. Per capire se nostro figlio sta avendo un ritardo nel linguaggio, il mio consiglio è di osservare non solo il suono in sé ma l’intera costruzione della frase. Se quindi a tre anni non è in grado ancora di costruire una frase, pur non pronunciando bene tutti i suoni, allora devo iniziare ad allarmarmi perchè è probabile che ci si trovi di fronte a dei segnali di difficoltà. Arrivando a quattro anni, ciò che occorre notare è come riproduce i suoni, se li distorce o se li sostituisce con altri (ad esempio la erre con la elle che è normale fino ai cinque anni). Questo può essere un altro importante campanello di allarme. In caso di dubbi, il primo passo da compiere è consultare il proprio medico pediatra e successivamente rivolgersi a un logopedista che saprà indirizzare il genitore rispetto al percorso giusto da seguire”.

Le cause di un ritardo linguistico possono essere molteplici. Da quelle di tipo genetico, ossia un bambino che nasce con questa predisposizione e che ha genitori che nella loro crescita hanno avuto un’acquisizione più lenta del linguaggio, ad una mancanza di impegno da parte del genitore nella stimolazione corretta a parlare. “La mia indicazione è sempre quella di correggere la pronuncia di una parola – continua Leo – senza rimprovero o senza trasmettere a nostro figlio l’idea che stia sbagliando per evitare di generare in lui frustrazioni inutili. Io suggerisco di fornirgli la pronuncia giusta ripetendo semplicemente la parola nella maniera corretta. Questo atteggiamento gli consentirà nel tempo di migliorare: l’imitazione è infatti un canale fondamentale nell’apprendimento del bambino. Se invece, nonostante l’intervento dell’adulto, il bambino persiste con l’uso dei suoni distorti o se li sostituisce con altri, io ritengo che sia sempre utile consultare un esperto.”

Quattro anni è quindi un termine abbastanza oltre per decidere di rivolgersi ad un logopedista. La logopedia è infatti una disciplina che si basa sull’intervento precoce: “siamo convinti che prima ci accorgiamo delle difficoltà del bambino e prima evitiamo che si consolidino dei comportamenti sbagliati”– afferma Leo.

Un’informazione utile da trasmettere ai genitori è che il ritardo nel linguaggio non è una patologia ma semplicemente una difficoltà che il bambino sta avendo nell’acquisizione delle tappe standard del linguaggio. “Quando un logopedista fa un’anamnesi del bambino – continua Leo – si informa sulle varie tappe del suo sviluppo e se esistono delle abitudini viziate come l’uso prolungato del ciuccio o del biberon che possono aver alterato lo sviluppo della muscolatura orale non favorendo i vari movimenti della lingua che, come tutti i muscoli, se non stimolata nella maniera corretta, diventa poco tonica e poca funzionale”.

Ciuccio e biberon quindi, possono risultare complici di un’alterazione della pronuncia corretta di alcuni suoni: le linee guida a cui ci si dovrebbe attenere suggeriscono infatti che sarebbero concessi entro i ventiquattro mesi. Un loro uso prolungato rischia appunto di creare una disfunzione a livello della lingua che non riesce a passare da una deglutizione infantile legata alla suzione del seno, ciuccio e del biberon ad una suzione adulta.

Nello sviluppo del linguaggio il ruolo dei genitori, con gli stimoli che può dare al proprio figlio, è fondamentale. Ma cosa è giusto fare o cosa sarebbe meglio evitare?

“Tra gli atteggiamenti corretti, rientra sicuramente l’assicurarsi che il proprio bambino abbia intenzionalità comunicativa, ovvero l’interesse a comunicare che dovrebbe giungere già a partire dal secondo mese di vita. Per intenderci, il bebè che guarda la mamma e vuole esprimersi con il pianto o con i mezzi in suo possesso. Altro aspetto che non deve mancare è il contatto oculare ossia il mantenere lo sguardo con l’adulto o il guardare l’oggetto al quale è interessato. Importante è anche il contatto faccia a faccia: il bambino, guardando il genitore in viso, lo imita, osserva e riproduce i suoni, la mimica facciale e i gesti imparando così a parlare. Ci deve anche essere l’attenzione congiunta, ossia la mamma e il bambino condividono lo stesso oggetto (atteggiamento che subentra verso il primo anno di vita) così come l’alternanza comunicativa: dare al bambino un tempo di attesa nel quale fargli capire che può rispondere e creare così un’alternanza utile per apprendere i tempi della comunicazione (parola e ascolto)”.

Così come ci sono dei suggerimenti da avere per agevolare lo sviluppo del linguaggio, ci sono anche degli atteggiamenti da evitare come la fretta. “Un genitore deve imparare a rispettare il tempo dei suoi figli continua Leo – Gli adulti parlano più velocemente perché oramai il linguaggio per loro è acquisito. Il bambino invece sta imparando e ha bisogno del suo tempo che deve essere tutelato e rispettato. Ci sono genitori che parlano senza ascoltare la risposta o che si rivolgono ai figli esattamente come fanno con un collega. Tutto questo sicuramente non favorisce lo sviluppo del linguaggio. Non bisognerebbe mai sostituirsi al bambino o anticiparlo e sarebbe meglio anche non tempestarlo di domande. Lasciamogli il suo spazio per esprimersi, senza dire se ha sbagliato a pronunciare una parola. Questo atteggiamento ci deve accompagnare sempre, anche ai quattro o cinque anni”.

L’intervento di un logopedista avviene spesso insieme a quello di altri esperti come, ad esempio, il dentista pediatrico: “Se ci si rende conto, ad esempio, che nostro figlio ha una respirazione prettamente orale, una lingua che spinge tra i denti o se lascia la bocca aperta, è molto probabile che siamo di fronte a dei segnali di disfunzione orale. Non dimentichiamoci che la lingua ha la capacità di spostare i denti e tutto l’asse di bilanciamento del corpo registrando ripercussioni anche sulla cervicale, la colonna vertebrale e la pianta del piede. Queste conseguenze si manifestano più avanti con l’età e, anche per prevenire questo tipo di problemi, occorre intervenire per tempo. Le terapie per correggere la disfunzione della lingua sono, inoltre, complesse poiché si tratta di esercizi che inducono a riposizionare questo muscolo nel posto corretto eliminando delle abitudini sbagliate per le quali ci vuole costanza e tempo”.

La collaborazione con altre discipline mediche nasce anche in caso di apnee notturne e russamento infantile, problematiche che potrebbero avere una ripercussione nel linguaggio. “Nelle apnee notturne il bambino non respira per alcuni secondi. Questo fenomeno è spesso associato alla ipertrofia adenotonsillare ossia che adenoidi e tonsille ostruiscono il passaggio dell’aria modificando il cavo orale e avendo così ripercussioni sulla lingua. Non potendo respirare correttamente dal naso il bambino tende ad avere sempre la bocca aperta e questo porta a sviluppare una lingua ipotonica. Gli atteggiamenti legati a questa problematica sono differenti. Si può avere la cosiddetta fame d’aria: il bambino si sveglia all’improvviso perché non riesce a respirare. Oppure è frequente l’ alito cattivo al risveglio e la secchezza della bocca. Ci può essere anche una correlazione con la pipì al letto o con il mal di testa al risveglio, si può bagnare il cuscino di saliva o sudare durante il sonno. In questo caso il logopedista ha bisogno della collaborazione dell’otorino laringoiatra che può intervenire in maniera opportuna o farmacologicamente o con l intervento chirurgico mentre il logopedista subentra per correggere l’aspetto linguale”.

Altro argomento dibattuto nello sviluppo del linguaggio è il bilinguismo dei bambini.

“Prima si pensava che il bilinguismo fosse sempre sinonimo di difficoltà nel linguaggio. In realtà non è sempre così ed è molto soggettivo. Ci sono tanti bambini bilingue che non hanno alcun problema. Se, ad esempio, nelle famiglie immigrate entrambi i genitori non parlano l’italiano, arrivano in Italia e inseriscono il proprio figlio nella scuola italiana mentre loro continuano a parlargli nella lingua madre, può succedere che, avendo avuto un’esposizione tardiva alla lingua italiana, il bambino possa avere delle difficoltà. Se però nelle famiglie emigrate i genitori parlano sia in italiano e sia nella lingua madre, i bambini possono benissimo avere uno sviluppo fluido. Non c’è quindi una regola universale”.

L’introduzione dello studio di una seconda lingua sin da piccoli rientra invece in un’altra valutazione.

“Non è controproducente ma occorre capire bene se il bambino sta acquisendo la lingua principale in maniera corretta o meno. Se ci sono dei disordini nell’apprendimento, a mio avviso, è meglio concentrarci su una sola lingua. Solo una ventina di anni fa si pensava di non esporre il bambino alla doppia lingua per non creare difficoltà nell’apprendimento. Ora si è introdotta questa necessità perche si è capito che i due ambiti non sono necessariamente correlati. Quando si pensa alle attività da far seguire ai propri figli, è fondamentale però ricordarsi che ci deve essere anche il tempo per la noia poiché da essa nasce la creatività”- conclude Leo.


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