Studenti e lockdown: grandi diseguaglianze nel mondo

Articolo di · 16 novembre 2020 ·

La chiusura delle scuole in un rapporto dell’Unicef

Il 2020 è un anno difficile, per tutti e dappertutto. Uno dei settori su cui il coronavirus ha infierito, con effetti che probabilmente avranno ricadute anche nei prossimi anni, è sicuramente quello dell’istruzione. Vale la pena di ricordarlo in occasione della Giornata internazionale degli studenti che, come ogni anno, ricorre il 17 novembre.

chiusura delle scuole

A metà novembre 2020, secondo i dati riportati dall’Unesco, la chiusura delle scuole riguardava 224 milioni di bambini e ragazzi in 23 Stati, vale a dire il 13% degli studenti mondiali. Nel periodo di lockdown generalizzato della scorsa primavera, le chiusure erano arrivate a coinvolgere 1,6 miliardi di studenti in 194 Paesi (fonte Unesco).

Ai primi di novembre la stessa Unesco, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura, ha pubblicato un rapporto intitolato Cosa abbiamo imparato? Sintesi delle risultanze di un sondaggio presso i ministri dell’educazione sulle risposte nazionali al Covid-19.

La prima cosa che emerge dal rapporto è la perdita di opportunità di apprendimento: in 108 Paesi mediamente le lezioni in presenza sono state sospese per un terzo dell’anno scolastico.
Durante le chiusure, la maggior parte degli Stati (86%) ha indicato che l’apprendimento degli studenti è stato seguito dagli insegnanti. Tuttavia solo il 3% dei Peasi ad alto reddito non ha effettutao tale monitoraggio, rispetto a ben un quarto di quelli a basso o medio reddito.

Alla riapertura delle scuole inoltre la maggior parte dei Paesi non ha implementato a livello di sistema una valutazione delle perdite di apprendimento, sebbene l’84% di essi, soprattutto fra quelli a basso reddito, abbia attivato programmi di recupero.

Durante le chiusure i governi si sono mossi verso sistemi di istruzione a distanza che vanno dalle piattaforme on-line, ai programmi di TV e radio, a pacchetti didattici da portare a casa. La didattica online è stata la soluzione adottata in tutti i Paesi ad alto reddito, ma solo in un quinto di quelli a basso reddito. L’89% dei Paesi ha dichiarato di aver introdotto almeno una misura per facilitare l’accesso ai dispositivi e alla connessione. Il 30% dei Paesi a basso reddito, tuttavia, non ha adottato alcuna misura in tal senso.

In tre quarti dei Paesi è stato richiesto agli insegnanti di continuare le lezioni durante le chiusure. Anche qui però le differenze sono molte: dal 90% dei Paesi ad alto reddito, al 60% di quelli a medio reddito, al 39% di quelli a basso reddito. Più della metà di quelli ad alto reddito hanno anche assunto nuovi insegnanti o si preparano a farlo. L’89% ha dichiarato di aver fornito supporto ai docenti sull’insegnamento a distanza. Stesse differenze sono state registrate riguardo alle politiche di supporto dei genitori.

Le strategie adottate alla riaperture e le relative tempistiche prevedono protocolli sanitari e misure di sanificazione che, molto spesso, richiedono risorse finanziarie che impatteranno sui bilanci dell’istruzione. Le misure includono distanziamento, lavaggio delle mani, rilevamento della temperatura. Meno di un quinto degli Stati ha implementato test Covid-19 all’interno delle scuole. Più di un quarto (la metà di quelli a basso reddito) ha segnalato l’impossibilità di garantire la sicurezza di studenti, docenti e personale scolastico).

Prima della seconda ondata della pandemia, a settembre 2020, il 73% dei Paesi aveva riaperto completamente o parzialmente le scuole. Gli Stati ad alto reddito sono stati più propensi ad aprire, utilizzando semmai sistemi ibridi in presenza e a distanza. Quelli a basso reddito, invece, più propensi a ritardare la riapertura per tornare direttamente alle lezioni in presenza.

Infine per quanto concerne le maggiori risorse necessarie per un’adeguata risposta al Covid-19, almeno i tre quarti dei Paesi a basso e medio reddito hanno risposto che il sostegno proviene da donatori esterni; all’opposto i tre quarti dei Paesi ad alto reddito che hanno stanziato maggiori risorse pubbliche per l’istruzione.

Complessivamentw  il sondaggio fotografa un generale tentativo di mitigare la perdita di istruzione, in un quadro però di grande diseguaglianza fra Paesi e all’interno dei Paesi stessi.

Consapevole delle grandi difficoltà vissute anche in Italia da tutti gli attori del mondo della scuola, la Mutua sanitaria Cesare Pozzo sostiene SFIDE – la scuola di tutti, l’evento organizzato in collaborazione con Fa’ la Cosa Giusta, la fiera del consumo critico e degli stili di vita sostenibili. La manifestazione, giunta alla sua terza edizione, quest’anno si svolge online con un programma di incontri che spazia dall’innovazione alle pratiche inclusive, dalla didattica alla formazione. SFIDE – la scuola di tutti mette la scuola al centro, quale strumento imprescindibile, per costruire “una società migliore”. Per questo l’evento intende essere momento di confronto e partecipazione, dando voce agli studenti, ma anche a insegnanti, dirigenti scolastici e famiglie.

CesarePozzo condivide questa impostazione e sostiene da sempre il diritto allo studio di soci e familiari che, dalle scuole elementari fino alla formazione post-laurea, possono contare su un concreto sostegno economico per una valida formazione scolastica.
Solitamente per la Mutua la consegna dei sussidi allo studio è occasione di incontro diretto con i soci, con eventi programmati su tutto il territorio nazionale. Quest’anno la pandemia ha, purtroppo, imposto regole diverse e, per garantire la sicurezza e la salute di soci e familiari, non si svolgono le consuete manifestazioni. I sussidi allo studio verranno erogati con accredito diretto su conto corrente bancario o postale. In sostituzione delle cerimonie in presenza, CesarePozzo sta però organizzando un evento a distanza.


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