Fare rete per ridurre lo spreco alimentare

Articolo di · 4 febbraio 2020 ·

Un terzo del cibo prodotto nel mondo non viene consumato ma gettato via. La Giornata contro gli sprechi alimentari, che si celebra il 5 febbraio, ha lo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica su questo argomento anche alla luce delle ultime ricerche svolte sul 2018: oltre 1,8 milioni di famiglie in Italia è in povertà assoluta (con un’incidenza pari al 7,0%), per un totale di 5 milioni di individui (incidenza pari all’8,4%).

Porre fine agli sprechi diventa quindi necessario. Tra le iniziative a sostegno di questo obiettivo rientra l’entrata in vigore della Legge 166/2016 che disciplina la donazione e la distribuzione di prodotti alimentari e farmaceutici ai fini della solidarietà sociale e della limitazione degli sprechi in risposta a due principi fondamentali garantiti dalla nostra Costituzione: sussidiarietà e solidarietà.

On. Maria Chiara Gadda

“Questa legge è il frutto di un intenso lavoro di ascolto e condivisione”–  dichiara l’On. Maria Chiara Gadda, promotrice della Legge 166 – “La norma è stata infatti condivisa da istituzioni, mondo dell’economia e terzo settore e ha innescato un virtuoso caso di economia circolare. Parliamo veramente di economia circolare – continua l’On. Gadda – nel momento in cui, assieme a un uso sostenibile delle risorse, viene messo al centro l’uomo che riceve prodotti buoni, sani e sicuri. Questa legge funzionerà se tutti noi assumiamo una responsabilità perché siamo tutti responsabili dello spreco alimentare”.

La legge ha risposto a un bisogno sociale, ossia il diritto al cibo, ed è stata creata cercando di rispondere concretamente alle reali necessità sia dei donatori, come le navi da crociera che devono strutturarsi per il recupero degli alimenti freschi o le imprese che producono alimenti, farmaci o prodotti per l’igiene della casa e sia per i donatari come il terzo settore, i volontari e gli enti pubblici come anche i canili per donazioni a fini animali.

A quattro anni dall’entrata in vigore della Legge, il recupero dei beni è aumentato del 25% e si è registrato un incremento anche dei punti di donazione. Necessario però è stato lo snellimento della burocrazia che non doveva più rallentare i processi ma piuttosto agevolarli.  La Legge 166/2016 ha voluto definire un quadro normativo chiaro ed estremamente semplificato rispetto al passato, in grado di coordinare disposizione civilistiche, fiscali e igienico-sanitarie.

Altro significativo limite nell’ attuazione della legge è legato alla cultura del singolo cittadino e alle sue abitudini domestiche. Al fine della riduzione dello spreco alimentare, fondamentale è agire sulla cultura quotidiana del singolo come capire la differenza tra beni prossimi alla scadenza e quelli “da consumarsi preferibilmente entro”, fare la spesa in maniera consapevole comprando ciò che realmente serve, congelare gli alimenti non utilizzati nell’immediato e conservarli adeguatamente.

“In questo circuito di recupero, fondamentali sono sia il fare rete sia il recupero delle relazioni nel momento in cui viene offerto il proprio aiuto – afferma l’Onorevole Gadda – Il “donare” va fatto con cura e rispetto: recuperiamo cose per recuperare persone”.

Per divulgare le potenzialità della legge che oggi ciascuno può applicare con grande semplicità è nato il progetto #iononsprecoperchè nel quale si possono trovare tutte le informazioni pratiche e di contenuto sulla normativa.

 


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