Quelli che non possono permettersi le medicine

Articolo di · 15 gennaio 2021 ·

Il rapporto 2020 di Banco Farmaceutico sulla povertà sanitaria: grandi disparità e rinuncia a cure e prvenzione

Nel 2020 434.000 persone povere non hanno potuto acquistare per ragioni economiche i medicinali di cui avevano bisogno. È ciò che emerge dall’VIII Rapporto Donare per curare – Povertà Sanitaria e Donazione Farmaci, edito da OPSan – Osservatorio sulla Povertà Sanitaria (organo di ricerca di Banco Farmaceutico). Il Banco Farmaceutico si occupa di raccogliere donazioni di farmaci da distribuire gratuitamente ai bisognosi attraverso una rete di realtà assistenziali.

Il rapporto analizza i dati provenienti dai 1.859 enti assistenziali convenzionati con Banco Farmaceutico, rete che secondo quanto dichiarato copre il 10% delle persone in povertà assoluta in Italia.povertà sanitaria

Secondo lo studio, i medicinali richiesti dagli enti assistenziali che si occupano di queste persone riguardano soprattutto farmaci per il tratto alimentare, il sistema nervoso, le malattie metaboliche, il sistema muscolo-scheletrico e l’apparato respiratorio. A questi si aggiungono presidi medici e integratori alimentari.

Nel 2019, a causa della diminuzione della povertà assoluta, si è registrato un calo degli indigenti che si sono rivolti agli enti assistenziali oggetto dello studio (434.000 rispetto ai più di 500.000 degli anni precedenti).  Tuttavia, a questo segnale positivo, OPSan affianca il dato sulle disparità: le persone povere hanno una capacità di spesa per le cure mediche (10,15 euro mensili) che è 1/5 di quella delle persone non povere (65 euro mensili). La spesa sanitaria mensile minima dei poveri (6,22 euro) si registra nei comuni intermedi del Centro (situati alla periferia delle città metropolitane e nei comuni con più di 50.000 abitanti), mentre quella massima (14,60 euro) nei comuni metropolitani del Nord.

Se si guardano le sole spese mensili per i medicinali il confronto tra persone povere e non povere è di 6,38 euro contro 28,18 euro. Il che significa che le persone in stato di indigenza impiegano il 63% del loro budget sanitario mensile per acquistare farmaci da banco e solo 3,77 euro alle altre cure, inclusa la prevenzione. Il divario con le persone non povere, quindi, sotto tale aspetto si accresce ulteriormente, dato che queste ultime destinano alle altre cure 36,82 euro, una cifra 10 volte superiore a quella spesa dagli indigenti.

L’emergenza sanitaria ha costretto gli enti assistenziali a ridurre i servizi agli indigenti, proprio quando il loro numero è tornato ad aumentare

In un quadro già difficile, si è inserita nel 2020 l’epidemia di coronavirus. La crisi economica ha aumentato il numero dei poveri in calo da un triennio, proprio nel momento in cui le restrizioni dovute all’emergenza sanitaria hanno imposto limiti agli enti assistenziali, riducendo i servizi per la parte più fragile della popolazione.

Il rapporto ha rilevato che nel 2020 il 40,6% degli enti assistenziali convenzionati con Banco Farmaceutico ha dovuto limitare la propria azione o sospendere qualche servizio per un periodo più o meno lungo. Il 5,9% degli enti ha chiuso e non ha ancora ripreso le attività.

Analizzando, inoltre, un campione dagli enti assistenziali più strutturati (ca. 900) che si prendono cura di più di 300.000 indigenti, OPSan ha registrato un calo di più 173.000 assistiti (il 55% del totale). Il calo è dovuto a persone che si sono rivolte agli enti ma ma li hanno trovati chiusi o con minori servizi, oppure a persone che hanno rinunciato alle cure per timore del coronavirus.

La stima conclusiva è che un povero su due “non abbia potuto curarsi attraverso gli enti che forniscono gratuitamente cure e medicine e sia rimasto ancor più deprivato della necessaria protezione sociale”.


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