Piccole e medie imprese: la trama fondante dell’Italia

Articolo di · 27 giugno 2021 ·

Il mercato attuale richiede apertura al confronto con modelli di gestione differenti e investimenti nella formazione. La crescita della cultura imprenditoriale risulta fondamentale per la tutela delle piccole e medie imprese che, in Italia, soddisfano la maggior parte dei bisogni delle famiglie.

 

Le piccole e medie imprese impiegano in Italia l’82% dei lavoratori (ben oltre la media Ue), contribuiscono alla produzione per il 57% del PIL, rappresentano il 92% delle imprese attive e soddisfano la maggior parte dei bisogni delle famiglie italiane oltre a portare alla luce la realtà di un settore strategico in grado di promuovere il lavoro dignitoso, la partecipazione ai mercati interni e internazionali, l’accesso al credito, le pratiche commerciali sostenibili e gli investimenti responsabili.
Questi dati rendono le piccole e medie imprese – per prassi abbreviate in PMI – un tratto saliente dell’economia italiana e riflettono tradizioni e imprenditorialità diffuse sul territorio, oltre a confermare che il sistema economico del nostro Paese si basa, soprattutto, sulla rete di questo tipo di realtà produttiva che ha fatto della qualità dei beni prodotti e dell’esportazione un vantaggio competitivo.
Istituita dall’Assemblea Generale dell’ONU con la risoluzione A/RES/71/279 del 6 aprile 2017, la Giornata delle piccole e medie imprese ha lo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica sul contributo delle micro, piccole e medie imprese in vista del raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030.
Per definizione, nelle micro, piccole e medie imprese rientrano tutte le realtà lavorative con meno di 250 dipendenti, con un fatturato inferiore a 50 milioni di euro e un totale di bilancio inferiore ai 43 milioni di euro. Considerando invece la situazione a livello internazionale, si constata una corrispondente incidenza economica: secondo i dati forniti dal Consiglio internazionale per le piccole imprese (ICSB), questo tipo di aziende costituisce oltre il 90% di tutte le imprese mondiali e sono fonte, in media, del 70% dei posti di lavoro e del 50% del PIL portando così in evidenza che lo sviluppo delle PMI costituisce una priorità assoluta per i governi di tutto il mondo poiché possono soddisfare numerose esigenze occupazionali e garantire la giustizia sociale. Nelle imprese, infatti, trovano impiego i lavoratori più fragili come donne, giovani e persone appartenenti a famiglie povere e talvolta, specie nelle aree rurali, costituiscono l’unica fonte di occupazione.

“Occorre investire nella crescita della cultura imprenditoriale perché renderebbe le piccole e medie imprese più forti nell’affrontare eventuali periodi di crisi – afferma Stefano Vergani, presidente di Aisom, Associazione nazionale delle imprese Soprattutto i piccoli imprenditori, quelli che vivono in zone periferiche, molto spesso sono poco istruiti. E’ possibile che qualcuno di loro abbia avuto un’intuizione o abbia ereditato l’azienda di famiglia ma, la criticità più evidente, molto spesso, rimane la loro scarsa predisposizione al confronto con modelli di gestione differenti dai loro o nel seguire corsi formativi di aggiornamento. Come Aisom, realtà che rappresenta soprattutto, ma non solo, realtà medio-piccole, stiamo cercando di trasmettere loro l’importanza della formazione e del confronto, di fare capire che le situazioni cambiano ed è necessario imparare ad affrontare il nuovo, che occorre attrezzarsi per gestire eventi imprevisti e ridurre il peso della loro incidenza e che bisogna comprendere che non è accettabile che un’intera azienda si fermi se a fermarsi è il titolare. Inoltre, di là del verificarsi di eventi critici importanti, queste realtà, sempre più, dovranno relazionarsi con committenti o clienti esteri che invece sono più abituati di loro a confrontarsi e anche per questo è necessario fare un passaggio di crescita”.

Tutelare le piccole e medie imprese quindi, risulta fondamentale proprio perché rappresentano la trama fondante dell’Italia. “Sono loro che assumono e che pagano le tasse – commenta Vergani –   Le imprese più grandi, spesso, delocalizzano il lavoro, portano le sedi legali all’estero, offrono meno posti di lavoro e investono in tecnologie avanzate, dato che si prevede farà perdere il 70 per cento della forza lavoro”.

In occasione del lockdown per il contenimento del Covid-19, le PMI hanno avvertito gravissime contrazioni degli affari come evidenziano i dati ISTAT rilevati durante la fase 1 (tra il 9 marzo e il 4 maggio):
– il 45,0% delle imprese con 3 e più addetti (458 mila, che assorbono il 27,5% degli addetti e realizzano il 18,0% del fatturato) ha sospeso l’attività;
– il 41% delle imprese ha dichiarato un calo di fatturato di oltre il 50%;
– il 51,5% delle imprese (che occupa il 37,8% dei lavoratori italiani) prevede una mancanza di liquidità per far fronte alle spese che si presenteranno fino alla fine del 2020;
– il 38,0% (con il 27,1% di occupati) segnala rischi operativi e di sostenibilità della propria attività e il 42,8% ha richiesto il sostegno per liquidità e credito disposto dai DL 18/2020 e DL 23/2020.

Le imprese socie mediamente hanno perso tra il 20 e il 70 per centro del loto fatturato – dichiara Vergani – La differenza della crisi produttiva vissuta risiede, in primis, nel tipo di bene prodotto. Le aziende che operano nei settori messi in ginocchio dalla pandemia hanno riportato evidenti cali di produttività, come ad esempio quelle che lavorano nel comparto turistico. Altre, che invece si occupano, ad esempio, di forniture di protezioni individuali, scanner o termorilevatori, hanno invece riportato un aumento del rendimento. Ne consegue che la pandemia, se per qualcuno ha rappresentato un momento di crisi, per altri è stata un’opportunità. Altra differenza rispetto alla crisi vissuta varia in base al mercato di riferimento di quell’azienda, se è italiano o estero. Le imprese che lavorano esclusivamente con il mercato italiano hanno registrato un calo della produttività superiore rispetto a quelle che lavorano con l’estero perché, come è evidente anche dai fatti di cronaca, sono diversi i modelli di gestione: le aziende che operano sul territorio italiano si sono dovute adattare ai vari DPCM come, ad esempio, i ristoranti o i centri sportivi che hanno dovuto chiudere. Molte aziende estere invece, pur avendo vissuto la pandemia, non hanno patito la stessa crisi che si è verificata in Italia proprio per le differenti politiche di gestione adottate”.

Risulta utile domandarsi cosa stia richiedendo il mercato in questo momento storico, dopo oltre un anno di crisi pandemica, per capire in maniera funzionale e lungimirante come affrontare questa e altre situazioni di crisi e come trasformare eventi di questa portata in opportunità.

“Il mercato attuale, con la pandemia, sta facendo capire che non è più sufficiente essere dotati di forza fisica e di impegno per far cresce la propria azienda ma occorre cominciare a pensare a scenari in continuo cambiamento, soggetti a tensione interne ma soprattutto esterne – aggiunge il presidente Aisom – Un imprenditore deve costantemente evolvere, soprattutto dal punto di vista degli scenari di business. Il che non significa solo investire in nuovi impianti e nuove tecnologie ma, sapere trarre dei frutti dagli investimenti fatti. E’ fondamentale capire quali siano i punti di forza della propria azienda e quali quelli di debolezza e occorre inoltre operare per la crescita di tutti i componenti della propria realtà aziendale”.

La crisi in atto sembrerebbe aver creato un processo di selezione naturale: diverse aziende sono riuscite a reinventarsi, convertire il proprio business capendo su quale fetta di mercato disponibile investire per sopravvivere a questo tsunami chiamato Covid-19.

“A mio avviso è sempre esistita una selezione naturale per le aziende, al di là della crisi pandemia in corso – commenta Vergani – Credo che soprattutto in questo momento di crisi sia molto importante l’associazionismo poiché, nel fare rete si consumano meno energie e, grazie alla condivisione, si acquisisce una presenza migliore sul mercato.


    Lascia un commento