Donne e famiglie: ecco i nuovi poveri

Articolo di · 19 gennaio 2021 ·

Le situazioni di difficoltà generate dalla pandemia Covid-19 sono presenti in tutta Italia con un focus maggiore nel Mezzogiorno. Realtà critiche di bisogno alimentare si rilevano anche nel Lazio (10%) e nella Lombardia (9%).

 

Donna, italiana, con due figli e un’età media intorno ai 40 anni. E’ l’identikit del nuovo volto della povertà, disegnato dalla pandemia Covid-19.

Diversi gli studi condotti in merito alla crisi socio-economica generata dalla pandemia come quello presentato dalla Caritas italianaGli anticorpi della solidarietà” dal quale si evince che la percentuale di “nuovi poveri” accolti dalla rete delle Caritas diocesane, è passata dal 31% nei mesi maggio – settembre 2019, al 45% dello stesso periodo del 2020. Nel 2020, quindi, su 44.858 persone accolte da circa 680 centri di ascolto (da maggio a settembre), circa ventimila si sono affacciati per la prima volta in cerca di aiuto.

Il numero delle donne che hanno chiesto assistenza da maggio a settembre, subito dopo il lockdown, è stato il 54,4% contro il 50,5% del 2019. Il numero dei giovani tra 18 e 34 anni è passato, invece, dal 20% al 22,7% portando così gli italiani ad essere oggi il 52% dei poveri, contro il 47,9% del 2019 e superando gli stranieri. Per quanto riguarda invece il numero di famiglie impoverite con parenti a carico, come i genitori anziani infermi, è passato dal 52,3% del 2019 al 58,3% di questi ultimi mesi.

La perdita del lavoro è tra i principali motivi di caduta del reddito.

Piccoli commercianti e lavoratori autonomi sono le categorie che per la maggiore hanno richiesto aiuto alla Caritas che si è attivata con sostegni economici specifici come fondi dedicati utili a sostenere le spese più urgenti (affitto degli immobili, rate del mutuo, utenze, acquisti utili alla ripartenza dell’attività) attivati in 136 diocesi.

L’analisi della Caritas si è rivolta anche al funzionamento delle misure emergenziali disposte dal governo, in particolare di quelle volte a sostenere i redditi di famiglie e lavoratori, con lo scopo, tra gli altri, di individuare i difetti e le criticità da evitare in futuro: il Rem, reddito di emergenza, è risultato la misura più richiesta (26,3%), ma con un tasso di accettazione delle domande più basso (30,2%) rispetto alla indennità per lavoratori domestici (61,9%), al bonus per i lavoratori stagionali (58,3%) e al bonus per i lavoratori flessibili (53,8%) a causa della difficoltà nell’inoltrare la richiesta.

Dal rapporto Caritas si evince, inoltre, che molte famiglie hanno potuto evitare il tracollo grazie ai 196mila pasti delle mense, ai fondi diocesani che hanno aiutato 92mila nuclei singoli, ai 418mila cui sono stati consegnati mascherine e kit igienizzanti distribuiti da 62mila volontari.

 

Quella che si sta affrontando è stata dichiarata dagli economisti, una crisi senza precedenti per straordinarietà ed imprevedibilità della causa, per estensione e per rapidità dell’aggravamento: nessun paese al mondo può essere dichiarato salvo e nessuna malattia precedente è diventata una minaccia globale di tali dimensioni e con così rapidità come il Covid-19.

A livello globale, il recente rapporto Rapporto Oxfam, Dignità e non miseria, evidenza una diminuzione del PIL a due cifre e una contrazione di consumi e redditi da lavoro tali da ridurre in povertà tra il 6% e l’8% della popolazione mondiale, pari a mezzo miliardo di persone. Banca Mondiale ha invece dovuto rivedere i dati che aveva preannunciato rispetto alla povertà. La previsione era di 49 milioni di persone cadute in povertà estrema nel 2020. I dati reali dichiarati per via dell’emergenza sanitaria, sono tra gli 88 e i 115 milioni di nuovi poveri mentre le persone costrette a vivere con meno di 1,90 dollari al giorno, 700 dollari l’anno, potrebbero raggiungere i 150 milioni entro la fine del 2021 e, tra le categorie più vulnerabili, rientrano le persone senza lavoro, con scarsa istruzione, bambini e ragazzi.

Per quanto riguarda l’Italia, uno studio dell’Unione generale del lavoro (Ugl) avrebbe stimato un’incidenza della povertà relativa addirittura del 23%, corrispondente a 13,8 milioni di persone, contro gli 8,8 milioni (14,7% sulla popolazione) dell’ultima rilevazione ISTAT , relativa alla situazione pre-pandemia. I cittadini sotto la soglia della povertà assoluta, risulterebbero più che raddoppiati e pari a 9,8 milioni a fronte dei 4,6 milioni calcolati sempre dall’ISTAT con riferimento ai dati 2019.

Arriva anche il dato sulla povertà alimentare presentato da una ricerca della Coldiretti: oltre un milione i nuovi poveri che nel 2020 hanno avuto bisogno di aiuto anche per mangiare (dato stimato sulla base delle persone che da allora hanno beneficiato di aiuti alimentari con i fondi Fead distribuiti da associazioni caritatevoli). Fra i nuovi poveri nel 2020, come è stato riportato dalla Coldiretti, ci sono coloro che hanno perso il lavoro, piccoli commercianti o artigiani che hanno dovuto chiudere, le persone impiegate nel sommerso che non godono di particolari sussidi o aiuti pubblici e non hanno risparmi accantonati, come pure molti lavoratori a tempo determinato o con attività saltuarie.

Le situazioni di difficoltà sono protagoniste in tutta l’Italia ma le maggiori criticità, come si evince dal rapporto Coldiretti, si registrano nel Mezzogiorno con il 20% degli indigenti presenti in Campania, il 14% in Calabria e l’11% in Sicilia. Situazione diffuse di bisogno alimentare si rileva anche nel Lazio (10%) e nella Lombardia (9%), regione più duramente colpita dall’emergenza sanitaria secondo gli ultimi dati Fead.

Ottimi risultati sono stati raggiunti dall’iniziativa la “spesa sospesa” operativa in tutta Italia che ha visto donare dagli agricoltori di Campagna Amica ai più bisognosi, un milione di chili in frutta, verdura, formaggi, salumi, pasta, conserve di pomodoro, farina, vino e olio 100% italiani, di alta qualità e a chilometri zero.


    Lascia un commento