Mutua e cooperazione sociale

Articolo di · 10 settembre 2019 ·

La comunanza di valori che rafforza la tutela dei lavoratori.

Le cooperative sociali sono un particolare tipo di impresa sociale. Esse sono disciplinate da varie norme, secondo la seguente gerarchia delle fonti: Legge n. 381/91, disciplina delle cooperative a mutualità prevalente e la disciplina comune delle cooperative (perlopiù contenute nel codice civile), decreto legislativo sull’impresa sociale (e successive modifiche), Codice del Terzo settore (e successive modifiche).

Le cooperative sociali si qualificano come particolari forme di società cooperative che hanno come scopo il perseguimento dell’interesse generale della comunità alla promozione umana e all’integrazione sociale dei cittadini. Tale scopo è raggiunto attraverso la gestione di servizi socio-sanitari ed educativi (cooperative sociali di tipo A) e attraverso lo svolgimento di attività diverse –  agricole,  industriali, commerciali o di servizi – finalizzate all’inserimento lavorativo  di persone svantaggiate (cooperative sociali di tipo B).

Le mutue sanitarie, per i valori e le loro caratteristiche intrinseche di solidarietà e mutuo soccorso, sono particolarmente vicine al mondo della cooperazione. Tale comunanza ha permesso, anche grazie alle storiche relazioni tra società di mutuo soccorso e cooperative, di instaurare una speciale relazione con il mondo della cooperazione sociale. Alla luce di questo solido legame, nello specifico, la Mutua sanitaria Cesare Pozzo ha creato dei fondi sanitari integrativi studiati appositamente per rispondere al meglio ai bisogni della cooperazione sociale.

Il contratto della cooperazione sociale prevede infatti che le cooperative sociali provvedano alla sanità integrativa dei loro dipendenti con un contributo a carico dell’azienda di 60 euro all’anno per ogni lavoratore. Tale obbligo è stato riconfermato nell’ art. 87 del CCNL, unitamente alla definizione delle Linee Guida per delineare le caratteristiche generali delle prestazioni sanitarie e dei servizi di assistenza minimi da garantire. Il citato articolo 87 prevede, con decorrenza 1 maggio 2013, l’iscrizione al fondo di assistenza sanitaria integrativa per tutti gli addetti assunti a tempo indeterminato, fatte salve le forme di assistenza sanitaria integrativa aziendali o territoriali in essere con prestazioni comunque non inferiori a quelle previste dal fondo sanitario integrativo individuato dalle parti sociali.

In risposta all’obbligatorietà della normativa, CesarePozzo al fondo sanitario appositamente studiato per le cooperative sociali, ha affiancato un fondo che prevede un contributo di 5 Euro al mese per lavoratore, riservato alle cooperative sociali che intendano recuperare eventuali periodi pregressi scoperti.

Per i lavoratori delle cooperazione sociale che vogliano tutelarsi con protezioni sanitarie ancora più ampie, CesarePozzo ha pensato un’ulteriore forma di assistenza che prevede una quota a carico del lavoratore di 5 euro mensili, deducibili fiscalmente, che si aggiungono al contributo versato dalla cooperativa. È anche prevista la possibilità di estendere le tutele ai familiari.

I numeri degli accordi stipulati testimoniamo il successo di questo rapporto: più di 500 le cooperative sociali hanno attivato un accordo mutualistico con CesarePozzo, per un totale di assistiti di circa 40.000 soci a cui si aggiungono 3.000 familiari.

Oltre ai fondi studiati per la cooperazione sociale, CesarePozzo ha anche sviluppato virtuose sinergie come quelle in essere nei poliambulatori presenti in varie regioni italiane gestiti da cooperative sociali e imprese cooperative a cui possono accedere, usufruendo di particolari vantaggi, tutti i soci CesarePozzo.

L’importante ruolo delle mutue è stato riconosciuto dall’intero mondo cooperativo come si evince dal documento del 40° Congresso di Legacoop tenutosi lo scorso aprile: “Le società di mutuo soccorso sono un modello secolare e tuttavia moderno di autorganizzazione aperto alla società, basato sull’ascolto dei bisogni e sulla partecipazione solidale, capace, attraverso la sussidiarietà economica di contribuire a rendere sostenibile l’accesso a prestazioni di assistenza complementare al servizio pubblico in una logica di prossimità”.

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