271 milioni di migranti, il 3,5% della popolazione mondiale

Articolo di · 17 dicembre 2020 ·

In Italia in diminuzione da 5 anni numero netto e tasso netto di migranti. Entrano più rimesse di quelle che escono

Il tema, quello dei migranti, è uno di quelli molti dibattuti e in grado di influenzare l’agenda politica di partiti e governi.

Troppo spesso però il dibattito mediatico, politico e nell’opinione pubblica viene condotto sulla base di impressioni e informazioni limitate che poco hanno a che fare con la portata planetaria del fenomeno.

In occasione della Giornata internazionale di migranti, quindi, può essere utile riportare crudi dati, solo a partire dai quali è successivamente possibile elaborare letture del fenomeno, analisi e strategie di intervento.

La Giornata internazionale dei migranti è una celebrazione ufficiale delle Nazioni Unite che, a partire dal 2000, ricorre il 18 dicembre di ogni anno. La data non è casuale, il 18 dicembre 1990 infatti le Nazioni Unite adottarono una risoluzione sulla Convenzione internazionale sulla protezione dei diritti dei lavoratori migranti e dei membri delle loro famiglie, trattato internazionale entrato in vigore nel 2003 dopo il raggiungimento della soglia di ratifica da parte di almeno 20 Stati.  Ad oggi il trattato è stato firmato da 39 Stati e ratificato da 55 Stati, quasi tutti Paesi di origine dei flussi migratori. Nessun Paese di destinazione dei migranti in Europa occidentale, Nord America e in altre parti del mondo (ad esempio Australia, India, Sudafrica, Sati arabi del Golfo Persico) ha ancora ratificato la convenzione.

Giornata internazionale dei migranti

Migranti nel 2019 (fonte Migration Data Portal)

Se il corposo rapporto 2020 dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni è un approfondito lavoro, necessario a qualsiasi analisi, la stesso IOM in occasione della Giornata internazionale dei migranti propone anche un festival cinematografico, on-line e gratuito, il Global migration film festival, per approfondire sotto una diversa prospettiva, provare a leggere il fenomeno con gli occhi dell’altro.

C’è però un sito che propone, in maniera quasi immediata, una bussola per orientarsi e comprendere entità e flussi delle migrazioni. Il Migration Data Portal è, nello specifico, un portale sulle migrazioni che fornisce dati geolocalizzati su mappe navigabili, costruito su un set di dati organizzati dall’IOM e provenienti da varie fonti internazionali (UN DESA, Banca mondiale, OCSE, UNHCR, ecc).

Le informazioni fornite sono moltissime e vanno dai numeri di migranti ai flussi, dall’integrazione alle rimesse, dalle politiche sui migranti all’opinione pubblica. Sia a livello globale che a livello di singolo Paese, di origine, di transito o di destinazione. Molti dati sono aggiornati al 2019 mentre altri risalgono a qualche anno prima.

A livello globale i migranti sono passati da 153 milioni nel 1990 (il 2,7% della popolazione mondiale) a 271,6 milioni nel 2019 (il 3,5% della popolazione mondiale). L’anno scorso il 47,9% dei migranti era formato da donne e il 13,9% da minori di 19 anni. Quanto ai rifugiati, essi sono passati da 1,6 milioni nel 1961 a 20,4 milioni nel 2019.

I Paesi con un maggior numero di migranti internazionali (in termini assoluti) sono al momento Stati Uniti (50,7 milioni), Germania (13,1 milioni), Arabia saudita (13,1 milioni), Russia (11,6 milioni) e Gran Bretagna (9,6 milioni).

L’Italia è a quota 6,3 milioni, il 10,4% della popolazione (nel 1990 i migranti erano 1,4 milioni, il 2,5% della popolazione). Romania, Albania e Marocco sono gli Stati più rappresentanti fra i migranti presenti nel nostro Paese.

Oltre ai numeri assoluti sono interessanti quelli relativi dei flussi. Analizzando quelli italiani, si scopre che sia il numero netto di migranti (immigrati meno emigrati) rispetto ai cinque anni precedenti, sia il tasso netto di migrazione sono in costante calo dal 2015. Il primo essendo passato da 1,6 milioni a 744,6 mila e il secondo da 5,5% a 2,5%.

Il trend dei rifugiati nel nostro Paese è invece in costante crescita dal 2005 (20,7 mila) al 2019 (354,7 mila).

Per l’Italia si può citare anche un altro dato, forse poco noto e cioè il fatto che il nostro Paese ha inviato all’estero 9,9 milioni di rimesse (in dollari USA), ma ne ha ricevute dall’estero per 10,4 milioni (in dollari USA). Siamo quindi uno Stato con un saldo netto positivo di rimesse. Tale saldo ha iniziato a essere positivo nel 2016.

Infine, un portale da consultare è anche il Global Data Hub on Human Trafficking che si concentra sui dati sulle vittime della tratta di esseri umani, dati in parte presenti anche sul Migration Data Portal, con le relative cause (sfruttamento sessuale o di lavoro), età e genere delle vittime, i corridoi del traffico, Paesi di origine e destinazione.

I dati sono raccolti a partire dal 2002 da IOM e varie organizzazioni non governative e riguardano circa 91.000 vittime identificate di traffico, forniti dalle stesse organizzazioni che contribuiscono al progetto (quindi non necessariamente rappresentative di un quadro generale).

L’Italia è Paese di destinazione del traffico (687 vittime). Le vittime della tratta sono per lo più donne (il 93% dei casi) sfruttate per motivi sessuali (il 74% dei casi), provenienti soprattutto da Romania, Ucraina e Albania.


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