Mani, bianche e nere, che curano i bambini

Articolo di · 18 maggio 2020 ·

In Africa, un progetto italiano di supporto terapeutico e formativo gratuito per la cura dei bimbi disabili.

“Same Hands”: stesse mani, bianche o nere, grandi o piccole che siano. Ma anche “Same”, il paese della Tanzania nord-occidentale in cui nasce tutto.

Un progetto che si anima di passione e professionalità per offrire sostegno terapeutico nel centro “Mama Kevina Hope Center” a Same, nel quale sono accolti bimbi disabili e orfani sia in formula residenziale e sia diurna con lo scopo di fornire cure multidisciplinari.

Un’idea nata dal cuore e dall’intraprendenza dell’osteopata Federico Tieghi che nel 2011 entra in contatto con il centro per innamorarsene. “Ho saputo di questo luogo tramite un amico e ho voluto visitarlo perché c’era bisogno

Federico Tieghi – Osteopata e responsabile del progetto Same Hands

di figure come la mia – afferma Federico Tieghi – Sono stato lì un mese e mezzo e ho percepito le potenzialità del posto. Ho iniziato a reclutare volontari e così, nel tempo, è nata Same Hands, il cui scopo è offrire sostegno terapeutico gratuito a bimbi disabili del centro “Mama Kevina Hope Center.”

Il centro è un luogo virtuoso che ospita ventitre bambini con lievi handicap e un centinaio di bimbi con patologie più gravi che, a turni calendarizzati, vi accedono in regime “ambulatoriale”. L’età media dei piccoli pazienti è di cinque anni, anche se il range è 0 – 20 anni, affetti da differenti patologie ed in particolare da paralisi cerebrali infantili ma anche ritardi dello sviluppo e patologie ortopediche.

“La differenza tra operare in Italia e farlo in Tanzania – continua Federico Tieghi – è che in Italia esiste un sistema sanitario nazionale che aiuta le famiglie con figli disabili. In Tanzania questo non c’è e Mama Kevina Hope Center si auspica di avere questa finalità: aiutare le famiglie che necessitano di supporto. Tra i nostri obiettivi, oltre alla collaborazione con gli operatori del posto, c’è anche la promozione dell’autonomia del personale locale e degli utenti del centro, sia bimbi e sia mamme.

Cooperazione, ad esempio, messa in atto durante le così dette Therapeutic weeks, settimane di cure della durata di quindici giorni, durante le quali un’equipe medica è al lavoro per tutelare la salute dei bambini in collaborazione con il personale locale. I fisioterapisti valutano e trattano i bambini disabili assieme agli operatori del posto e insegnano alle madri, al fine di renderle autonome, semplici esercizi che possono essere riprodotti quotidianamente a casa nei mesi successivi (compatibilmente con gli strumenti a disposizione); gli osteopati lavorano per migliorare i requisiti fisici dei bambini per potenziare l’effetto delle terapie in corso; i logopedisti elaborano strategie per incoraggiare la comunicazione non verbale e ne sperimentano l’apprendimento di madre e figlio; il dentista insegna norme di prevenzione, oltre ad operare sul campo; i terapisti occupazionali adattano gli ausili a disposizione e li collaudano assieme a mamma e bambino e i medici visitano i bimbi prescrivendo, nel caso, terapie specifiche per le patologie maggiormente riscontrate in quella zona.

Il progetto Same Hands negli anni è cresciuto.

Dopo la prima visita al centro Mama Kevina nel 2011, Federico Tieghi negli anni successivi fa più volte ritorno e, nel 2014, si pone l’obiettivo di coinvolgere anche altre figure professionali: partono per Same la fisioterapista e osteopata Maura Calò (che diventerà poi uno dei pilastri del progetto) e una terapista occupazionale e osteopata. Tra il 2016 e il 2018, l’Istituto di Osteopatia “SOMA” di Milano dona al centro Mama Kevina lettini e ausili ortopedici, cancelleria e denaro a favore del progetto per migliorare la qualità del lavoro oltre a promuovere l’iniziativa agli studenti degli ultimi anni di corso, tanto da creare team di volontari che negli anni diventano sempre più numerosi tanto che, dai quattro volontari del 2016, nel 2018 partono ben sei spedizioni in mesi differenti per dare supporto e continuità sul posto. Al progetto si aggiunge la collaborazione di Laura Granata, il terzo pilastro che migliora ulteriormente il lavoro “dietro le quinte” e, sempre nel 2018 il progetto prende appunto il nome di “Same Hands” arricchendosi anche di figure sanitarie come un dentista e una logopedista. Nel 2019, Same Hands si affilia alla Fondazione COME Collaboration, allargando ulteriormente i propri confini.

Ogni anno partono sempre nuove missioni della durata di circa tre settimane: un team leader che conosce il luogo, un fisioterapista, un osteopata e due studenti al quarto o quinto anno di laurea in osteopatia.

Il progetto però deve ancora crescere e incrementare le competenze affinché possa essere un polo riabilitativo di riferimento anche per gli adulti.

“Tra gli obiettivi futuri – continua Tieghi – c’è la volontà di riprodurre le stesse dinamiche di supporto formativo e terapeutico gratuito in altre sedi (non necessariamente in Africa) e anche destinate ad adolescenti e adulti. Ci stiamo impegnando nella raccolta fondi per costruire una struttura, adiacente a quelle del centro Mama Kevina, che sia sufficientemente spaziosa da consentirci di lavorare su vasca scala. Con grande contentezza posso dire che ci stiamo potenziando in ambito medico: sono di recente partite missioni con dentisti e si è anche aperto uno studio odontoiatrico sempre a Same, grazie a Carlo Piana, medico dentista già impegnato in altre missioni in Kenya. Nel 2021 partiranno aiuti generici, senza specifiche competenze sanitarie per offrire supporto a 360 gradi”.

Chi volesse partire come volontario, sostenere il progetto economicamente o con proposte, può scrivere a federico.tieghi@gmail.com.


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