Le retribuzioni dei macchinisti e la “questione morale”

Articolo di · 29 maggio 2021 ·

Cesare Pozzo, lo storico presidente della Mutua, sfidò l’impopolarità denunciando le frodi per ottenere i premi di produttività: come, altrimenti, i macchinisti onesti avrebbero potuto avanzare credibili rivendicazioni per migliori e più sicure condizioni di lavoro?

Uomo di grande dirittura morale, Cesare Pozzo  (1853-1898), presidente della Società di mutuo soccorso fra macchinisti e fuochisti delle ferrovie italiane (l’odierna Mutua sanitaria Cesare Pozzo), nella più che ventennale attività per il miglioramento delle condizioni di lavoro e di vita dei macchinisti e di tutti i ferrovieri, non teme di rendersi impopolare fra gli stessi colleghi, in nome dell’onestà e della sicurezza sul lavoro.

La vicenda è quella della lotta contro ruberie e truffe, diffuse all’epoca fra il personale di macchina delle ferrovie, per incrementare lo stipendio. Necessaria premessa a questa storia, è la spiegazione della retribuzione di macchinisti e fuochisti nell’Ottocento. In una situazione di relativa indipendenza lavorativa e assenza di controllo, nelle ferrovie una cospicua parte dello stipendio è all’epoca rappresentato da premi, le cosiddette competenze accessorie, miranti ad aumentare la produttività del lavoratore, funzione simile a quella del cottimo per l’operaio di fabbrica – multe e punizioni, usate come sistema di controllo e coercizione del lavoratore, sono invece comuni a entrambe le realtà lavorative.

Il sistema di retribuzione dei macchinisti ferroviari nell’Ottocento

Per il personale di macchina, sono previsti vari tipi di incentivi quali i premi di economia – su combustibili e materie grasse -, per la regolarità della marcia e il recupero dei ritardi, per i chilometri percorsi o i pernottamenti fuori sede. Questi premi rappresentano una parte cospicua e imprescindibile della retribuzione, arrivando anche al 50% della stessa.macchinisti ferroviari

Un sistema che evidentemente si presta  ad abusi e arbitrii. Difficile, ad esempio, risparmiare carbone per la caldaia, olii per la lubrificazione degli ingranaggi e petrolio per i fanali, quando il macchinista debba condurre una locomotiva poco efficiente. Difficile risparmiare con carbone scadente, difficile mantenere i tempi di percorrenza quando costretti, pena multe, ad accettare sovraccarichi sul peso trainabile. Oppure all’opposto, facile rispettare gli orari su certe linee piuttosto che altre.

Alcuni macchinisti, di contro, ricorrono a mezzi fraudolenti, conseguendo il doppio vantaggio personale di aggiudicarsi maggiori competenze accessorie e mettersi in bella luce con i superiori per aumenti e promozioni. In virtù di questi buoni e diffusi, ma fittizi risultati, dando adito, inoltre, alle amministrazioni ferroviarie di diminuire i premi e aumentare le tabelle delle prestazioni delle locomotive.

I metodi sono i più vari: approvvigionamento di combustibile e materie grasse in assenza di controlli – praticamente un furto –  o corrompendo gli addetti, scambio delle materie economizzate fra locomotive di turni differenti. Se si viaggia con materiale aggiuntivo non registrato è gioco facile far figurare risparmi.

La truffa più grave però, perché attenta alla sicurezza e alla vita stessa di chi viaggia sul treno, macchinista incluso, è il blocco delle valvole di sicurezza. Questi dispositivi posti sulle locomotive a vapore entravano in azione in caso di eccessivo aumento di pressione, evitando lo scoppio della caldaia. Inchiodando le valvole, si può spingere, con grande rischio, la locomotiva a velocità maggiori e trainare carichi più pesanti.

La battaglia di Cesare Pozzo contro i comportamenti fraudolenti

Cesare Pozzo, allora presidente della Società di mutuo soccorso fra macchinisti e fuochisti, affronta il tema – “la questione morale” – con grande passione all’assemblea di Roma di aprile 1888: “Amici: io so che un oratore che cerchi l’applauso, deve mentire; innalzate un inno all’uditorio, esso vi applaudirà. Ma io non voglio, non cerco l’applauso, ma vi dico francamente che la rovina nostra proviene in parte da noi stessi […] Noi imprechiamo ai superiori, ma in verità siamo noi che li abbiamo tratti in inganno”.

Macchinisti ferroviari retribuzione OttocentoIl ragionamento è quanto mai semplice e lineare: di fronte al peggioramento delle condizioni del personale di macchina e alle riduzioni dei premi, come possono i macchinisti presentare rivendicazioni credibili se nel loro seno vi è chi consegue i risultati in maniera disonesta? Come chiedere la riparazione o la sostituzione della locomotiva o lamentare un sovraccarico, se guidando con le valvole inchiodate un altro riesce a espletare un ottimo servizio? Come chiedere un aumento dei premi se altri con sotterfugi riescono a economizzare?

Bisogna, scrive nell’opuscolo Un po’ di luce (1888) proseguendo la polemica, smettere di ingannare “impunemente i superiori, disonorando l’intera Classe”. Solo in quel modo si possono dimostrare alle Amministrazioni ferroviarie le vere condizioni del personale di macchina per indurle a “riparare alle anormalità che andiamo lamentando”.

Cesare Pozzo sa di sfidare l’impopolarità fra i soci della Mutua e tutti i colleghi, ma per lui “la Presidenza è missione non mestiere e, questa missione noi la compiamo disinteressatamente, senza obiettivi nascosti e la svolgiamo senza fermarci mai a considerare se otterremo biasimo o lode, danno o vantaggio, essendo solo ed unico obbiettivo il nostro, il bene di tutti”.

All’assemblea del 1888 riesce a far passare a lieve maggioranza un ordine del giorno, da inoltrare anche al quotidiano Il Secolo, con cui si delibera la formazione di un Comitato di vigilanza in ogni deposito che additi i disonesti al Commissario Regio e alle Amministrazioni ferroviarie. L’assemblea è spaccata, sia per le temute conseguenze verso alcuni colleghi, sia sull’opportunità di pubblicare la notizia. Su questo secondo punto, Cesare Pozzo ha buon gioco ricordando che le deliberazioni dell’assemblea non sono segrete, che “i suoi membri sono contornati dalla Pubblica Sicurezza”. Lui stesso è stato seguito “alla Camera. Dall’abitazione Maffi a quella di Paccetti, all’albergo, e così gli amici in sua compagnia”. Governo e Amministrazioni ferroviarie lo verranno comunque a sapere , “cogliendo alla sprovvista i compagni potrebbero fare un maggior numero di vittime”. Tanto vale quindi informare tramite stampa anche i macchinisti “i quali, se vogliono sfuggire al pericolo sanno come fare”. Vale a dire comportarsi onestamente.

Cesare Pozzo non è persona da arretrare, i toni sono dichiaratamente da crociata e non scevri da un ceto orgoglio di classe: “Guerra, guerra sempre, guerra implacata contro la maffia [sic] rovinosa ai buoni, agli onesti. È la crociata del bene contro il male; ingrossate le fila e vinceremo. Ma non fermiamoci qui; apriamo la guerra all’intemperanza e al vizio, per costituire la lega degli onesti, che superbi della loro dignità, fortemente vogliono prepararsi a corrispondere agli intendimenti civili dei tempi”. Le critiche che gli piovono addosso sono parimenti dure; ha “commesso un’azione da coltello” arrivano a dirgli.

La lettera a Crispi e la proposta di innovazioni tecniche

macchinisti ferroviari OttocentoCesare Pozzo non demorde e nel gennaio 1889 scrive addirittura al ministro dell’interno che non è uno qualsiasi, trattandosi di Francesco Crispi stesso, il presidente del consiglio: “siccome la mia non breve esperienza e le condizioni, non solamente pratiche, del mio mestiere, mi hanno fatto apparire incomplete le disposizioni contenute nell’Art. 27 della Legge di Pubblica Sicurezza”. Propone una modifica tecnica alle valvole di sicurezza Ramsbottom, le più moderne in uso, per scongiurare “qualsiasi alterazione e di conseguenza gli scoppi delle caldaje accagionati dal lamentato abuso”, e di applicare le valvole Ramsbottom su tutte le locomotive.

Recapitata la missiva al Ministro tramite il deputato Antonio Maffi, presidente onorario della Società di mutuo soccorso fra macchinisti e fuochisti, Cesare Pozzo ne riceve promessa di attenzione. Nel 1895, tuttavia, non essendo ancora inserito nulla a riguardo nella legge di pubblica sicurezza, ripresenta la memoria: “Il Governo, però, com’è suo costume, non si curò di noi”.

La critica al sistema di retribuzione dei macchinisti basato sui premi

Continuano anche, senza risultati, le critiche di Cesare Pozzo, della “Macchinisti e Fuochisti”, della Lega Ferrovieri Italiani – il primo sindacato dei ferrovieri – al sistema dei premi. Per gli abusi, gli arbitrii, le circostanze esterne al lavoro (condizione delle macchini, casualità, tempo atmosferico, ecc.) e, non ultimi, i comportamenti fraudolenti che induce. Ancora dopo sette anni dall’assemblea di Roma, in una relazione della Mutua sul sistema dei premi indirizzata alle Direzioni delle compagnie ferroviarie, Cesare Pozzo chiede di “introdurre una riforma, la quale assicuri ad ogni famiglia di macchinisti e di fuochisti, un salario fisso, possibilmente equo e corrispondente alle fatiche, alla responsabilità, ai pericoli contro ai quali corrono incontro ogni giorno, ogni ora, ogni minuto, provvedendo così a far cessare le immoralità scandalose e le ingiustizie che siamo stati costretti a denunciare”.

Non solo la richiesta non viene accolta, ma nel 1897 non vengono neanche punti macchinisti denunciati per frodi da un collega, il che “ha fatto nascere in molti conduttori il fiero sospetto che esse si valgano anche di questi mezzi pur di mantenere la discordia tra il personale di macchina, allo scopo di impedire che la floridezza e la potenza della Società nostra, divengano tali, da poter lottare con profitto  contro le Compagnie, ottenendo le riforme chieste da tanti anni”. Il più classico dei divide et impera.

2 Commenti

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    Alfonso Floreani

    Se la questione morale tormentava il fondatore del nostro sodalizio nel lontano 1889, cosa pensare dell’attuale momento storico che sta interessando in modo così intenso la nostra Mutua?

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      Redazione

      Gentile Alfonso Floreani, i 144 anni di storia della Mutua sanitaria Cesare Pozzo, con le molte difficili prove che essa ha saputo superare, ci permettono di guardare con fiducia al futuro. A partire dall’incontro e dalla discussione fra i soci nelle assemblee in corso in queste settimane.
      Un cordiale saluto dalla redazione di Mutua Oggi


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