I libri che fanno la felicità

Articolo di · 11 maggio 2021 ·

Coltivare il benessere con la lettura: un ciclo di cinque incontri di libroterapia promossi dal Coordinamento Donne della Mutua sanitaria Cesare Pozzo, condotti dalla dottoressa Rachele Bindi, con il sostegno dalla Fondazione Cesare Pozzo per la mutualità.

 

La libroterapia è un metodo che permette al lettore, grazie al potere dei libri, di ritrovare un benessere psicologico, un contatto con la propria interiorità e capacità di riflettere su se stessi e con il proprio modo di guardare al mondo. Questo metodo riesce a spronare i lettori ad avere una lettura esigente, che non si fermi al solo piacere di leggere ma che li renda curiosi di scoprire qualcosa che va oltre”, così la dottoressa Rachele Bindi, psicoterapeuta esperta in libroterapia, spiega la forza di questa disciplina che accompagnerà un ciclo di cinque incontri nei quali i partecipanti potranno, attraverso il libro scelto e comunicato di volta in volta, portare una parte di loro stessi.

L’appuntamento è per il 18 maggio alle ore 18, in modalità online, con la presentazione dei laboratori “I libri che fanno la felicità: coltivare il benessere con la lettura”, promossi dal Coordinamento Donne della Mutua sanitaria Cesare Pozzo, condotti dalla dottoressa Rachele Bindi, con il sostegno della Fondazione Cesare Pozzo per la mutualità

I libri possono curare l’anima, rasserenare lo spirito dalle inquietudini e dare risposte agli interrogativi

Rachele Bindi, psicoterapeuta esperta in libroterapia

della vita – continua la dottoressa – La libroterapia si presta ad essere abbinata ad un percorso psicoterapico grazie alla sua capacità di far emergere riflessioni, amplificazioni e nuovi punti di vista generativi per la persona. E’ un metodo che si adatta anche alla terapia di gruppo, nella quale più persone, esattamente come avverrà nel ciclo di incontri che partirà a settembre, guidate dal terapeuta, si confrontano sui temi rilevati dalla lettura dei testi”.

L’uso del materiale narrativo, a detta dell’esperta, attiva nella psiche un processo inconscio di identificazione: mentre la mente decifra il testo e lo fa diventare sensato, la parte inconscia comincia ad arredare la scena di ciò che si sta leggendo, mettendo il proprio viso, i luoghi, facendo un’operazione di sovrapposizione con quello che si è acquisito nel mondo e proiettandolo così nel testo. “Un’elaborazione più potente si verifica nell’identificazione del meccanismo proiettivo, nel quale sono cosciente di aver fatto questo tipo di lavoro di sovrapposizione ma voglio capirci di più: come mai quel personaggio mi è così simpatico e perché quell’altro non lo sopporto? Che caratteristiche gli attribuisco? La proiezione – continua Bindi – diventa un primo momento di scoperta e, se tutto va bene, se la lettura è adatta alla persona, si procede verso la catarsi: inizio, da un lato, a fare pace con il contenuto scomodo che la lettura ha fatto emergere e, dall’altro, il mio punto di vista sul mondo si arricchisce. Il mio inconscio ha quindi recuperato dalla lettura delle informazioni e degli appunti volanti che si inseriscono in un ipotetico archivio nel quale ci sono vari contenuti legati all’argomento. La prossima volta che vivrò un’esperienza su quel tema, troverò nella mia mente quella storia e quei personaggi, accrescendo il mio vissuto”.

La libroterapia è un metodo che si applica sia in un percorso di psicoterapia individuale e sia in un gruppo.

“Nel percorso individuale la lettura arriva dopo diverse sedute. Inizio ad avere una conoscenza del paziente e consigliare una lettura è più semplice – commenta la dottoressa – Nel gruppo, invece, spesso partecipano persone che non hanno mai avuto accesso alla psicoterapia e approdano al laboratorio solo per la passione verso la lettura. In quel caso, procedo con la cosiddetta analisi dei bisogni narrativi, cercando di capire che tipo di lettore ho davanti, quali libri ha letto, quali passioni ha, se ama la narrativa o l’avventura e cerco anche di sondare gli obiettivi. Alla fine approfondisco con un questionario per capire in che modo quella persona posiziona il suo eroe interno poiché l’archetipo dell’eroe è il primo a proiettarsi sui protagonisti della storia. Da qui, procedo indicando le letture”.

Ogni appuntamento del ciclo di incontri “I libri che fanno la felicità: coltivare il benessere con la lettura”, avrà al centro un libro su cui confrontarsi e sul quale portare il proprio pensiero.

“La differenza fondamentale nella lettura è tra il leggere e il leggersi – aggiunge la dottoressa – Se non vado a cercare il patologico o il disturbo ma approfondisco, ad esempio, la dinamica del bullismo, non parleremo del bullo protagonista del libro ma di quello dentro di noi. Questo spostamento però non è accettato da tutticontinua Bindi – Molte persone continuano ad affermare che stanno partecipando ad un gruppo di lettura perché spesso è più accettabile affermare ciò e non dire che si segue un percorso psicoterapico. Alla fine il risultato non cambia: le persone elaborano e seguono il metodo con entusiasmo, pur rimanendo impopolare dire che si va in terapia”.

Il metodo della libroterapia presuppone una storia: un racconto o un romanzo che sia, l’importante è che abbia un narrato, raccontato anche solo attraverso le immagini. Il potere di questa terapia è, inoltre, confermato anche da ricerche in ambito scientifico che dimostrano come il leggere abbassi il livello di cortisolo, l’ormone dello stress, azioni la capacità proiettiva, aumenti la potenza dell’empatia, coinvolga anche la sfera della gestione degli stati ansiogeni e dell’autostima. “Abbiamo bisogno di costruire un buon rapporto con la nostra guida interna, con il Daimon, con quella parte che ci spinge a diventare noi stessi e che spesso la vita stessa contrasta. – afferma Rachele Bindi – Per fare un esempio, il nostro Daimon potrebbe indirizzarci verso un lavoro creativo ma la vita pratica ci suggerisce il contrario. Ecco, quel compromesso che noi facciamo continuamente con la nostra guida interiore è necessaria per vivere ma, per la psiche è importante mantenere sempre il dialogo con il Daimon. Devo riuscire a compiere il mio percorso di individuazione, cioè devo confrontarmi su tutto quello che è necessario elaborare per mantenere un equilibrio e, in questo, la lettura mi offre tutte quelle occasioni che magari la vita non mi dà. Grazie ad essa, io posso essere chiunque. Cito spesso Aidan Chambers poiché sostiene: “noi siamo quello che leggiamo. Ed è vero: quello che leggiamo ci rimane addosso e ci predispone verso un’apertura mentale”.

Esistono due tipi di libroterapia, quella clinica e quella umanista: la differenza sta negli obiettivi.

Si tratta sempre di far leggere le persone e di elaborare una lettura – continua la dottoressa– In quella clinica al centro c’è l’obiettivo della cura ed è necessaria la presenza di un professionista che possa fare una diagnosi corretta e che inquadri i bisogni diagnostici della persona. Quella umanistica è invece rivolta a tutti. Io personalmente l’ho adottata in diversi ambiti, dalle aziende alle carceri. E’ utile per imparare a leggere bene, a concentrarsi su quello che si sta leggendo, ad elaborare, ad approfondire e ad avere consapevolezza. Nel gruppo, inoltre, si affina anche lo stare in mezzo agli altri. Il confronto che si richiede in questa occasione è molto circolare: non c’è qualcuno che ne sa di più di un altro e le opinioni sono tutte importanti.”

Compito del terapeuta è anche trasmettere il piacere della lettura a chi non è predisposto.

Condivido l’idea di Daniel Pennac che affermava: “Non si può obbligare nessuno a diventare un lettore” ma, aggiungo, si può capire che tipo di storia sarebbe disposto a leggere. Molte volte l’incontro con il libro è un incontro mancato perché le prime esperienze sono andate male e quindi avviene il rifiuto perché ci si annoia o perchè lo si percepisce come un mezzo lontano – continua Bindi – Bisogna avere il coraggio di avvicinarsi al lettore anche con storie che lo riguardano. A volte, anche nella scuola si impongono libri che ai ragazzi non interessano. Occorre, invece, capire che tipo di libri possono piacere proprio perché i lettori esistono e spesso si perdono delle occasioni”.

La giornata di presentazione dell’iniziativa che si è tenuta il 18 maggio, ha voluto spiegare meglio cosa è la libroterapia e come saranno svolti gli incontri che inizieranno a settembre.

Per partecipare è possibile scrivere a coordinamentodonne@mutuacesarepozzo.it indicando il proprio interesse e le tematiche di preferenza.

 

2 Commenti

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    Assunta Di Febo

    Ho trovato molto interessante la proposta e sarei interessata a partecipare ai laboratori di Libroterapia. Apprezzo molto in letteratura il genere “Romanzo storico”.

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      Redazione

      Gentile Assunta, ringraziandola per il gradimento dell’iniziativa, la invitiamo a consultare QUI la pagina web del Coordinamento donne della Mutua sanitaria Cesare Pozzo, dove troverà i riferimenti per partecipare agli incontri.

      Un cordiale saluto dalla redazione di Mutua Oggi


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