Le religioni e l’omosessualità

Articolo di · 12 gennaio 2021 ·

Il dibattito sul rapporto tra le fedi religioni e i loro rappresentanti con l’omosessualità risulta sempre molto attuale soprattutto in tema di famiglia.

 

«Mi chiedo se un uomo già morto possa essere considerato un suicida. Mi rendo conto che il suicidio è una forma di ribellione a Dio, ma non riesco più a vivere, in verità sono già morto, il suicidio è la parte finale di una morte civile e psichica».

Queste le ultime parole che l’intellettuale siciliano Alfredo Ormando scrive ad un amico prima di darsi fuoco in piazza San Pietro, il 13 gennaio 1998, per protestare contro l’omofobia delle gerarchie vaticane che lui stesso aveva subito in prima persona.
Ed è proprio in ricordo di quanto accaduto quel giorno che ogni anno, il 13 gennaio, si celebra la Giornata mondiale per il dialogo tra religioni e omosessualità.

Figlio di contadini senza alcuna istruzione, la sessualità di Alfredo Ormando non venne mai accettata né dai suoi familiari e né nel contesto sociale bigotto nel quale viveva. Il suo fu il gesto disperato di una persona che si considerava un fallito, come scrittore e come uomo. Le case editrici non hanno mai voluto pubblicare le sue opere: una Trilogia autobiografica, composta da Il Dubbio, L’Escluso, e Sotto il cielo d’Urano; ma anche le fiabe e i racconti.

Nonostante siano trascorsi ventidue anni dal drammatico episodio, ancora oggi il dibattito sul rapporto tra le fedi religioni e i loro rappresentanti con l’omosessualità risulta molto attuale.

In Italia, considerata la presenza del Vaticano e della religione Cattolica come predominante, il dibattito si concentra sul rapporto tra cattolicesimo e omosessualità che, nei decenni, ha registrato pregiudizi, ignoranze, paure, posizioni di rifiuto che hanno generato profonde incomprensioni.

Una delle questioni maggiormente dibattute è stato, ed è ancora, il concetto di famiglia e la possibilità, per persone dello stesso sesso, di contrarre matrimonio o di succedere nell’eredità del partner anche in considerazione dell’apertura del rito civile verso l’unione tra persone dello stesso sesso.

Da maggio 2020, infatti, il matrimonio ugualitario è permesso in ventotto Paesi del mondo come  Argentina, Australia, Austria, Belgio, Brasile, Canada, Colombia, Costa Rica, Danimarca, Ecuador, Finlandia, Francia, Germania, Irlanda, Islanda, Lussemburgo, Malta, parte del Messico, Norvegia, Nuova Zelanda, Portogallo, Regno Unito, Spagna, Stati Uniti d’America, Sudafrica, Svezia, Taiwan e Uruguay, nella componente europea del Regno dei Paesi Bassi, mentre, nelle altre sue tre nazioni costitutive (Aruba, Curaçao e Sint Maarten), così come in Israele, pur non essendo il matrimonio disciplinato per legge, è permesso alle coppie dello stesso sesso coniugate altrove, di registrarvi il proprio matrimonio.

In altri Paesi, quali Italia, Andorra, Cile, Cipro, Croazia, Grecia, Liechtenstein, Repubblica Ceca, San Marino, Slovenia, Svizzera e Ungheria esistono discipline diverse dal matrimonio come, per le coppie omosessuali, la facoltà di accedere alle unioni civili, con inclusa o meno la possibilità di adottare il configlio. Inoltre, alcune città e contee in Cambogia e Giappone offrono alcuni benefici alle coppie omosessuali, come il diritto di visita ospedaliera.

Rispetto alla posizione della Chiesa cattolica, di recente, Papa Francesco ha dimostrato un’apertura verso l’unione tra omosessuali dichiarando, come è emerso anche dal docufilm «Francesco» del regista russo Evgeny Afineevsky che “gli omosessuali sono figli di Dio e hanno diritto a una famiglia. Nessuno dovrebbe essere estromesso o reso infelice per questo. Ciò che dobbiamo creare è una legge sulle unioni civili. In questo modo sono coperti legalmente”.

Analizzando la storia, l’amore e la sessualità tra omosessuali (soprattutto maschi) sono stati tollerati nei rituali religiosi di Babilonia e di Canaan e sono lodati nella religione dell’antica Grecia. Inoltre, la mitologia greca rappresenta una ricca fonte di narrazioni di amore e sessualità tra persone dello stesso sesso.

Gli antichi ebrei, al contrario, hanno condannato l’omosessualità . Con l’espansione del cristianesimo, inoltre, si sono continuate a perseguitare le pratiche omosessuali e quando questa religione è deventata quella ufficiale nell’impero romano con l’ascesa di Costantino I,  l’omosessualità è stata considerata una minaccia istituzionale: il motivo principale della sua persecuzione sarebbe stato il bisogno di sopravvivenza ed espansione della popolazione per mezzo della procreazione attraverso la famiglia.

Le confessioni cristiane hanno, invece, una grande varietà di opinioni sull’argomento inerente agli “atti omosessuali” che vanno dalla condanna totale alla completa accettazione. La maggior parte delle confessioni cristiane accoglie le persone attratte dallo stesso sesso, ma nel contempo insegna che gli atti omosessuali sono peccaminosi. Queste confessioni includono la Chiesa cattolica romana, la Chiesa ortodossa, le Chiese ortodosse orientali e le confessioni rifacentesi al luteranesimo.

Il Cristianesimo liberale è, invece, favorevole agli omosessuali. Alcune tra le confessioni cristiane non considerano i rapporti monogamici tra persone dello stesso sesso come cattivi o malvagi: queste includono la Comunità di Cristo (RLDS), la Chiesa unita del Canada, la Chiesa episcopale degli Stati Uniti d’America, la Chiesa presbiteriana degli Stati Uniti d’America, l’Unione di Utrecht delle Chiese vetero-cattoliche, la Chiesa evangelica luterana in America e molte altre.

 

 

Le confessioni più conservatrici, al contrario, generalmente si oppongono alle relazioni omosessuali utilizzando i passi testuali dell’Antico e del Nuovo Testamento i quali descrivono le relazioni sessuali umane come strettamente eterosessuali ed entro un preciso “disegno” voluto da Dio per il mondo. Molteplici sono i documenti emanati dalla Chiesa cattolica in merito all’omosessualità. La posizione generale attuale è espressa nella “Dichiarazione circa alcune questioni di etica sessuale” emanata dalla Congregazione per la dottrina della fede nel gennaio 1976, la quale, dopo aver distinto tra omosessuali la cui tendenza […] è transitoria e omosessuali […] di istinto innato o di costituzione patologica giudicata incurabile, indica per questi ultimi che: «La loro colpevolezza sarà giudicata con prudenza; ma non può essere usato alcun metodo pastorale che […] accordi loro una giustificazione morale. Secondo l’ordine morale oggettivo, le relazioni omosessuali sono atti privi della loro regola essenziale e indispensabile».

La Chiesa cattolica, grazie all’attività di lobbying delle gerarchie ecclesiastiche, ha a lungo impedito all’Italia di riconoscere i diritti delle coppie gay e lesbiche. Tra gli ultimi paesi europei ad adottarla, la legge numero 76 ha finalmente visto la luce nel maggio 2016 e i decreti attuativi sono stati approvati dal governo soltanto a gennaio 2017. Il matrimonio risulta quindi un obiettivo ancora lontano, benché sia una battaglia iniziata da molto tempo.

E’ importante, comunque, segnalare che il movimento gay in Italia ha preso vita molto presto, quando nel 1963 Massimo Consoli creò il Roma-1. Negli anni settanta e ottanta si aggiunsero altri protagonisti (Mario Mieli, Angelo Pezzana, Franco Grillini) e nacquero altre realtà: il Fuori!, l’Arcigay. Soltanto tre anni dopo il riconoscimento danese, nel giugno 1992, Paolo Hutter, consigliere comunale milanese del Pds, celebrava in piazza della Scala l’unione (ovviamente simbolica) di dieci coppie lesbiche e gay. Quello che sembrava un inizio promettente non ebbe però seguito e l’Italia perse il passo con gli altri paesi europei.


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