La Società di mutuo soccorso fra macchinisti e fuochisti

Articolo di · 22 maggio 2017 ·

Caso esemplare di mutualismo ottocentesco è quello dei ferrovieri, fra i quali nacque 140 anni fa la mutua sanitaria dei macchinisti e fuochisti, antenata di CesarePozzo. I ferrovieri costituivano i lavoratori industriali più numerosi e diffusi nel territorio nazionale, si trovavano spesso in un contesto urbano ed erano sottoposti a condizioni di vita assai dure. Soprattutto fra il personale di macchina (macchinisti e fuochisti), i turni di lavoro erano massacranti e vi era una forte incidenza di infortuni e malattie professionali; la mortalità per motivi connessi al lavoro, in servizio o in pensione, era altissima.

In mancanza di forme di tutela statali, il mutualismo rispondeva a una domanda sociale forte. Quando l’associazionismo cominciò a diffondersi nella mentalità dei lavoratori, il continuo viaggiare per l’Italia e gli scambi di idee che il mestiere del ferroviere comportava, resero molto veloce nella categoria la diffusione delle società di mutuo soccorso, su basi di mansione (personale di macchina, personale viaggiante, impiegati, ecc.) o di impianto territoriale.

Le peculiari condizioni di lavoro dei macchinisti svilupparono tra loro un orgoglio professionale e un senso identitario molto forti. Fondato a Milano il 1° maggio 1877 con la denominazione di Società di mutuo soccorso fra macchinisti e fuochisti delle Ferrovie dell’Alta Italia, presto si allargò al personale di macchina di tutte le compagnie ferroviarie, allora private, divenendo Società di Mutuo soccorso fra macchinisti e fuochisti della ferrovie italiane (1885). Questo sodalizio, che già a fine Ottocento era tra i più grandi d’Italia, divenne molto noto con il nome di “Macchinisti e Fuochisti”.

Il primo manifesto di propaganda del 1878 recitava: “In mezzo alle tante Società di Mutuo Soccorso sorte da ogni parte, ne mancava una che raccogliesse una classe numerosa e bisognevole di soccorsi qual è quella dei Macchinisti e Fuochisti della ferrovia dell’Alta Italia. Noi tutti che lavoriamo […] abbiamo le stesse necessità, gli stessi desideri, e tendiamo tutti verso quello stesso miglioramento che il nostro assiduo lavoro ci fa sperare […]. La nostra bandiera dev’essere Unione, rispetto dei nostri diritti, dei nostri superiori e delle leggi […] Unitevi tutti con noi, se volete compiere qualche cosa di utile; perché è coll’unione di tutti, che noi, poveri e deboli come siamo, se isolati, potremo diventare una forza”. Lo scopo era quello di “ripararci dalle disgrazie che ci possono colpire”, “aiutando i fratelli che soffrono”.

La “Macchinisti e Fuochisti” erogava sussidi in caso di morte o di malattia del socio, ma forniva anche la tutela legale in caso di reati non dolosi commessi in servizio o di licenziamento senza una giusta causa.

All’inizio erano forti le influenze di esponenti democratici come il giornalista e avvocato Carlo Romussi, ma in pochi anni la guida passò a una nuova generazione di giovani lavoratori, fra i quali si distinse la figura del macchinista Cesare Pozzo (1853-1898), uno dei primi presidenti.

Fin dall’inizio, ai tradizionali compiti del mutuo soccorso, il Sodalizio affiancò quello di promozione degli interessi del personale di macchina presso le amministrazioni ferroviarie: un ruolo rivendicativo, di “miglioramento” o a carattere di “resistenza” come si diceva allora.

Fondamentale fu infatti il contributo dato dalla “Macchinisti e Fuochisti” alla nascita dell’organizzazione sindacale dei ferrovieri.

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Sull'Autore
Presidente della Fondazione Cesare Pozzo per la mutualità

2 Commenti

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    marcello

    sono l’iscritto D’ingeo Marcello; cosa devo fare per ottenere il rilascio dell’attestazione da utilizzare per il 730/2017?


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