La sede di CesarePozzo: la casa dei ferrovieri (1898)

Articolo di · 18 settembre 2017 ·

Al pari della Mutua sanitaria Cesare Pozzo, anche la sua sede nazionale in via San Gregorio 48 a Milano ha una storia più che secolare: fu infatti costruita nel 1898. Nei primi anni dopo la costituzione del 1877, l’allora Società di mutuo soccorso fra macchinisti e fuochisti si era stabilita poco distante dalla sede odierna, in un condominio ottocentesco di via Amerigo Vespucci n. 7. Gli uffici erano sicuramente molto più modesti degli attuali: non si trattava di una sede propria e, oltre agli inquilini, l’edificio ospitava un negozio di cavalli e un’osteria con alloggio.

Oggi il condominio di cinque piani in via Vespucci si trova all’ombra dei nuovi lussuosi grattacieli del quartiere di Porta Nuova. Allora la configurazione urbanistica era molto diversa e la via non era stata scelta caso, perché prossima al luogo di lavoro dei soci macchinisti milanesi e facilmente raggiungibile dagli altri soci: incastonata tra il naviglio Martesana e il canale Redefossi, ormai coperti, via Vespucci si trovava nelle immediate vicinanze dello scalo merci di Porta Garibaldi e della vecchia stazione Centrale di Milano, situata nell’odierna Piazza della Repubblica.

Cesare PozzoIl trasferimento in via San Gregorio è dovuto alla decisione della Mutua di abbandonare nel 1896 il progetto di azionariato ferroviario. Cesare Pozzo e compagni avevano sperato di perorare la causa dei lavoratori delle strade ferrate attraverso la partecipazione alle assemblee degli azionisti delle compagnie ma, non essendo riusciti a conseguire risultati concreti, le azioni vengono vendute rendendo così un cospicuo capitale sociale disponibile per altri impieghi.

Si decide quindi di utilizzare parte dei fondi per costruire a Milano un grande edificio denominato Casa dei ferrovieri, sul modello delle Case del popolo che stavano cominciando a nascere in varie parti d’Italia. I soldi per la costruzione provengono da varie fonti. La Società di soccorso tra macchinisti e fuochisti contribuisce con 40.000 lire, 60.000 lire sono versate dall’Associazione di risparmio fra gli agenti della Mediterranea che aveva anch’essa venduto le proprie azioni ferroviarie, e completano il quadro 500 quote volontarie di lire 10 l’una e un contributo della Lega ferrovieri italiani.

Viene acquistato un terreno di 3.400 metri quadri in Via San Gregorio, a ridosso della vecchia stazione centrale di Milano. Il progetto è del ferroviere ing. Italo Gasparetti. Emilio Caldara, futuro primo sindaco socialista di Milano, così descrive l’edificio sull’Avanti! del 10 aprile 1898: “Ed ecco, a pianterreno e al primo piano, le sedi delle associazioni ferroviarie: gli uffici della Lega e della Società macchinisti e fuochisti; i locali del Circolo, la succursale della Cooperativa… Uffici e locali spaziosi, severi nell’aspetto e nell’ammobigliamento, provvisti anch’essi di ogni comodità – compresi i portavoce e i caloriferi. Il gabinetto dell’amministrazione della casa è una modesta stanzetta, che fa pendant con la portineria!
Provvista di tutti i generi alimentari è la succursale della cooperativa, che dispone anche di cantine e magazzini e si apre sulla via con due ampie botteghe. Una di queste è riservata alla vendita delle carni fresche […] Il Circolo provvede anche all’istruzione e al divertimento: buffet, sale di giuoco, di conversazione e di lettura, biblioteca, bigliardo, ecc.”

Nell’edificio ci sono anche appartamenti (“ecco i comodi appartamenti di due, tre o quattro locali ciascuno, provveduti di tutto: gas, acqua potabile, caminetti, fornelli, ritirata”), stanze per ospitare i lavoratori in trasferta e un salone dove tenere assemblee e conferenze capace di ospitare 1.200 persone (“Ivi è l’affermazione più bella e squisita dell’intellettualità che ancora caratterizza in Italia l’organizzazione dei ferrovieri fra tutto il movimento operaio”).

La progettazione del salone, in stile Art Nouveau (“un vaso capace ed elegante, a volta, con loggia girante su tutti i lati”), è ispirata all’analoga sala della Camera del Lavoro di via Crocefisso a Milano, inaugurata nel 1894 e non più esistente. Sul soffitto viene collocato un grande dipinto a olio su tela, realizzato da vari giovani artisti dell’Accademia di Brera, sotto la direzione del loro professore, il noto pittore Giuseppe Mentessi. L’opera è un trittico decorativo sul tema del lavoro  nel quale elementi realistici e simbolici vogliono rappresentare la futura società socialista (“la tela rappresenta i simboli dell’evoluzione sociale dalla barbarie militarista alla egemonia del lavoro”).

Avrebbe dovuto completare la decorazione del salone un busto di Carlo Marx commissionato allo scultore Eugenio Pellini ma, a causa degli avvenimenti politici che nel maggio 1898 investono Milano e la stessa Casa dei ferrovieri, l’opera non vi verrà mai collocata, rimanendo incompiuta nello studio dell’artista.

Casa dei ferrovieriLa Casa dei ferrovieri e il suo grande salone avrebbero dovuto essere simbolicamente inaugurati il 1° maggio 1898, tuttavia a causa di ritardi nel completamento delle tele e delle parti decorative l’evento viene rimandato. Nel frattempo, il 6 maggio, scoppiano i moti popolari per il caro pane e la conseguente violenta e sanguinosa repressione governativa. Via San Gregorio si trova fisicamente in un dei punti caldi della rivolta. La Casa dei ferrovieri e le associazioni che vi gravitano attorno sono viste, nell’ottica reazionaria del generale Bava Beccaris, come centri “sovversivi” da reprimere. Le truppe del maggiore Alessandro Bagutta occupano l’edificio, le organizzazioni dei ferrovieri vengono sciolte. Per i dirigenti c’è l’ordine di arresto e molti fuggono in Svizzera. Il completamento del salone e l’inaugurazione dell’edificio avvengono qualche mese dopo, senza festeggiamenti ufficiali.

Nell’aprile 1905 il salone della Casa dei ferrovieri ospita un grande comizio durante il quale viene proclamato lo sciopero del personale ferroviario contro il progetto governativo di statalizzazione delle ferrovie. Si tratta del primo sciopero nazionale di categoria nella storia d’Italia.

(a cura di Stefano Maggi con la collaborazione di Federico De Palo)

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Sull'Autore
Presidente della Fondazione Cesare Pozzo per la mutualità

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