La mutua di fine 1800: sussidi e rivendicazioni sindacali

Articolo di · 29 agosto 2017 ·

Dalla sua fondazione nel 1877 e nei primi tre decenni di vita, CesarePozzo, allora Società di mutuo soccorso dei macchinisti e fuochisti Alta Italia con sede a Milano, eroga sussidi ai soci in caso di malattia o decesso, tradizionali settori di intervento dei Sodalizi mutualistici dell’epoca. Sono anche previste pensioni di invalidità o vecchiaia, ma presto vi si deve rinunciare per motivi di sostenibilità economica.

Un altro importante settore di intervento è legato alla tutela del socio sul posto di lavoro. Infatti, oltre a una più generica tutela dei diritti dei soci secondo le leggi nazionali, il Sodalizio eroga sussidi in caso di licenziamenti senza giusta causa e sostiene economicamente i soci durante i processi in caso di reati non dolosi connessi allo svolgimento del servizio. A questo proposito si tenga presente che gli orari di lavoro del personale di macchina erano massacranti, anche 16 ore al giorno, e il rischio di disastri ferroviari provocati dalla stanchezza molto elevato, al contempo il codice penale Zanardelli del 1889 puniva con pene severissime anche il solo pericolo di causare incidenti ferroviari.

La struttura organizzativa della Macchinisti e Fuochisti è basata sui depositi di locomotive, i cui rappresentanti partecipano come delegati all’assemblea e svolgono un ruolo di cinghia di trasmissione tra i soci e la sede centrale, nonché una funzione di proselitismo fra i colleghi per l’allargamento della base sociale.

In questi primi anni di attività, il Sodalizio mutualistico è impegnato anche nella difesa delle condizioni di lavoro del personale di macchina. Non esistendo ancora un sindacato dei ferrovieri, il ruolo di tutela dei lavoratori e di rivendicazione nei confronti del datore di lavoro è svolto dalle mutue delle varie categorie di ferrovieri: fra di esse la più attiva è sicuramente la Macchinisti e Fuochisti.

In tale attività la mutua è affiancata dalle importanti figure dei suoi presidenti onorari: l’avvocato Carlo Romussi e il deputato Antonio Maffi, entrambi politicamente vicini al Partito Radicale. Romussi è giornalista e attivissimo animatore del movimento mutualistico e cooperativo milanese: promuove la causa dei ferrovieri sulle pagine del quotidiano di tendenze democratiche “Il Secolo”, il più diffuso in Italia, di cui diventerà anche direttore. Maffi, tipografo, è il primo deputato operaio del Regno d’Italia, parteciperà alla fondazione del Partito Socialista e sarà segretario della Federazione nazionale delle cooperative, poi Lega nazionale delle cooperative: sostiene le istanze dei macchinisti attraverso l’attività parlamentare.

Un forte impulso rivendicativo viene dato al Sodalizio dall’arrivo di Cesare Pozzo il quale, nel 1883, è incaricato di redigere, su richiesta  di Maffi, un memoriale per il Parlamento sulla condizione del personale di macchina. Lo studio viene inviato a tutti i deputati ed è il primo documento organico di rivendicazione della categoria – «la classe», come si diceva. Accolto con preoccupazione dai vertici ferroviari, in esso si denunciano la pesantezza e i rischi del servizio (intensissimi ritmi di lavoro, malattie professionali e incidenti sul lavoro, sistema di retribuzione con forti componenti variabili).

Cesare Pozzo, da socio e poi da presidente, si impegna in una battaglia contro la vecchia guardia della Macchinisti e Fuochisti per imprimere al Sodalizio maggiore combattività, sulla via che sarà chiamata di “miglioramento” e di “resistenza”. Si impegna anche sul lato dell’organizzazione: l’unione dei Sodalizi di tutte le categorie di ferrovieri e la forza che ne deriverebbe, è vista come “l’unico mezzo per raggiungere la comune emancipazione”.

Nel 1885 il Parlamento approva le “convenzioni ferroviarie”, con le quali viene riorganizzato il servizio dividendo la rete italiana in tre e assegnandone l’esercizio ad altrettante compagnie private di proprietà delle banche. I macchinisti e tutti i ferrovieri vedono peggiorare ulteriormente le condizioni di lavoro: il personale viene ridotto e aumenta l’orario lavorativo. La Mutua Macchinisti e Fuochisti di Milano riuniva allora i soli macchinisti della compagnia ferroviaria Alta Italia, ma esistevano Sodalizi anche nelle altre compagnie ferroviarie. Reagendo alla riorganizzazione della rete “i rappresentanti dei depositi locomotive […], davanti al nuovo fatto che li divide […], stabiliscono di opporre a tale divisione materiale, l’unione degli affetti, del soccorso e degli interessi, e proclamano […] di unirsi fra loro in un unico Sodalizio, denominandolo Società di Mutuo Soccorso fra i macchinisti e fuochisti delle ferrovie italiane”.

Le rivendicazioni della Macchinisti e Fuochisti riguardano:

  • il pagamento della massa vestiario, cioè delle divise uniformi e della tute da lavoro,
  • i dormitori e i pernottamenti fuori sede,
  • il salario,
  • le competenze accessorie (premi),
  • la sicurezza sul lavoro,
  • le Casse Pensioni aziendali in deficit e senza rappresentanza del basso personale.

La legge sulle convenzioni e la ricollocazione dei lavoratori crea una vertenza sugli organici e i diritti acquisiti che si protrae per lunghi anni. Si arriverà infine, nel 1891 e per iniziativa di Cesare Pozzo, alla rivendicazione madre del movimento operaio di quegli anni: le otto ore di lavoro giornaliere.

Da anni, governo, Parlamento e compagnie ferroviarie ignorano i reclami dei ferrovieri. Nel 1888 il malcontento serpeggia sulle linee. Dilaga l’“agitazione ferroviaria”: le varie organizzazioni dei ferrovieri approvano ordini del giorno per la “resistenza”, si organizzano assemblee e si prosegue sulla via della creazione di una Federazione unitaria, il primo passo verso il sindacato. Le questure, di concerto con le compagnie ferroviarie, esercitano una assidua vigilanza e temono lo sciopero, allora vietato e previsto come reato. Molti dirigenti, fra cui Cesare Pozzo, subiscono trasferimenti in sedi disagiate, i cosiddetti traslochi punitivi.
L’assemblea del 1890 della Macchinisti e Fuochisti imprime al Sodalizio, anche grazie a Pozzo, un carattere di società di resistenza:  abbandonando definitivamente il puro mutuo soccorso, il Sodalizio assume in sé le funzioni che saranno poi del sindacato. Cesare Pozzo non è più presidente, ma viene nominato a capo della commissione di propaganda, la guida politica del Sodalizio. È un ruolo ritagliato su misura. Cesare Pozzo è infatti convinto che l’emancipazione possa arrivare solo con l’unione dei lavoratori, per tramite dell’organizzazione, e con lo sviluppo della coscienza di classe, per tramite dell’educazione.

L’assemblea del 1890 delibera anche di impiegare 100.000 lire di capitale sociale nell’acquisto delle azioni delle compagnie ferroviarie. È un progetto di Pozzo. Con l’acquisto di azioni da parte della Macchinisti e Fuochisti e di un’Associazione di risparmio, si inviano rappresentanti dei lavoratori nelle assemblee padronali per tutelare i propri interessi. Un secondo fine è quello di preparare, in tal modo, i ferrovieri alla futura auspicata gestione cooperativa delle ferrovie. Cesare Pozzo, altri ferrovieri e vari fiancheggiatori (il deputato Maffi, il giornalista Romussi, il prof. Pietro Cogliolo, il socialista Leonida Bissolati) partecipano per anni alle assemblee degli azionisti, portandovi le questioni del basso personale, ma l’assenza di risultati concreti induce ad abbandonare il progetto.

La Macchinisti e fuochisti, oltre che sul fronte sindacale si spende anche su quello politico. Il Sodalizio inserisce nello statuto l’adesione al neonato partito socialista. Un delegato della Mutua è presente sia al congresso di fondazione del Partito dei lavoratori del 1892, sia a quello del 1893 in cui il partito cambia nome in Partito socialista dei lavoratori italiani. Un importante impulso viene dato da Cesare Pozzo e dalla Mutua anche alla costituzione, nel 1894, del primo vero sindacato dei ferrovieri: la Lega ferrovieri italiani, la quale aderisce anch’essa al partito socialista.

Un tale attivismo non passa inosservato, nel 1894 le leggi anti-anarchiche volute dal presidente del consiglio Francesco Crispi sono utilizzate per colpire i socialisti: il partito e le organizzazioni fiancheggiatrici, incluse la Lega ferrovieri e la Mutua, vengono sciolte. La Mutua risorge immediatamente dalle proprie ceneri eliminando dallo statuto ogni riferimento politico. Contemporaneamente, la costituzione di vere e proprie organizzazioni sindacali le permette di tornare a operare principalmente nell’alveo dei sussidi mutualistici.

L’Ottocento volge al termine con i moti popolari per il caro pane del maggio 1898. Si scatena la repressione reazionaria della monarchia e del governo Di Rudinì. È dichiarato lo stato d’assedio. In tutta Italia fioccano perquisizioni e arresti. A Milano il generale Bava Beccaris fa sparare sulla folla con l’artiglieria: è una strage. Molti dirigenti dei ferrovieri e della Mutua sono arrestati o costretti alla fuga in Svizzera. Cesare Pozzo, malato e in cura a Udine, per lo sconforto e il timore di venire imprigionato si suicida lanciandosi sotto una locomotiva. L’attuale sede di CesarePozzo, la Casa dei ferrovieri, che si sarebbe dovuta inaugurare proprio il 1° maggio 1898, viene occupata dall’esercito prima che i soci possano entrarvi.

(a cura di Stefano Maggi con la collaborazione di Federico De Palo)


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