Stiglitz: “L’informazione è un bene pubblico”

Articolo di · 3 maggio 2021 ·

Libertà di stampa e rischi per l’informazione: ostacoli dei governi, violenza contro i giornalisti, ma anche il ruolo opaco delle aziende di internet

L’informazione come bene pubblico, inteso come un qualcosa che contribuisce far progredire le aspirazioni collettive e che costituisce l’elemento base della conoscenza. E’ il tema del 2021 della Giornata mondiale per la libertà di stampa che, dal 1993, viene celebrata il 3 maggio.

Non per niente l’Unesco sintetizza il concetto con una citazione dell’economista statunitense Joseph Stiglitz: “L’informazione è un bene pubblico […] e in quanto bene pubblico ha bisogno del sostegno pubblico”.

La Giornata vuole evidenziare la sostanziale differenza fra informazione ed altre forme di comunicazione quali “la disinformazione, i discorsi di incitamento all’odio, l’intrattenimento e i dati”, richiamando l’attenzione sul ruolo specifico del giornalismo, nell’interesse pubblico, nella produzione e diffusione di notizie verificate.

Libertà di stampa - World Freedom Index RSF

World Freedom Index 2021 – RSF

Constatando che il giornalismo, per diventare bene pubblico, dipende oggi da un più vasto ecosistema informativo , l’Unesco  pone l’accento su tre imperativi: misure che consentano la sopravvivenza economica dei mezzi d’informazione, meccanismi per assicurare la trasparenza delle aziende di internet, rafforzamento delle capacità in materia di educazione ai media e all’informazione per riconoscere e valorizzare, difendere ed esigere, il giornalismo come elemento essenziale dell’informazione quale bene pubblico.

Il primo punto ricorda come l’incertezza economica per i mezzi di informazione, metta a rischio la loro indipendenza editoriale. Il secondo come le imprese di internet (social network, messaggistica, motori di ricerca, ecc.) guadagnino sui flussi di comunicazione, inclusi enormi volumi disinformazione e altri contenuti pericolosi per i diritti umani. La disponibilità di contenuti giornalistici è sempre piùmediata da queste aziende che li inseriscono all’interno di un contenitore più ampio, in modo opaco e senza darne priorità, creando nei cittadini confusione e rischi di manipolazione. Il che rende imprescindibile l’alfabetizzazione informativa e mediatica evidenziata al terzo punto.

Secondo l’ultimo rapporto annuale di Reporters sans frontieres pubblicato ad aprile, il World Press Freedom Index, il giornalismo, vaccino contro la disinformazione, è ostacolato in più di 130 Paesi (completamente vietato o gravemente ostacolato in 73 Paesi e limitato in 53).

Questa classifica sulla libertà di stampa vede ai primi posti i Paesi del Nord Europa e, più in generale l’Europa, con i punti dolenti quali Ungheria, Polonia o gli Stati dei Balcani. L’Italia si posiziona al 41° posto e gli Stati Uniti al 44°. In fondo all’indice si trovano Cina, Turkmenistan, Corea del Nord e, ultima, l’Eritrea.

Benché l’indice non includa la qualità dell’informazione ed in passato la stessa RFS non sia stata esente da critiche, il suo andamento rileva il grave deterioramento dell’accesso pubblico alle informazioni e gli ostacoli imposti alla copertura delle notizie. RSF sottolinea come la pandemia sia stata usata per bloccare l’accesso dei giornalisti alle fonti e il lavoro sul campo, soprattutto in Asia, Medio Oriente ed alcune aree europee.

Le difficoltà dei giornalisti, e la violenza a cui vanno incontro per coprire le notizie, sono sintetizzati da altri dati diffusi da RSF: dall’inizio del 2021 ad aprile sono già stati uccisi 8 giornalisti e 4 collaboratori, mentre risultano imprigionati 308 giornalisti, 100 cittadini giornalisti e 12 collaboratori. I morti sono stati 54 nel 2020 e 53 nel 2019.

Secondo i dati dell’Osservatorio Unesco sui giornalisti uccisi dal 1993 ad oggi le vittime sono state 1.450, soprattutto in aree di guerra (Iraq, Siria, Afghanistan, Pakistran, Somalia, Yemen), ma anche in Messico, Centro America, Filippine, Alegeria, Brasile, Colombia o Russia.

 


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