Il virus della disuguaglianza

Articolo di · 19 febbraio 2021 ·

La pandemia ha colpito un’Italia già profondamente diseguale. La necessità di un piano di interventi predistributivi e redistributivi secondo Oxfam.

La Giornata mondiale della giustizia sociale del 20 febbraio di quest’anno mette al centro il tema dell’economia digitale, a cui la pandemia di Covid-19 ha dato forte impulso con il ricorso massiccio al lavoro da remoto. Ciò in un contesto che rimane di precarizzazione dei lavoratori, di aumento del tasso di disoccupazione e di riduzione della crescita dell’occupazione: a livello mondiale meno del 45% dei lavoratori salariati hanno impieghi stabili, nel 2019 erano disoccupate 212 milioni di persone (201 milioni nell’anno precedente), l’occupazione dal 2008 è cresciuta solo dello 0.1% annuo, a fronte dello 0,9% tra il 2000 e il 2009.

La pandemia, inoltre, rischia di accrescere le disuguaglianze, sia a livello globale che nel nostro Paese. È quanto emerge dai rapporti annuali di Oxfam diffusi di recente.disuguaglianza ricchezza

Ad esempio, Oxfam segnala che la ricchezza dei 1.000 miliardari più ricchi del pianeta, dopo un iniziale calo, è tornata ai livelli di pre-pandemia in soli nove mesi, mentre i più poveri, per recuperare, impiegheranno più di dieci anni. Oppure che l’aumento della ricchezza dei dieci miliardari più ricchi dall’inizio pandemia a gennaio 2021 sarebbe più che sufficiente a evitare a tutti sulla Terra di cadere in povertà a causa del virus e di pagare il vaccino a tutti.

Per quel che riguarda il nostro Paese, Oxfam Italia “presenta un’analisi degli effetti dello shock  pandemico sulle condizioni economiche delle famiglie italiane con prime valutazioni sugli impatti distribuzionali della crisi”.

I dati al momento disponibili provenienti dal rapporto sulla ricchezza globale di Credit Suisse si fermano al primo semestre 2019 e fotografano un’Italia profondamente diseguale in cui il 20% degli italiani deteneva quasi il 70% della ricchezza nazionale, il successivo 20% ne possedeva il 16,9% e al 60% più povero rimaneva il 13.3%. Il solo 5% di italiani più ricchi aveva ricchezze (il 41% del totale) superiori a tutta la ricchezza detenuta dall’80% più povero.

L’andamento della ricchezza negli ultimi 20 anni presenta curve divergenti, con il 10% più che ha visto crescere la ricchezza posseduta (dal 49,8% al 53,6%) e il 10% più povero l’ha vista diminuire, lentamente ma costantemente (dal 13,4% all’8,5%).

Il coefficiente di Gini per la ricchezza italiana è cresciuto di 7 punti tra il 2005 e il primo semestre 2019 (con un incremento di oltre 9 punti tra il 2005 e il 2016 e un calo di poco meno di 2 punti tra il 2017 e il 2019Q2), mostrando quindi uno scenario in cui gli squilibri si sono acuiti.

La ricchezza, oltre a garantire reddito futuro se investita, incrementa le capacità di resilienza agli shock, quali spese impreviste o diminuzione di reddito.

Lo shock da Covid-19 ha quindi colpito in un quadro complessivo di precedente debolezza. A questo riguardo Oxfam Italia riporta che “secondo le stime della Banca d’Italia, poco più del 40% della popolazione italiana versava, all’inizio della pandemia, in condizioni di povertà finanziaria ovvero faceva parte di un nucleo familiare che non disponeva di risparmi accumulati sufficienti per vivere sopra la soglia di povertà relativa per oltre tre mesi”.

Analisi qualitative della Banca d’Italia condotte in primavera ed estate 2020 indicavano situazioni correnti e di prospettiva difficili. Aspettative economiche e livelli reddituali, pur restando a livelli inferiori al pre-pandemia, nella seconda rilevazione risultavano tuttavia in miglioramento, anche grazie alle varie misure di sostegno al reddito (cassa integrazione, fondi di solidarietà, disoccupazione, reddito di emergenza, reddito di cittadinanza, misure di sostegno ad autonomi e professionisti).

La contrazione del reddito di mercato delle famiglie nel primo semestre 2020 è stata dell’8,8% rispetto al primo semestre 2019. Il calo di reddito lordo è stato solo del 3,8% grazie alla crescita dei trasferimenti sociali netti. Il calo dei consumi ha prodotto invece un risparmio netto di 51,6 miliardi, triplicando il tasso di risparmio rispetto a fine 2019 (da 2,8% a 9,2%).

Analisi complessive degli effetti della pandemia di Covid-19 sulla distribuzione della ricchezza non sono ancora disponibili. Le evidenze storiche sugli effetti delle pandemia nell’accrescere o ridurre le diseguaglianze infatti sono discordanti, mostrando come in alcuni casi le pandemia abbiano ridotto le disguaglianze distruggendo “distruggendo grandi fortune e aumentando il potere contrattuale dei lavoratori”, mentre “recenti analisi ricordano come le ondate pandemiche degli ultimi due decenni abbiano peggiorato in modo significativo e persistente gli squilibri nella distribuzione dei redditi”.

Al momento “dati granulari (Lista Forbes) registrano un aumento nei primi 9 mesi della pandemia di 45,7 miliardi di euro del valore patrimoniale dei 36 miliardari italiani più facoltosi”. Di contro però alcuni primi studi indicano un “mancato acuirsi delle disuguaglianze nell’anno pandemico”, grazie alle misure e ai trasferimenti emergenziali.

Secondo Oxfam, il messaggio di fondo è “di monito alle istituzioni circa gli indesiderabili impatti su povertà e disuguaglianze che l’interruzione o l’attenuazione delle misure di tutela e supporto pubblico prima di un pieno recupero dell’economia possono provocare”.

Inoltre la riorganizzazione delle attività produttive che seguirà la pandemia “potrà verosimilmente aumentare i divari tra nuovi “vincenti” e “perdenti”. Resta dunque più che mai attuale la necessità di un piano di interventi predistributivi e redistributivi in grado di contrastare meccanismi iniqui di crescita della disuguaglianza di mercato preesistenti la pandemia e che si sono rafforzati, al netto dell’intervento pubblico emergenziale, nel corso della crisi che stiamo affrontando”.


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