Il futuro del welfare risiede nel dialogo

Articolo di · 4 febbraio 2021 ·

“La trasformazione del profit in risposta ai bisogni delle persone deve essere presidiata, contaminata e guidata dal terzo settore, che a sua volta deve prepararsi a questa importante partita” – professor Mario Calderini

 

Ripensare il welfare alla luce della pandemia, non trascurando le criticità emerse in questi lunghi mesi per rispondere al meglio ai bisogni del cittadino. Quali sono, dunque i nuovi scenari che includono innovazione tecnologica e servizi, e quale il ruolo delle mutue e del privato sociale?  E ancora, qual è la fotografia attuale sulla quale riflettere, quale il ruolo più sano e produttivo del pubblico in un ambito che storicamente appartiene al terzo settore? Questo e altro sono stati gli argomenti al centro del workshop “Re-design del welfare nell’Italia che verrà dopo la pandemia”, organizzato dalla Mutua sanitaria Cesare Pozzo in occasione del Social Innovation Campus 2021, evento, per questa edizione in modalità digitale, promosso da Fondazione Triulza il 3 e il 4 febbraio scorsi.

L’incontro, al quale hanno preso parte Marco Grassi – coordinatore Area Commerciale CesarePozzo – Mario Calderini – professore della School of Management del Politecnico di Milano Tiresia con la moderazione di Felice Romeo – consigliere Fondazione Triulza, coordinatore Dipartimento Welfare Legacoop Lombardia, ha voluto dare il via alla ricerca che la Mutua sanitaria Cesare Pozzo ha affidato a Social Innovation Academy e Tiresia e che sarà coordinata dal professor Calderini.

Punto di partenza del dibattito sono le esigenze e le criticità emerse durante la pandemia Covid-19 in tema welfare.E’ indubbio che la situazione di emergenza sanitaria che l’Italia e il mondo intero stanno

Professor Mario Calderini

fronteggiando da quasi un anno ha fatto emergere un nuovo sistema di bisogni richiamando l’attenzione sulla necessità di ridefinire politiche, riorganizzare i territori e ridisegnare i servizi – afferma il professore Mario Calderini –  Tutto ciò sta dando un effetto accelerato su alcuni processi che erano invece lentamente in corso”.

Al centro di questa riflessione, che riguarda le prospettive del welfare a 360 gradi e non solo l’ambito socio sanitario, ci sono i differenti ruoli che i vari attori sono chiamati a rivestire, non trascurando l’impatto dell’innovazione tecnologica sul privato sociale che eroga servizi e analizzando i nuovi sistemi di relazione che ci sono tra territori e strutture centrali.

La visione più ampia sul tema del welfare – continua il professore – meglio si sposa con chi ha deciso di sviluppare un’operazione nella quale, per la prima volta, si parte da un riconoscimento chiaro: non c’è valore economico senza benessere sociale ed è per questo che occorre consentire ai modelli di welfare di esprimersi al meglio”.

La diagnosi, o meglio la  fotografia di quello che è successo nel 2020, è il punto di partenza utile per offrire risultati validi. “A marzo scorso – afferma il professore Calderini – eravamo in una fase storica molto particolare per quanto riguarda il welfare: nella sua accezione più estesa, questo argomento era oggetto dell’interesse dei grandi attori economici che dichiaravano, per ragioni più diverse, di volersi fare carico in proprio di importanti problemi sociali e di estendere il loro ambito di welfare anche ben al di là di quello che era il semplice interesse degli stakeholder dell’impresa, volendosi quindi occupare dei grandi problemi dell’umanità (diseguaglianza, crisi energetica e climatica).  E’ arrivata la pandemia e il pendolo si è spostato dall’altra parte. E’ ritornato lo Stato ad occuparsi della nostra salute e a prendere un ruolo enorme nell’economia. In molti hanno ritenuto che questo cambiamento di gestione potesse cancellare l’agenda dell’impegno sociale e ambientale del profit. Durante questi mesi di emergenza sanitaria, inoltre, i modelli di welfare del terzo settore si sono messi a disposizione non negando le loro responsabilità ma, spesso e volentieri, andando in crisi e la fotografia che abbiamo oggi è di difficoltà finanziaria, strutturale e di modelli di intervento”.

Il Terzo settore in ambito welfare, durante la pandemia,  si è diviso in due blocchi principali: quello che ha operato sulla frontiera dell’emergenza con responsabilità e costi enormi andando in crisi e un’altra metà  rimasta ferma non potendo più svolgere la sua attività, come l’associazionismo sportivo e culturale.

“Da questa crisi ne usciamo con la consapevolezza che il Terzo settore ha operato su valori e persone solidissimi ma con la consapevolezza che, rispetto alle grandi sfide di welfare che abbiamo davanti, ci sono delle esigenze di robustezza e di resilienza su cui dobbiamo fare una riflessione continua il professore –  La mia opinione è che si è arrivati in ritardo rispetto alla sfida della tecnologia, della managerializzazione e della finanzairizzazione. L’essere andati in crisi rapidamente, il non aver dato delle risposte adeguate, ci fa pensare che anche il Terzo settore deve accogliere le stesse sfide che vivono anche altre realtà perché, a mio avviso, risulta debole nei modelli di risposta. Il profit ci sta insegnando qualcosa rispetto al welfare del futuro e rispetto a quale spazio il Terzo settore può avere nell’erogazione di servizi. Occorre avere la consapevolezza che c’è un profit che ha dei modelli differenti, che occuperà certamente uno spazio di comunità ma la vera questione è che questa trasformazione del profit in risposta ai bisogni deve essere presidiata, contaminata e guidata dal Terzo settore. Quest’ultimo però deve presentarsi in maniera diversa a questa sfida. Deve cioè attrezzarsi, accettando la sfida tecnologica per scalare, mettendosi in un rapporto di maggiore dialogo con il sistema finanziario”.

Il futuro più tipico dei modelli di welfare si prospetta essere in una relazione con la pubblica amministrazione regolata da una maggiore propensione alla sussidiarietà e in un dialogo tra pubblico e privato più equilibrato. “Profit, non profit e Stato: è questo uno degli asset più proficui e tutto il rapporto sarà focalizzato al risultato.  Non ci si può presentare fragili a questa sfida e anche le stesse mutue dovranno prepararsi a rispondere al meglio.”

Per ascoltare il workshop “Re-design del welfare nell’Italia che verrà dopo la pandemia” clicca qui: https://www.youtube.com/watch?v=oOUsG2AUex4&t=331s

 


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