Ictus: mai abbassare la guardia

Articolo di · 30 ottobre 2020 ·

La pandemia Covid-19 ha registrato un calo significativo di accessi in ospedale con ripercussioni molto negative a danno della sopravvivenza delle persone.

 

Per ictus si intende un deficit neurologico che insorge improvvisamente a seguito di un difetto della circolazione cerebrale. Malattia grave e invalidante, ogni anno nel mondo colpisce circa 15 milioni di persone e rappresenta, secondo l’Osservatorio italiano sull’ictus, la terza causa di morte, la prima di invalidità e la seconda di demenza.

Nella Giornata mondiale dell’Ictus che si è celebrata lo scorso 29 ottobre, la raccomandazione degli esperti è stata di “non abbassare la guardia ma di fare attenzione ai sintomi di esordio della malattia e, in caso di sospetto, chiamare tempestivamente i mezzi di soccorso e mai rimandare le cure”. Raccomandazione diffusa soprattutto alla luce degli effetti collaterali provocati dalla pandemia Covid-19 che hanno registrato, in Italia e nel mondo, un calo significativo negli accessi in ospedale per sintomi cardiovascolari. Tale riduzione non va interpretata come una diminuzione dell’incidenza della malattia, quanto piuttosto come conseguenza legata alla paura del contagio da coronavirus, con ripercussioni molto negative proprio a danno della sopravvivenza delle persone.

La pandemia Covid-19 ha infatti impattato in maniera critica su tutto il normale processo di cure delle altre patologie che però non sono scomparse e ha registrato una ripercussione significativa su quelle cosiddette “dipendenti dal clima” come ictus e infarto miocardico, dove il tempo fa la differenza tra la vita e la morte.

In particolare nell’ictus, l’intervallo di tempo tra l’insorgenza dei sintomi in cui è possibile eseguire interventi terapeutici efficaci, la somministrazione di farmaci o l’esecuzione di procedure per ripristinare l’afflusso di sangue alle aree ischemiche è molto limitato e se si registra un ritardo al pronto soccorso, si possono avere conseguenze anche disastrose.

Se si sospetta che una persona sia stata colpita da ictus occorre provare con l’approccio RAPIDO, acronimo di:

–    R – RIDI – chiedere alla persona di sorridere e osservare se la bocca è asimmetrica;
–    A – ALZA LE BRACCIA – chiedere alla persona di alzare le braccia e verificare se riesce a sollevarne una sola;
–    P – PARLA – chiedere alla persona di parlare e verificare se riesce ad esprimersi in maniera comprensibile o confusa;
–    I – ICTUS;
–    D – DOMANDA AIUTO – chiamare immediatamente il 118 e descrivere correttamente i sintomi in modo che gli operatori siano in grado di mandare l’ambulanza con il team adatto e allertare l’ospedale dotato di stroke unit più vicino;
–    O – ORARIO – prendere nota dell’ora esatta in cui sono iniziati i sintomi, un’informazione molto utile per i sanitari per operare entro le 4-6  “golden hour”.

In Italia, i dati registrati ammontano a 100.000 nuovi ricoveri di cui un terzo delle persone colpite non sopravvive a un anno dall’evento, mentre un altro terzo sopravvive con un handicap significativo. L’incidenza annuale di ictus in Italia è di 13 casi ogni 1.000 abitanti tra i 65 e gli 84 anni e la prevalenza è del 7,4% negli uomini e del 5,9% nelle donne. Attualmente quasi un milione di persone convive con le conseguenze paralizzanti di un ictus e la malattia ha un costo diretto per il Servizio Sanitario Nazionale di circa 16 miliardi di euro all’anno di cui circa 5 miliardi di euro in termini di costi indiretti, calcolato principalmente come perdita di produttività e costi di cura per la gestione della cronicità.

L’edizione  di quest’anno della Giornata mondiale dell’ictus è anche dedicata ad evidenziare gli aspetti trattabili della malattia come curabilità, prevenzione, importanza degli stili di vita corretti, riconoscimento precoce dei sintomi, necessità di avere delle pari opportunità nell’accesso alle cure e importanza della riabilitazione.

La World Stroke Organization ha voluto, per questa edizione 2020, accendere i riflettori sul tema della prevenzione, lanciando l’hashtag #DontBeTheOne: “1 persona su 4 verrà colpita da ictus nel corso della propria vita, non essere tu quella persona”, sottolineando il fatto che ben l’80% di tutti gli ictus può essere evitato, partendo dalla individuazione dei fattori di rischio sui quali ognuno di noi può intervenire.

L’ictus è una patologia causata dalla sofferenza o dalla morte di cellule o di fibre nervose alle quali viene di colpo a mancare il sangue ossigenato. La gravità delle conseguenze dipende dalla durata di questa interruzione o diminuzione e i fattori di rischio relativi alla comparsa di un ictus sono numerosi. Tra questi rientra l’età, il sesso e la familiarità (e questi non sono modificabili), seguiti dall’ipertensione, da un’elevata percentuale di colesterolo nel sangue (ipercolesterolemia) e dal restringimento della carotide (stenosi carotidea).

Esistono inoltre altri fattori di rischio piuttosto comuni come:

•    fumo di sigaretta
•    abuso di alcol
•    resistenza all’insulina
•    diabete mellito
•    inquinamento ambientale
•    dieta ad alto rischio
•    iponutrizione
•    obesità
•    scarsa attività fisica
•    variabilità della pressione arteriosa
•    apnee del sonno
•    stati infiammatori cronici
•    malattie renali croniche
•    terapia contraccettiva o ormonale sostitutiva
•    stress psicosociale
•    depressione
•    stress lavorativo e eccesso di ore lavorate.

Gli esperti consigliano inoltre di tenere sotto controllo pressione, glicemia e malattie cardiache (soprattutto fibrillazione atriale che causa il 20% degli ictus), seguire la dieta mediterranea (ridurre il sale nei cibi ed evitare una dieta eccessivamente ricca di grassi di origine animale come i derivati del latte, carni grasse, salumi) e monitorare il peso corporeo. Altra raccomandazione è svolgere regolare attività fisica (è sufficiente praticare abitualmente un moderato esercizio fisico, come camminare, fare le scale, ballare, andare in bicicletta o in piscina: attività praticabili a tutte le età).

Poche e semplici indicazioni che però sono fondamentali per la prevenzione dell’ictus cerebrale: modificare il proprio stile di vita, affermano gli esperti, curando alcune patologie che ne possono essere causa, significa effettuare una prevenzione attiva alla portata di tutti, mettendo in atto tutte le strategie necessarie per evitare l’ictus e le sue conseguenze.

Come affermano gli esperti, nell’ictus cerebrale è importante distinguere la prevenzione primaria da quella secondaria. Quella primaria consiste nel prevenire l’ictus limitando i fattori di rischio. La prevenzione secondaria, invece, consiste nell’evitare che l’ictus si ripeta quando già si sono verificate ischemie cerebrali significative risultando fondamentali la diagnosi precoce e la terapia chirurgica, farmacologica e comportamentale delle condizioni patologiche che predispone alla patologia. Sempre nel caso di persone che hanno avuto un ictus cerebrale gli esperti consigliano quindi di effettuare almeno due volte l’anno le visite di controllo programmate sia dal neurologo sia da altri eventuali specialisti, come ad esempio il cardiologo, e eseguire, dove richiesto, esami strumentali di controllo, tra cui l’Ecocolordoppler dei vasi del collo, il Doppler Transcranico e l’Ecocardiogramma.


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