Gravidanza e Covid-19

Articolo di · 8 aprile 2020 ·

Dalla gestazione all’allattamento: le indicazioni sempre valide e quelle specifiche per il Covid-19

Il periodo della gravidanza porta con se gioie e preoccupazioni per la salute della donna e per quella del feto, ancor più in questo momento di emergenza sanitaria da Covid-19.

Il coronavirus non sembra rappresentare un problema per i bambini, dicono gli esperti, ma le preoccupazioni delle neomamme, delle donne in gravidanza o vicine al parto, rimangono. Dalla paura di infettarsi a quella di trasmettere il virus al feto, dalle apprensioni verso qualcosa di sconosciuto alle tensioni emotive legate alla quarantena che costringe le coppie a limitare gli spostamenti per andare dai medici, oltre ai corsi preparto sospesi.

“Quello che sappiamo su Covid-19 in relazione alla gravidanza – afferma la dottoressa Daniela Di Martino, medico ginecologo all’Ospedale Mangiagalli di Milano – è che le donne gravide sono a

Dott.ssa Daniela Di Martino – Medico ginecologo

rischio di infezione come gli altri ma la percentuale di complicazioni è più bassa rispetto alla popolazione generale. Inoltre, uno studio condotto in Cina e pubblicato su The Lancet dimostra che il virus non oltrepassa la placenta e pertanto non infetta il feto. Anche i dati riportati dall’equipe medica della Mangiagalli, punto di riferimento per le donne gravide positive al Covid-19, confermano che i neonati partoriti da madri positive risultano negativi a tale virus”.

Dopo pochi giorni dall’inizio dell’emergenza, la Clinica Mangiagalli aveva rivoluzionato i suoi spazi, isolando intere aree del pronto soccorso, dedicando sale parto, corridoi, ingressi, ascensori, camere per le donne col pancione positive al coronavirus. Stessa riorganizzazione all’Ospedale Buzzi di Milano, dove è stata creata un’isola neonatale in una sala parto dedicata che comprende diversi strumenti necessari per monitorare la salute delle mamme e del bambino come un lettino “Infant Warmer”, un rianimatore t-piece per una ventilazione a pressione positiva con controllo dei picchi pressori, saturimetro, frequenzimetro e una bilancia neonatale.

I consigli forniti dal Ministero della Salute sulle donne in gravidanza sono quelli suggeriti per tutti, ossia di intraprendere le normali azioni preventive per ridurre il rischio di infezione, come lavarsi spesso le mani ed evitare contatti con persone malate. Non sono quindi suggeriti ulteriori esami di approfondimento: il protocollo medico rimane uguale ad un normale percorso di gravidanza.

“Gli esami utili per la gravidanza sono decisi dal Ministero e sono stati aggiornati nel 2017 – continua la dottoressa Di Martino – Tra le ultime novità, è stato inserito a carico del Sistema Sanitario Nazionale il test combinato come esame di screening per le anomalie dei cromosomi (Sindrome di Down). Inoltre, la donna mensilmente dovrà sottoporsi a esami ematochimici e delle urine”.

Nel percorso della gravidanza è importante che la donna non si senta malata, che affronti le visite mediche con serenità ma è altrettanto utile che si sottoponga alle visite di controllo fondamentali per la sua salute e per quella del feto.

“Bisogna distinguere le gravidanze a basso rischio da quelle ad alto rischio per le quali è previsto un percorso dedicato e differente – afferma la dottoressa Di Martino – Per le prime, invece, occorre sottoporsi a due ecografie: una nel primo trimestre ed una al quinto mese oltre alle visite periodiche fino al termine della gravidanza”.

Esami altrettanto importanti sono quelli utili per conoscere eventuali patologie sviluppate dal feto.

“Per quanto riguarda la diagnosi prenatale ci sono diversi test di screening come quello combinato e del DNA fetale che calcolano la probabilità di rischio per anomalie cromosomiche del feto – continua la dottoressa Di Martino – Esistono inoltre esami come villocentesi ed amniocentesi che studiano la mappa cromosomica del feto e, per l’analisi dell’anatomia fetale, l’ecografia può individuare una percentuale delle malformazioni”.

E’ inoltre importante controllare le infezioni durante la gravidanza perché, alcune di esse possono risultare pericolose per il feto. “Le infezioni da toxoplasma, rosolia e citomegalovirus sono tra le più frequenti e pericolose e anche il parvovirus può causare anemia fetale”- afferma la Di Martino.

Per quanto riguarda il post parto, la dottoressa sostiene l’importanza dell’allattamento al seno sia per la mamma e sia per il bambino poichè il latte materno è l’elemento più ricco e appropriato per l’alimentazione del neonato e, di grande importanza, la mamma, con il latte, passa al bambino anche i suoi anticorpi. L’Organizzazione Mondiale della Sanità lo consiglia fino ai due anni – continua la Di Martino.

Anche se molto limitate, esistono però delle controindicazioni per l’allattamento e sono per lo più legate alle patologie della mamma per le quali deve assume farmaci controindicati in questo particolare momento.

Per quanto riguarda invece le donne positive al Covid-19, le informazioni scientifiche disponibili al momento e il potenziale protettivo del latte materno, si ritiene che, nel caso in cui la madre stia facendo gli accertamenti diagnostici o abbia già contratto il virus, le sue condizioni cliniche lo consentano e lei lo desideri, l’allattamento debba essere avviato e mantenuto, direttamente al seno o con latte materno spremuto. Il virus responsabile del Covid-19 non è stato rilevato finora nel latte materno raccolto dopo la prima poppata (colostro) delle donne affette e in almeno un caso sono stati invece rilevati anticorpi anti SARS-CoV-2. Per ridurre il rischio di trasmissione al bambino, vengono raccomandate le procedure preventive di igiene delle mani e l’uso della mascherina durante la poppata, secondo le raccomandazioni del Ministero della Salute. Nel caso in cui la mamma e il bambino devono essere temporaneamente separati, è suggerito di aiutare la madre a mantenere la produzione di latte attraverso la spremitura manuale o meccanica e anche tale azione dovrà essere effettuata seguendo le stesse indicazioni igieniche.

Altro aspetto importante e delicato è la depressione post partum o depressione puerperale: un disturbo che colpisce, con diversi livelli di gravità, dal 7 al 12% delle neomamme ed esordisce generalmente tra la 6ª e la 12ª settimana dopo la nascita del figlio. La donna si sente triste senza motivo, irritabile, facile al pianto, non all’altezza nei confronti degli impegni che la attendono.

“Credo sia utile fare rete, frequentare già in gravidanza il consultorio familiare vicino casa, avere dei punti di riferimento per il sostegno nell’allattamento e conoscere altre mamme con le stesse esperienze e difficoltà – conclude la dottoressa Di Martino – E’ altrettanto valido cercare di costruire una rete familiare e di amicizie per il supporto nella preparazione dei pasti e nella pulizia della casa”.


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