Gonartrosi: riconoscerla e curarla

Articolo di · 25 maggio 2020 ·

Dalle protesi monocompartimentali al percorso Fast-Track: ridurre lo stress chirurgico e agevolare la ripresa del movimento

 

Colpisce milioni di persone ed è una malattia degenerativa progressiva in cui la cartilagine articolare, ovvero la “suola” delle articolazioni, tende progressivamente ad usurarsi.

Parliamo della Gonartrosi o artrosi del ginocchio che puó essere primitiva oppure secondaria ad altre affezioni, come traumi, infezioni, terapia radiante o malattie del metabolismo osseo, come il morbo di Paget. I fattori di rischio piú importanti sono sicuramente il peso corporeo, la sedentarietá e il fumo di sigaretta.

Una volta danneggiata o usurata, la cartilagine non è in grado di riparare o di rigenerarsi e così il processo artrosico progredisce fino a determinare deformità dell’articolazione e perdita del movimento articolare con difficoltà della deambulazione – afferma il Dr. Alessio Biazzo , ortopedico specializzato in chirurgia protesica mininvasiva del ginocchio e dell’anca – Alla base di tale processo c’è un’alterazione

Dr. Alessio Biazzo – Medico Ortopedico

dell’omeostasi cellulare ed uno squilibrio del turn-over nascita/morte cellulare. Questa usura espone l’osso subcondrale e causa dolore e limitazione funzionale. Le sedi più colpite sono le ginocchia e le anche, per ovvie ragioni gravitazionali.”

Per giungere ad una diagnosi è sufficiente un accurato esame clinico ed una radiografia in carico delle ginocchia.

Il primo approccio non deve mai essere aggressivo – continua il Dr. Biazzo – anche perché non sempre troviamo una corrispondenza tra i sintomi riferiti dal paziente ed il quadro radiografico. Il trattamento dipende sempre dal considerare nell’insieme sintomi, grado radiografico di artrosi, limitazioni riferite dal paziente, aspettative, stile di vita e attività lavorativa”.

Per quanto riguarda le cure, a disposizione del paziente ci sono infiltrazioni articolari con cortisone o acido ialuronico utili soprattutto nelle fasi iniziali della patologia con quadro radiografico moderato oppure in quei pazienti con malattia avanzata ma che non vogliono o non possono sottoporsi ad intervento chirurgico. L’obiettivo di questi trattamenti è solamente sintomatico e mira ad alleviare i sintomi ma non a risolvere il problema. Non garantiscono i risultati di un intervento come afferma il Dr. Biazzo ma possono alleviare il dolore e migliorare la performance del paziente.

Altra strada percorribile è l’intervento chirurgico e la scelta del paziente candidato, a detta del Dr Biazzo, è sicuramente il compito più difficile frutto di un’attenta valutazione clinica e radiografica che deve tener conto delle aspettative del paziente e delle sue abitudini e stili di vita. “Il trattamento artroscopico – continua il Dr. Biazzo – può prevedere la semplice meniscectomia con microperforazioni fino al trapianto di condrociti autologhi. Quando questi trattamenti non hanno avuto beneficio o di fronte ad una gonartrosi avanzata si opta per il trattamento protesico anche se in realtà più che di protesi è più giusto parlare di chirurgia mini-invasiva che deve essere intesa come una filosofia e un’attitudine chirurgica volta al risparmio dei tessuti nobili del nostro organismo. Il nostro obiettivo è ridurre lo stress chirurgico utilizzando le vie di accesso specifiche e le protesi mini-invasive sono delle tecniche chirurgiche avanzate che hanno l’obiettivo di risparmiare il più possibile muscoli, tendini e ossa e di ridurre il trauma sui tessuti. Nel caso del ginocchio, sono spesso utilizzate le protesi monocompartimentali che sostituiscono il solo compartimento danneggiato e, in eventi selezionati l’intervento, può anche essere eseguito in contemporanea ad entrambe le ginocchia”.

I vantaggi della protesi monocompartimentale rispetto alla protesi totale sono rappresentati da una riduzione dei tempi chirurgici e delle perdite ematiche, con una probabilità di ricevere trasfusioni di sangue pari allo zero per cento e dal recupero funzionale più rapido con possibilità di riprendere la propria autonomia in circa venti giorni.

Oltre agli interventi però, risulta di fondamentale importanza la riabilitazione, necessaria per rinforzare i muscoli che consentono di far muovere le articolazioni e quindi in questo caso le protesi.

Per i pazienti più giovani abbiamo invece attivato il percorso Fast-Track, con il quale si intende un approccio multidisciplinare volto ad accelerare il recupero del paziente – afferma il Dr. Biazzo – Il team di specialisti si compone del chirurgo ortopedico, l’anestesista, il fisioterapista e l’infermiere che si prendono cura del paziente fin dal pre-ricovero, momenti in cui gli viene già insegnato come usare le stampelle, come si deve vestire e quali accorgimenti pratici dovrà avere con la protesi, come alimentarsi, quali esercizi eseguire per rinforzare la muscolatura, migliorare la postura e la percezione dell’arto operato”.

La gestione multidisciplinare del paziente prima, durante e dopo l’intervento, riduce fortemente lo stress psico-fisico e il dolore post-operatorio e agevola la ripresa del movimento. I pazienti candidati a questo percorso sono selezionati dal team di specialisti: in particolare devono avere un buon grado di autonomia fisica, non devono avere elevate comorbilità (cioè poche patologie associate), devono essere determinati a voler rientrare rapidamente alla quotidianità, devono avere un familiare che li segua e dopo la dimissione li accompagni al più vicino centro di riabilitazione.

Ulteriori approfondimenti sulle ultime novità riguardanti la Gonartrosi e altre tematiche ortopediche sono disponibili al seguente link: https://www.artrosiginocchioanca.it/blog-protesi-ginocchio-anca/


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