Giornata mondiale del donatore di sangue

Articolo di · 12 giugno 2019 ·

L’Organizzazione mondiale della sanità: sangue sicuro, un diritto di tutti

Il 14 giugno si celebra la Giornata mondiale del donatore di sangue, istituita dall’Organizzazione mondiale della sanità. Una giornata per promuovere la solidarietà in questo specifico settore dei sistemi sanitari.

La Mutua sanitaria Cesare Pozzo fa della solidarietà un proprio elemento costitutivo e distintivo ed è quindi impegnata a diffondere informazioni  su questa giornata.

Con questo evento, l’Organizzazione mondiale della sanità intende ringraziare i donatori volontari e non retribuiti e accrescere la consapevolezza della necessità di donazioni regolari di sangue. L’obiettivo è che in tutti i Paesi si possa avere accesso a rifornimenti economici, tempestivi e di buona qualità. Le trasfusioni e i farmaci derivati dal sangue salvano milioni di vite ogni anno. L’approvvigionamento di sangue e prodotti derivati è quindi essenziale per una copertura sanitaria universale e sistemi sanitari efficaci.Giornata mondiale del donatore di sangue 2019

Il sangue e gli emoderivati sono cruciali per la cura di moltissime persone quali partorienti e neonati, bambini con anemia causata da malaria o malnutrizione, pazienti che soffrono di varie patologie (malattie del sangue e del midollo, condizioni di immunodeficienza), persone che hanno subito traumi o sottoposte a interventi chirurgici.

L’Oms definisce la salute un diritto umano, per cui ogni persona nel mondo dovrebbe, in caso di necessità, avere accesso a trasfusioni di sangue sicure. L’invito solidaristico è che chiunque sia in grado di farlo, effettui donazioni periodiche volontarie e gratuite, in modo da garantire a tutti i Paesi un approvvigionamento adeguato. A questo scopo diventa però cruciale garantire ovunque la sicurezza e il benessere dei donatori.

Non è molto noto che nel mondo il sangue provenga, oltre che dai volontari, da familiari o amici che rimpiazzano quello usato per il paziente o addirittura da donatori retribuiti. In Italia invece, il sistema sangue si basa esclusivamente sulla donazione volontaria, anonima e non remunerata.

Secondo i dati forniti dal Centro Nazionale Sangue del Ministero della Salute, nel nostro Paese i donatori sono 1,7 milioni, di cui 1,3 milioni periodici. Grazie a loro l’Italia è un Paese autosufficiente. Per quanto riguarda il plasma, componente del sangue necessaria alla produzione di farmaci salvavita, le donazioni in aumento permettono di garantire il 70% del fabbisogno per tutti i plasmaderivati necessari ai pazienti italiani. Anche in questo caso l’obiettivo rimane l’autosufficienza.

Avis, la più grande associazione italiana di donatori, ricorda che il sangue è un importantissimo tessuto non riproducibile in laboratorio e che, per diventare donatori, bisogna avere un’età tra i 18 e i 60 anni, un peso non inferiore a 50 chilogrammi e godere di buona salute.

L’Organizzazione mondiale della sanità fornisce dati su scala globale: i più recenti sono relativi al 2015, anno in cui nel mondo sono state effettuate 117,4 milioni di donazioni, il 42% delle quali raccolto nei Paesi ad alto reddito, dove risiede il 16% della popolazione mondiale.

Nei paesi a basso reddito, fino al 52% delle trasfusioni viene effettuato su bambini sotto i cinque anni, mentre nei Paesi ad alto reddito la maggior parte delle trasfusioni (fino al 75%) avviene su persone sopra i 65 anni. Nei Paesi ad alto reddito si effettuano 32,6 donazioni ogni 1.000 persone, 15,1 nei Paesi a reddito medio-alto, 8,1 nei Paesi a reddito medio-basso, 4,4 donazioni nei Paesi a basso reddito.

Le donazioni di sangue volontarie e gratuite sono fortunatamente in aumento: 11,6 milioni in più tra il 2008 e il 2015. In 78 Paesi si raccoglie con questo metodo più del 90% del sangue necessario, mentre in 58 Paesi più del 50% proviene da familiari o da donatori retribuiti.

Se quindi la necessità di sangue e prodotti derivati sicuri è universale, l’accesso a essi varia notevolmente da Paese a Paese, molti dei quali non raggiungono l’autosufficienza, né sono in grado di garantirne qualità e sicurezza. L’Organizzazione mondiale della sanità invita i governi, le autorità sanitarie e i sistemi sangue nazionali a lavorare insieme per istituire sistemi e infrastrutture adeguati, garantire sangue ed emoderivati sicuri e la salute dei donatori, promuovere un uso clinico appropriato e supervisionare l’intera catena delle trasfusioni.

L’evento globale del World Blood Donor Day, che quest’anno si svolge in Ruanda, nel 2020 si terrà in Italia. “Poter ospitare la Giornata mondiale – affermano Gianpietro Briola, Aldo Ozino Caligaris, Sergio Ballestracci e Paolo Monorchio, rispettivamente presidenti nazionali di Avis, Fidas, Fratres e referente nazionale sangue della Cri – rappresenta un legittimo ringraziamento ai 1,7 milioni di donatori volontari, che attraverso la cultura della solidarietà e la donazione volontaria, associata e non remunerata, garantiscono ogni giorno l’assistenza ai pazienti”.

La donazione del sangue è un gesto profondamente altruistico. Tuttavia, in Paesi come l’Italia con elevati standard di qualità e sicurezza del sistema trasfusionale, la donazione è anche un’efficace strategia di prevenzione che garantisce il donatore stesso. Il sangue prelevato viene infatti sottoposto a numerosi esami. Secondo gli ultimi dati comunicati dal Centro nazionale sangue, un donatore su mille scopre un’infezione andando a donare.

La Mutua sanitaria Cesare Pozzo ricorda a donatori e non donatori l’importanza di periodici esame del sangue e più in generale della prevenzione, per la diagnosi precoce delle patologie e il mantenimento di un buono stato di salute. CesarePozzo garantisce questi percorsi di prevenzione, grazie ai piani sanitari pensati per la tutela dei propri soci.


    Lascia un commento