Giornata mondiale del cuore

Articolo di · 25 settembre 2019 ·

L’importanza della prevenzione nelle malattie cardiovascolari.

Il 29 settembre è la Giornata mondiale del cuore, campagna di sensibilizzazione e informazione sulle malattie cardiovascolari.

Le malattie cardiovascolari (malattie ischemiche del cuore, come l’infarto acuto del miocardio e l’angina pectoris, e le malattie cerebrovascolari, come l’ictus ischemico ed emorragico) sono fra le prime cause di morbosità, invalidità e mortalità in Italia. Secondo i dati di Epicentro, il portale dell’epidemiologia per la sanità pubblica a cura dell’Istituto Superiore di Sanità, esse rappresentano il 44% delle cause di mortalità in Italia. La prevalenza di cittadini affetti da invalidità cardiovascolare è pari al 4,4 per mille e il 23,5% della spesa farmaceutica italiana (pari all’1,34 del prodotto interno lordo), è destinata a farmaci per il sistema cardiovascolare.

Fonti del Centro Cardiologico Monzino IRCCS, istituto convenzionato con la Mutua sanitaria Cesare Pozzo, indicano che nel nostro Paese sono 225mila (127mila donne e 98mila uomini) le vittime annuali delle malattie cardio-cerebrovascolari, come infarto, scompenso e ictus, e molte di queste morti si verificano prima dei 60 anni di età. Grazie alla prevenzione però i tassi di mortalità per queste malattie si sono ridotti di oltre il 35% negli ultimi undici anni, soprattutto grazie alla prevenzione.

Il Ministero della Salute ricorda infatti che accanto a fattori di rischio non modificabili (età, sesso e familiarità), esistono anche fattori modificabili, legati a comportamenti e stili di vita (fumo, abuso di alcol, scorretta alimentazione, sedentarietà) spesso a loro volta causa di diabete, obesità,  ipercolesterolemia, ipertensione arteriosa.

La Giornata mondiale per il cuore è una campagna internazionale che mira proprio a modificare i comportamenti della popolazione. È promossa dalla World Heart Federation e in Italia coordinata da Fondazione Italiana per il Cuore, in collaborazione con Conacuore  – il coordinamento che riunisce 100 associazioni di pazienti cardiovascolari -, Fondazione Giovanni Lorenzini  e Istituto Nazionale per le Ricerche Cardiovascolari. L’elenco delle iniziative è lungo e articolato su tutto il territorio nazionale ed è consultabile qui e qui.

Fra le molte iniziative in programma anche quella patrocinata dalla Lega Calcio Serie A e dalla FIGC: in occasione della 6° giornata di campionato (28-30 Settembre) all’inizio delle partite, i calciatori portano in campo gli striscioni della Giornata Mondiale per il Cuore per diffondere il messaggio della prevenzione cardiovascolare.

A Milano è in programma un’intera settimana di eventi, la Milano Heart Week, promossa, in collaborazione con il Comune di Milano, dal Centro Cardiologico Monzino, con il quale è attiva una delle tante convenzioni della Mutua sanitaria Cesare Pozzo.

L’ultima frontiera della prevenzione della malattia è la prevenzione cardiovascolare “di precisione”, vale a dire su misura per ogni individuo. Elena Tremoli, Direttore Scientifico del Centro Cardiologico Monzino, spiega che “il principio di prevenzione di precisione si può sintetizzare in: a ciascuno la sua prevenzione. Si tratta, in pratica, – prosegue Tremoli – di personalizzare l’intensità degli interventi preventivi, migliorando la capacità di identificare i soggetti a massimo rischio di malattia, rispetto a quelli meno suscettibili agli effetti dannosi dei fattori di rischio più noti, come fumo, alimentazione scorretta o scarsa attività fisica. Effetti pericolosi per tutti, sia ben chiaro, ma non nella stessa misura”.

Elena Tremoli, Direttore Scientifico del Centro Cardiologico Monzino IRCCS

Il Monzino ha anche stilato un decalogo delle buone abitudini per proteggere il cuore che prevede di:

  • Non fumare o smettere ed evitare di esporsi al fumo passivo.
  • Praticare una regolare e sufficiente attività fisica aerobica.
  • Seguire una dieta corretta e moderata: la dieta mediterranea ricca di alimenti vegetali e con le giuste calorie aiuta a mantenere il cuore in salute.
  • Conoscere i propri fattori di rischio, valutando periodicamente i valori di pressione arteriosa, colesterolo, glicemia e peso.
  • Mantenere un atteggiamento positivo verso la vita.
  • Per le donne: vietato fumare se si prende la pillola, monitorare periodicamente il rischio cardiovascolare se si ha avuto pressione alta o diabete durante la gravidanza, tentare di arrivare alla menopausa in normopeso e fisicamente attive.
  • Non sottovalutare alcuni segnali quali russare di notte, avere risvegli con senso di soffocamento, palpitazioni, mancanza il fiato. Parlarne con il proprio medico.
  • Non trascurare la salute della bocca, perché è collegata a quella del cuore.
  • Non credere che i problemi di cuore siano una cosa che riguarda altri e non ignorare i rischi solo perché non si sentono (pressione o la glicemia alte non si vedono, ma sono pericolose).
  • Se si è in trattamento con farmaci per la pressione arteriosa, il colesterolo, il diabete o il cuore, prenderli regolarmente e non sostituirli o cambiare le dosi senza prima consultare il medico.

Bisogna inoltre fare molta attenzione agli “incroci pericolosi”, vale a dire avere contemporaneamente fuori norma due o più valori di pressione arteriosa, colesterolo, glicemia e peso.

La carta del rischio cardiovascolare, messa a punto dall’Istituto Superiore di Sanità, ci aiuta a valutare i rischi per il nostro cuore, incrociando fattori quali età, genere, colesterolo, pressione, diabete e fumo. È comunque sempre opportuno consultare il proprio medico.

La prevenzione deve iniziare già in giovane età. Per questo la Milano Heart Week 2019 è anche mirata a intercettare i giovani: “la prima forma di personalizzazione è l’età – sottolinea Tremoli – e nella fascia 11-16 anni il nostro intervento preventivo deve essere molto forte, perché in quel periodo di norma si acquisiscono abitudini che durano tutta la vita. Inoltre i giovani non sono immuni dal rischio cardiovascolare. 1.000 morti cardiache improvvise ogni anno in Italia sono di persone al di sotto dei 35 anni. Certo, non è facile trovare linguaggi e strumenti adeguati per parlare di prevenzione ai ragazzi, ma è una sfida culturale con cui vale la pena di confrontarci”.


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