Adulti portatori di diversità per bambini più tutelati

Articolo di · 19 novembre 2019 ·

Il diritto alla vita, alla famiglia e alla salute dovrebbe far parte del DNA di ogni bambino ma spesso così non è.

Il 20 novembre si celebra la Giornata mondiale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza che commemora la data in cui la Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia venne approvata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York, il 20 novembre 1989.

Sono oltre 190 i Paesi nel mondo che hanno ratificato tale convenzione e, in Italia, la sua ratifica è avvenuta nel 1991 con la legge n.176.

La Convenzione è un documento che vuole riconoscere per la prima volta bambini e adolescenti come titolari di diritti civili, sociali, politici, culturali ed economici. Tutto ciò rappresenta una vera e propria rivoluzione culturale: il bambino non è più visto come soggetto passivo, mero ricettore di cura e protezione, ma viene considerato titolare di diritti e reale protagonista della sua vita.

Nonostante vi sia un generale consenso sull’importanza dei diritti dei più piccoli e sono trascorsi quasi 30 anni dall’approvazione della Convenzione ONU, ancora oggi molti bambini e adolescenti, anche nel nostro Paese, sono vittime di violenze o abusi, discriminati, emarginati o vivono in condizioni di grave trascuratezza. Diritti fondamentali come quello alla vita, alla famiglia, alla salute, alla protezione da ogni forma di abuso e sfruttamento sono continuamente violati.

Il diritto alla famiglia verrebbe garantito, tra le altre forme, anche tramite l’adozione che però, risulterebbe molto complessa da affrontare e da ottenere, per numerosi aspetti burocratici e per normative troppo differenti da nazione a nazione o, peggio ancora, da ente a ente.

Aroti Bertelli

“Tra i limiti più grossi che si riscontrano nel percorso di adozione, sicuramente c’è la lunga burocrazia da seguire – afferma Aroti Bertellli, giovane donna di origine indiana, adottata da una famiglia italiana all’età di nove anni e molto attiva sul fronte adozione – “Esistono norme e usanze diverse in base al paese di riferimento. Per esempio, l’India ha numerose festività nazionali che comportano uffici chiusi molto spesso e un conseguente rallentamento delle pratiche. L’ideale sarebbe allineare gli enti che si occupano di adozioni nel rispetto di un’unica legge universale e di una prassi comune. La situazione attuale sicuramente non aiuta le famiglie che si affacciano nel mondo dell’adozione e che non sanno come muoversi.”

Aroti ha scelto di essere attiva nel percorso dell’adozione cercando di migliorare questi e altri aspetti, proprio perché li ha vissuti personalmente e, meglio di chiunque altro, può capire le difficoltà e i limiti che si incontrano.

Il modo di gestire e di narrare l’adozione è sempre stato portato avanti  da chi l’adozione non l’ha vissuta ma, i veri protagonisti sono le persone adottate – continua Aroti – In questo ambito non c’è mai la voce dei ragazzi adottati ma solo quella dei genitori adottivi. Il nostro ruolo sembra quasi quello di un semplice testimone ma io, come altri ragazzi adottati, sono un protagonista. Per questo motivo mi sono messa in campo come attivista, perché ho voglia di migliorare le criticità di tutto questo percorso. Chi vuole conoscere l’adozione la deve conoscere dalla voce dei protagonisti anche solo per avere un panorama completo e diretto. L’adozione, tra l’altro, si fa per i figli e chi meglio dei figli adottati può parlarne?

Nel percorso di adozione ci si dimentica spesso delle famiglie biologiche. “Si parla più spesso degli orfanotrofi e delle famiglie adottive – continua Aroti – ma la vita proviene proprio dalla famiglia biologica. Molti ignorano che l’ideale, in tutto questo percorso, sarebbe che il bambino potesse vivere proprio nella famiglia di origine, salvo casi eccezionali. La famiglia biologica andrebbe sostenuta in tutto e per tutto per permetterle di preservare il suo nucleo familiare e questo lavoro andrebbe portato avanti e difeso dalla comunità di cui facciamo parte e dallo Stato che dovrebbe investire nella famiglia in generale”.

Altro aspetto fondamentale nel percorso dell’adozione è la tutela della propria identità che significa tutela delle radici della propria vita. “Un albero senza radici non può sopravvivere – continua Aroti –  Capire da dove si proviene significa essere portatori di una cultura soprattutto quando tutto intorno a te è differente. La società non è pronta ad accogliere le diversità come, ad esempio, i ragazzi adottati perchè tende a inglobare le persone invece di valorizzarle per il loro essere uniche. Siamo un’uguaglianza perché abbiamo gli stessi diritti di esistere e di essere ma rimaniamo diversi in quanto unici. Per questo è importante difendere e riconoscere le proprie origini così come è fondamentale valorizzare il bambino per permettergli di costruire una struttura solida di sé stesso e per renderlo così un adulto consapevole”.

Secondo Aroti un ruolo fondamentale in questo percorso di identità potrebbe essere rivestito dalla scuola che, per accogliere al meglio le diversità, dovrebbe aprirsi ad esse e ammettere al suo interno realtà adulte differenti come insegnati neri o disabili che diventano per il bambino un riferimento nel quale identificarsi.

Per questa giornata dedicata ai diritti dell’infanzia e dell’adolescenza l’augurio di Aroti è che i diritti del bambino possano diventare sempre più realistici. “Per rendere possibile tutto questo – conclude Aroti – bisognerebbe iniziare ad accogliere all’interno dei nuclei sociali un maggior numero di adulti portatori di diversità”.


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