Informarsi sulle guerre per cambiare rotta

Articolo di · 20 settembre 2020 ·

Giornata internazionale della pace: i siti con i dati sui conflitti in corso

Il 21 settembre è la Giornata internazionale della pace indetta dall’Onu. In questo 2020, 75° anniversario della costituzione delle Nazioni Unite, il tema è “Shaping peace together” (Diamo forma alla pace, insieme).

Secondo le Nazioni Unite, quest’anno così difficile ha reso ancora più chiaro che “non siamo nemici gli uni degli altri” e che, semmai il comune nemico è il virus che minaccia salute, sicurezza e stili di vita. Il Covid-19, sostiene l’Onu, ha ricordato con forza che il mondo è altamente interrelato e “ciò che succede in una parte del pianeta può avere un impatto sulle persone ovunque”.

dati guerre in corso

Gli Stati coinvolti in guerre nel 2019 (fonte UCDP)

Le Nazioni Unite invitano le persone a partecipare o organizzare una conversazione UN75 (clicca QUI per sapere come) per la costruzione di un “futuro di pace e prosperità”, a impegnarsi in azioni attive di solidarietà, diffondendo “compassione, gentilezza e speranza” e a informarsi sulla pace e sulle guerre in corso. In questo senso le Nazioni Unite stesse suggeriscono la lettura di documenti i cui link possono essere trovati QUI.

Ai documenti ufficiali dell’Onu, si possono aggiungere alcuni riferimenti che, sebbene possano apparire sconfortanti, aiutano a informarsi e comprendere le guerre in corso e quelle passate.

Il Department of Peace and Conflict Research dell’Università di Uppsala in Svezia cura un’enciclopedia dei conflitti, Uppsala Conflict Data Program, con dati a partire dal 1975. I set di dati sono scaricabili per le più ampie analisi ma anche forniti in mappe e grafici già prodotte dai ricercatori.

La mappa permette una navigazione per Stati o per vittime. La navigazione per Stati indica una breve spiegazione (in inglese), l’arco temporale configurabile, il numero di vittime e gli attori in conflitto armato, a loro volta cliccabili per l’indicazione delle perdite subite nel conflitto. Interessante anche l’utilizzo dei dati per fornire previsioni sull’andamento delle violenze: uno strumento per lanciare allarmi su basi scientifiche, al fine di prevenire o mitigare i conflitti.

Anche solo a un primo sguardo i dati sono evocativi. I Paesi interessati da conflitti armati nel 2019 erano ben 67 con violenza fra attori non statali, 54 con violenza fra attori statali (governi e/o forze ribelli), 31 con violenza unidirezionale verso i civili. Il numero delle vittime complessive nel 2019 è stata di 76.480 e dal 1990 al 2019 di 2.523.676.

Sulla mappa è possibile indicare l’intervallo temporale di visualizzazione dei dati. Riducendo l’intervallo agli ultimi 5 anni (2015-2019), oltre alle aree di crisi quali Siria 161.391 morti (considerando però che il picco si era registrato nel biennio precedente 2013-2014 con 141.827 morti), Afghanistan (113.793 vittime) e i vari conflitti che flagellano il continente africano, salta all’occhio la critica situazione di un Paese come il Messico, in cui la violenza armata sta mettendo fortemente a rischio le basi democratiche: 24.624 vittime, di cui ben 20.199 nel biennio 2018-2019 (40.448 nei 15 anni fra il 2005-2015). Si tratta della guerra della droga messicana che vede in conflitto i vari cartelli, fra loro e con le forze governative, una vera e propria guerra di cui si parla poco che ha visto un’escalation a partire dal 2006 con l’utilizzo di 6.500 militari dell’esercito federale in un’operazione antidroga. Un clima di violenza che secondo altre fonti ha fatto registrare complessivamente un totale di più di 115.000 morti fra il 2007 e il 2018.

Oltre al progetto dell’Università di Uppsala, per informarsi sui conflitti in corso è possibile consultare The Armed Conflict Location & Event Data Project (ACLED) che raccoglie dati su tutti i tipi di violenza politica e proteste nel mondo, a eccezione di Europa occidentale e Nord America.

Anche in questo caso i set di dati si possono consultare su una mappa interattiva, su infografiche preparate dai ricercatori oppure scaricare per ulteriori ricerche e analisi. Il sito stesso fornisce rapporti e analisi sui più vari scenari geopolitici.

La mappa interattiva (dashboard) può anche in questo caso essere filtrata in vario modo (intervallo cronologico, tipo di evento, regioni, attori, vittime, ecc.). Ad esempio, globalmente nelle aree geografiche analizzate, dal 1° gennaio a metà settembre 2020, ACLED riporta lo svolgersi di 25.402 battaglie, di 15.992 violenze contro i civili o di 17.825 esplosioni o violenze a distanza. Il sito riporta anche i dati su proteste e sommosse. Le vittime totali in questo arco temporale sono state 128.751.

Gli Stati Uniti non sono compresi nella ordinaria raccolta di dati di ACLED, ma una speciale sezione monitora, all’avvicinarsi delle elezioni presidenziali, gli accresciuti rischi di violenza e instabilità connesse al movimento Black Lives Matter e alle violenze della polizia.

Interessante anche la speciale sezione Covid-19 nella quale vengono tracciati e indicati su mappa il diffondersi dei disordini connessi alla pandemia (dimostrazioni, tumulti, repressioni di Stato, ecc.).

Anche se il quadro che emerge dalla consultazione di questi siti non sembra andare nella direzione del “futuro di pace e prosperità” auspicato dall’Onu, i dati e l’informazione sono sicuramente elementi da cui partire per invertire la rotta.


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