Dragon Boat: una barca per la riabilitazione oncologica

Articolo di · 16 settembre 2019 ·

La Dragon Boat è un’imbarcazione di origine orientale simile alla canoa, il cui nome proviene dalla sua caratteristica testa di drago posta sulla punta della barca. La sua nascita risale a miti e leggende e fa parte dell’omonima festa delle barche drago o anche festa di Duanwu. L’imbarcazione è generalmente predisposta per venti rematori più un timoniere alla poppa e un tamburino a prua per dare il ritmo di remata agli atleti.

Oggi, il Dragon Boat è una disciplina sportiva diffusa in tutto il mondo. La sua prima volta in Italia risale al 1988 e la prima regata con questa imbarcazione orientale fu disputata sul lago romano dell’Eur, attuale sede della Federazione Italiana Dragon Boat afferente al CONI, costituita il 10 maggio del 1997.
Da oltre vent’anni inoltre, su intuizione del medico canadese Don Mckenzie, le Dragon Boat hanno anche un utilizzo riabilitativo per le donne di tutto il mondo operate di tumore al seno costituendo una tipologia di riabilitazione alternativa, fuori dagli schemi tradizionali, che raccomandavano un limitato uso del braccio dopo l’intervento. Inoltre, lo stare in squadra ha da sempre sortito benefici psicologici notevoli sulle donne accomunate dallo stesso percorso di malattia.

Nel tempo si sono formate le squadre di Dragon Boat in rosa, ossia di pazienti ed ex pazienti operate e, dal 1996, si contano oltre 100 equipaggi in tutto il mondo: le prime in Canada, poi in Australia, negli Stati Uniti, Nuova Zelanda, Singapore, Sudafrica, Cina, Malaysia, Polonia, Inghilterra. Nel 2004 è nata a Roma Pink Butterfly, la prima squadra italiana, e nel 2006 la seconda Florence Dragon Lady. Nel tempo, questo sport utilizzato per la riabilitazione è diventato anche uno strumento di sensibilizzazione della malattia tanto che, a Firenze si tiene il Dragon Boat Festival italiano con donne provenienti da tutti i continenti.
La pratica di questo sport, oltre alla prevenzione del linfedema, sortisce un altro positivo effetto: il gioco di squadra e il contatto con la natura aiutano a ritrovare il sorriso e a riprendersi meglio dall’intervento.

Il Coordinamento Donne della Mutua sanitaria Cesare Pozzo, da sempre attivo nel sostenere e promuovere progetti sociali e di solidarietà, è impegnato in un programma itinerante su scala nazionale volto al sostegno e alla divulgazione della prevenzione, della cura e della riabilitazione in ambito oncologico e non solo, come quella svolta sulle Dragon Boat.

All’interno di questo progetto di portata nazionale, rientra il sostegno all’acquisto di una Dragon Boat a Falconara Marittima (AN) da parte della Lega Navale Italiana Sezione di Falconara Marittima che si avvale anche del contributo dell’Università Politecnica delle Marche.

Il progetto nasce per mettere a disposizione della neonata squadra di Dragonesse operate al seno che si stanno preparando ai prossimi impegni nel circuito LILT, un’imbarcazione modello Dragon Boat di capacità inferiore (dieci posti) a quella già in dotazione, per agevolare gli allenamenti nelle giornate in cui la presenza delle partecipanti non è sufficiente a completare la squadra. La stessa imbarcazione, inoltre, sarà utilizzata nel circuito riservato alle gare tra i vari Gruppi Universitari.

Un altro progetto di rilievo sempre promosso dal Coordinamento Donne della Mutua sanitaria Cesare Pozzo, è il convegno “Tumore al seno. Prevenzione, cura e riabilitazione”, organizzato a Foggia in collaborazione con Lilt (Lega Italiana per la lotta contro i Tumori) finalizzato a fornire dati sulle più recenti tecniche riabilitative post operatorie e sui benefici dello sport nel post intervento chirurgico al seno come il Dragon Boat. Sempre nell’ambito della cura e della prevenzione per il tumore al seno, il convegno è occasione per presentare l’importanza delle Breast Unit, unità senologiche interamente dedicate alla cura del tumore al seno che, grazie a personale e tecniche altamente specializzate, contribuisce a registrare una percentuale maggiore di sopravvivenza rispetto ad altri centri non specializzati.


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