Donne vittime di violenza: una casa per accoglierle

Articolo di · 25 maggio 2021 ·

“A volte, le donne che arrivano raccontano che non mangiavano per giorni se non si comportavano bene con i loro compagni”: obiettivo della casa famiglia Lo Scoiattolo è restituire loro dignità e autonomia.

I dati registrati nel 2020 relativi alle violenze sulle donne parlano chiaro. Secondo l’Istat, le chiamate ricevute dal numero di pubblica utilità contro la violenza sulle donne e lo stalking, il 1522, nel 2020 ha registrato un +79,5 % di chiamate: 15.128 contro le 8.427 del 2019.

Il boom di chiamate si è avuto a partire da fine marzo, con picchi ad aprile (+176,9% rispetto allo stesso mese del 2019) e a maggio (+182,2 rispetto a maggio 2019). La violenza segnalata quando si chiama il 1522 è soprattutto fisica (47,9% dei casi), ma quasi tutte le donne hanno subito più di una forma di violenza e tra queste in rilievo c’è quella psicologica (50,5%).

Rispetto agli anni precedenti, sono aumentate le richieste di aiuto delle giovanissime fino a 24 anni di età (11,8% nel 2020 contro il 9,8% nel 2019) e delle donne con più di 55 anni (23,2% nel 2020; 18,9% nel 2019) e riguardo agli autori, sono aumentate le violenze da parte dei familiari (18,5% nel 2020 contro il 12,6% nel 2019) mentre sono stabili quelle ricevute dai partner attuali (57,1% nel 2020).

Altri dati di rilievo: nei primi 5 mesi del 2020 sono state 20.525 le donne che si sono rivolte ai Centri antiviolenza (CAV), per l’8,6% la violenza ha avuto origine da situazioni legate alla pandemia come la convivenza forzata o la perdita del lavoro da parte dell’autore della violenza o della donna.

Per quanto riguarda le case rifugio, nei primi 5 mesi del 2020 sono state ospitate 649 donne, -11,6% in meno rispetto allo stesso periodo del 2019. Questo tipo di ospitalità, si legge nei documenti diffusi dall’Istat, ha risentito più degli altri della situazione emergenziale, dal momento che, per evitare di mettere in pericolo le donne già residenti nelle Case, le operatrici hanno adottato altre strategie come l’ospitalità in bed and breakfast o in altre collocazioni provvisorie, rese disponibili anche con il supporto delle Prefetture.

Tra le varie realtà importanti presenti sul territorio nazionale, ad accogliere le donne vittime di violenza c’è la Casa Famiglia Lo Scoiattolo, gestita dalla Cooperativa Aelle il Punto: una struttura residenziale di tipo familiare che ospita, per un limitato arco di tempo, donne in situazione di disagio sociale, che necessitano di sostegno nel percorso di autonomia e di inserimento o di preparazione al reinserimento sociale.

La finalità della Cooperativa Aelle il Punto è di prevenire ogni forma di disagio e migliorare le condizioni di persone con difficoltà psichiche e sociali, non autosufficienti come pazienti psichiatrici, anziani, minori, adolescenti, emigrati, rifugiati e donne.

La decisione di creare questa casa famiglia arriva dopo un’attenta valutazione del territorio che ha portato in evidenza una carenza di strutture di questo tipo, in grado di offrire servizi rispondenti ad una richiesta sociale molto elevata” – afferma Anna Maria Sansoni, responsabile della Casa

Anna Maria Sansoni – responsabile Casa Famiglia Lo Scoiattolo

Famiglia Lo Scoiattolo – La dicitura che abbiamo creato è, appunto, casa famiglia per donne in difficoltà e al suo interno c’è un mondo di problematiche differenti come persone vittime di violenza fisica, psichica, psicologica, spesso associate a problematiche psichiatriche. Generalmente si tratta di disagi che la donna si porta dietro dalla nascita e che si ripresentano in quasi tutte le dinamiche familiari che vive, come per esempio, anche la scelta del partner”.

Tra i tipi di violenza subita si annovera anche quella economica meglio spiegata da Anna Maria Sansoni: “per violenza economica si intende, ad esempio, una situazione nella quale il partner chiede alla propria compagna di non lavorare per meglio occuparsi della famiglia, vincolandola così a non avere un’autonomia economica e a chiedere dei soldi al proprio compagno per qualsiasi necessità. Questo spesso conduce ad assoggettamento e a violenza”.

L’identikit della donna che si rivolge alla casa famiglia Lo Scoiattolo è molto vario. Si compone in media di ospiti per lo più italiane di età molto giovane, con un livello culturale medio basso. “La provenienza da questo tipo di livello sociale esiste solo perchè la classe medio bassa utilizza maggiormente servizi come i Caf o i consultori, per inoltrare richieste di bonus o per l’Isee, e vivendo situazione di disagi, il primo luogo al quale decidono di rivolgersi è quello che già conoscono, ossia i servizi sociali che a loro volta fanno riferimento a strutture come la nostra. Questo però non vuole dire che in una classe socio culturale più alta, le violenze non ci siano. Semplicemente, quelle donne utilizzano altri canali”.

Le persone che giungono nella casa famiglia hanno vissuti e problematiche differenti. Ad accomunarle c’è però la difficoltà a denunciare.Spesso – afferma la responsabile della casa famiglia – le donne si avvicinano alla denuncia senza compierla in maniera manifesta e questo attiva una rete di chiamate e richieste di aiuto. Inizia così l’intervento dei servizi di sicurezza che si compone di una serie di visite domiciliari e di indagini che conducono la donna ad allontanarsi da casa”.

Le ospiti della casa famiglia devono avere la maggiore età e la fascia che maggiormente fa richiesta è quella tra i 27 e i 40 anni. La struttura ospita, inoltre, un massimo di otto nuclei familiari che si compongono anche della mamma con suo figlio. “Ogni donna entra con una situazione a sé – continua la responsabile – C’è molta differenza tra la donna che arriva con i figli e quella che giunge senza, poiché la mamma con bambino è passata già dall’iter del Tribunale dei Minori e l’allontanamento da casa è stato deciso da un giudice. Qualora ciò non fosse già avvenuto, per noi è obbligatoria la segnalazione al Tribunale dei Minori. A quel punto, la donna deve aspettare un decreto che autorizzi e disciplini anche il premesso ad uscire o meno dalla casa, che può avvenire insieme al figlio, da sola, o accompagnati da un operatore della struttura. Per una donna da sola, l’iter delle uscite è sicuramente più semplice da gestire”.

Per ogni donna che arriva nella casa famiglia viene stabilito un percorso individuale di sostegno e crescita che parte da una base: creare con lei un rapporto di alleanza e fiducia che possa condurre alla stesura di un piano personalizzato, con l’obiettivo di raggiungere un’autonomia, da sola o con i figli, che la renda in grado di gestire la sua vita in maniera indipendente. Per fare questo, vengono attivate diverse strade: dai colloqui psicologici, a quelli lavorativi, da quelli sociali a quelli educativi. “La mia equipe è variegata – afferma Anna Maria Sansoni – al suo interno ci sono psicologi, educatori, assistenti sociali. Tutti chiamati ad intervenire per garantire alla donna tutto quello di cui necessita per raggiungere l’obiettivo giusto per lei. Cerchiamo di capire la sua idea professionale, quale preparazione lavorativa e professionale abbia e, se non ne ha una precisa, cerchiamo di fargliela sviluppare. Forniamo una consulenza legale nel caso in cui avesse bisogno di avvocati civilisti o penalisti e compiamo un percorso sulla violenza che, attraverso colloqui scadenzati da determinate tempistiche, aiuti la donna a capire perché si è trovata in questa situazione”.

La giornata delle donne che abitano nella casa famiglia è scandita da impegni e mansioni da svolgere che si compiono in alternanza. Il principale lavoro rimane quello di occuparsi del mantenimento della casa e della relazione sia con i figli e sia con loro stesse. “Ci sono orari da rispettare che aiutano le donne a sviluppare un orologio biologico per loro e i loro figli. Sembra una banalità ma questa routine dà loro una regolarità che spesso non hanno mai avuto – afferma Sansoni – A volte le donne raccontano che nelle loro famiglie, se non si comportavano bene, non mangiavano per giorni. Per noi sono importanti sia i turni da rispettare e sia i momenti di convivialità che aiutano a creare un clima familiare e a promuovere uno scambio tra di loro poiché spesso provengono da culture differenti. La cena viene sempre svolta tutti insieme e per questo, spesso, si mangia con pietanze del Sud Italia o con piatti nigeriani!”

Nel calendario delle attività quotidiane, importanti sono anche gli impegni individuali prefissati di settimana in settimana, attraverso dei colloqui individuali svolti con le figure professionali di riferimento mentre nei giorni festivi, quando è possibile, si organizzano gite al di fuori della struttura per far conoscere alle donne il territorio nel quale vivono in quel momento, ma soprattutto per ridare loro la sicurezza nel muoversi.Spesso le donne non si sentono tranquille di uscire e la loro tendenza è di stare dentro casa per sentirsi protette” – commenta Sansoni – Il percorso di risalita è difficile e non sempre va a buon fine. Noi possiamo aiutarle ma molto dipende da loro. La parte più impegnativa con la quale duellare è soprattutto il senso di colpa che hanno nell’essere lontane dal partner violento. Dopo la prima settimana idilliaca nella quale tutto è nuovo e bello, avviene spesso una grande ricaduta e la donna sente una forte spinta a voler ritornare dal partner. Molti progetti purtroppo finiscono prima ancora di cominciare. Esistono, per fortuna però anche molti percorsi che funzionano e che fanno capire quanto sia importante questo lavoro e, soprattutto, che avere un futuro differente è possibile” .

I loro disagi, di frequente, nascono dalla famiglia di origine, spesso disfunzionale.Il problema ha origine molto tempo prima e proviene da genitori maltrattanti, psichiatrici, che non ci sono stati. Le donne vittime di violenza hanno dovuto combattere sempre con la sopravvivenza. Riportano infatti dei disagi psichici importanti che non dipendono da loro, ma dai loro genitori, che a loro volta hanno subito altri danni. E’ una catena e, ai figli che arrivano con le donne maltrattate, cerchiamo di dare il giusto sostegno affinchè questa catena abbia termine” – conclude Anna Maria Sansoni.

4 Commenti

  • comment-avatar

    Antonietta

    Articolo molto toccante, chiaro nell’esposizione dei contenuti importanti legati al tema delle donne vittime di violenza

    • comment-avatar

      Redazione

      Gentile Antonietta, grazie per il suo commento. Siamo felici che l’approfondimento sia stato da lei apprezzato. Un cordiale saluto dalla redazione di Mutua Oggi.

  • comment-avatar

    Giulia

    Queste sono realtà interessanti e importanti, che dovrebbero essere portate alla conoscenza di tutti. Auguro il meglio alla Casa Famiglia Lo Scoiattolo, che possa continuare il suo lavoro fondamentale di accoglienza, tutela e reinserimento di queste donne e bambini.

    • comment-avatar

      Redazione

      Gentile Giulia, grazie per il suo intervento e degli auguri sempre ben accetti.
      Saluti cordiali dalla redazione.


Lascia un commento