I DSA non sono malattie

Articolo di · 25 febbraio 2020 ·

Dislessia, disortografia, disgrafia, discalculia: cosa sono e quanto sono diffuse

Complessivamente si chiamano disturbi specifici dell’apprendimento (DSA): sono la dislessia, la disortografia, la disgrafia e la discalculia. Possono ostacolare i percorsi formativi e scolastici di bambini e ragazzi, ma esistono strumenti per fornire loro importanti aiuti. In questi ultimi anni, nella società, nel sistema sanitario e nella scuola è cresciuta la consapevolezza sul tema e ai DSA sono stati correttamente attribuite difficoltà di apprendimento che precedentemente venivano imputate ad altre cause, fra le quali, banalmente, lo scarso impegno nello studio.

dottoressa Francesca Mariotti, psicologa psicoterapeuta

I DSA sono disturbi del neurosviluppo, cioè della formazione e sviluppo del sistema nervoso. Francesca Mariotti, psicologa psicoterapeuta, responsabile dell’equipe DSA della cooperativa sociale Il Geco di Milano, spiega che “derivano da anomalie nell’elaborazione cognitiva legate a qualche tipo di disfunzione neurobiologica. Tali disfunzioni alla base dei disturbi – prosegue la dottoressa Mariotti – interferiscono con il normale processo di acquisizione della lettura, della scrittura e del calcolo. Nelle persone con questi disturbi le modalità normali di acquisizione delle capacità in questione sono alterate già nelle fasi iniziali dello sviluppo”. Le difficoltà di lettura, scrittura e calcolo “non sono la conseguenza di una mancata opportunità di apprendere, né sono dovuti a malattie cerebrali acquisite”.

Sono quindi disturbi funzionali, presenti già alla nascita, che si manifestano durante l’età evolutiva e nei percorsi di studio. In genere i bambini e i ragazzi che soffrono di DSA non hanno altre disabilità o difficoltà particolari. Avendo un’origine di natura neurobiologica, questi disturbi sono una caratteristica individuale delle persone che ne sono affette, essi sono “un tratto tipico del loro funzionamento”, come specifica Francesca Mariotti.

I modi in cui i quattro DSA interferiscono con i processi di apprendimento sono diversi e non uno stesso bambino può essere affetto da più di un disturbo. La dislessia è la difficoltà a leggere in modo accurato e fluente in termini di velocità e correttezza. La disortografia è la difficoltà a scrivere in modo corretto a livello ortografico. La disgrafia è la difficoltà a scrivere in modo fluido, veloce e comprensibile. Infine la discalculia è la difficoltà nell’eseguire calcoli rapidi a mente, nel recuperare i risultati delle tabelline e nei diversi compiti aritmetici.

I dati del Ministero dell’istruzione sulla presenza dei disturbi specifici dell’apprendimento in Italia fotografano un fenomeno in crescita e maggiormente diffuso nelle regioni del nord. Sia l’aumento dei casi, sia la loro distribuzione, sono però influenzati dalla maggiore (o minore) attenzione riservata al fenomeno.

La pubblicazione più recente si riferisce all’anno scolastico 2017/2018 e riguardano solo i disturbi effettivamente certificati. Sulla base di tale pubblicazione del Miur, la situazione nella scuola italiana è così riassunta dalla dottoressa Mariotti: “il numero di alunni con DSA sul totale dei frequentanti è pari al 3,2%. Nella scuola primaria la percentuale di alunni con DSA si è attestata intorno al 2%; per la scuola secondaria di I grado è stata pari al 5,6% e per la secondaria di II grado al 4,7%. Rispetto allo studio precedente, relativo all’anno scolastico 2010/2011, si è rilevato un incremento notevole del numero delle certificazioni: si è passati infatti dallo 0,7% al 3,2%”.

Lo stesso studio indica che il disturbo più certificato è la dislessia (2,1% sul totale degli alunni), seguito da disortografia (1,1 % sul totale degli alunni), discalculia (1,0%) e disgrafia (0,9%).

Per quel che riguarda la diffusione territoriale dei disturbi specifici dell’apprendimento, vengono rilasciate più certificazioni nelle regioni del nord-ovest (4,8% degli alunni frequentanti), seguite dalle regioni del centro (3,9%), del nord est (3,6%) e del sud (1,6%).

“Sicuramente – commenta la dottoressa Mariotti – la legge dell’8 ottobre 2010, n. 170, che reca le ‘Nuove norme in materia di disturbi specifici di apprendimento’, e le successive Linee Guida del 12/7/2011 sia per la valutazione che per l’intervento, hanno favorito una maggiore attenzione e consapevolezza delle strutture sanitarie, oltre che delle scuole, rispetto a questo tema”.

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