DSA: interventi, strumenti e strategie

Articolo di · 29 aprile 2020 ·

Dalla scuola al lavoro, i ragazzi con DSA possono superare le difficoltà e valorizzare le loro potenzialità creative

Nelle persone con disturbi specifci dell’apprendimento gli interventi di aiuto sono diversi, in base all’età, alla gravità e alla pervasività del disturbo. Secondo la dottoressa Francesca Mariotti, psicologa psicoterapeuta, responsabile dell’equipe DSA della cooperativa sociale Il Geco, “dalle evidenze attualmente disponibili emerge che i trattamenti più efficaci sembrano essere quelli mirati al recupero della correttezza e dell’automatizzazione del riconoscimento delle parole”.Gli strumenti per i disturbi specifici dell'apprendimento

Sono interventi di interventi di tipo logopedico, spesso effettuati con l’utilizzo di strumenti tecnologici che mirano a potenziate l’abilità della lettura.

I trattamenti sono più efficaci per i bambini della scuola primaria, per i quali sono opportuni interventi di potenziamento anche per la scrittura e il calcolo. Quando invece la diagnosi avviene nella scuola secondaria, si ottengono risultati migliori con interventi per potenziare il metodo di studio e l’acquisizione di strumenti compensativi.

Come indicato dalle linee guida ministeriali, si utilizzano “strumenti didattici e tecnologici che sostituiscono o facilitano la prestazione richiesta nell’abilità deficitaria” e che “sollevano l’alunno con DSA da una prestazione resa difficoltosa dal disturbo, senza facilitargli il compito dal punto di vista cognitivo”.

Quelli più noti sono la sintesi vocale, il registratore, i programmi di videoscrittura con correttore ortografico, la calcolatrice, i formulari e le tabelle per compensare la memoria a breve termine, le mappe concettuali. “Vi sono poi altre strategie – aggiunge la dottoressa Mariotti – che indichiamo alla scuola rispetto all’utilizzo di un approccio didattico che vada oltre l’utilizzo di strumenti compensativi e tenga conto delle difficoltà individuali e dei diversi stili di apprendimento, individuando insieme al ragazzo, alla famiglia e agli specialisti, le soluzioni operative più possibili efficaci”.

La normativa prevede che nella scuole sia presente un docente referente in materia di DSA per fornire supporto e indicazioni. La dottoressa Mariotti lavora sul territorio milanese segnala che, “negli ultimi anni le scuole si sono sufficientemente sensibilizzate e formate. Sempre più spesso sono gli insegnanti a rilevare le situazioni critiche, meritevoli di ulteriore valutazione clinica, e a comunicarlo ai genitori”.

La collaborazione fra referenti DSA, docenti e professionisti è normalmente proficua, ma “talvolta capita di incorrere in insegnanti più diffidenti, soprattutto nella scuola secondaria di secondo grado, per i quali la discontinuità nel rendimento scolastico è vista come dimostrazione di scarso impegno e non come un tratto tipico e gli strumenti compensativi sono considerati come facilitatori e alternative allo studio”. In realtà i ragazzi con disturbi specifci dell’apprendimento che devono imparare a realizzare e utilizzare gli strumenti compensativi, necessitano di maggior tempo e sforzo.

E dopo gli studi che succede? Spesso non vi è più la necessità avere così tanto a che fare con testi, ma i disturbi specifici dell’apprendimento accompagnano chi ne è affetto per tutta la vita. “Ai soggetti con DSA – spiega Mariotti – non è precluso alcun tipo di lavoro, anche se sicuramente ci sono alcune occupazioni più compatibili perché valorizzano le potenzialità anziché sottolineare le fragilità”. Professioni in ambito artistico, ingegneristico, informatico o educativo, specifica la psicologa, sono più congegnali perché vi possono trovare espressione “gli aspetti creativi spesso tipici dei DSA”.

Più difficoltosi invece i lavori che richiedono buona memoria, velocità nelle risposte, accuratezza nella lettura, precisione nel calcolo o buona gestione dei tempi. Anche in questi casi tuttavia esistono “strategie per rendere l’ambiente e le mansioni più compatibili con le difficoltà”, come i correttori ortografici, i registratori, il lavoro di gruppo o l’uso di strategie visive e mappe mentali.

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