Disturbi dell’apprendimento: una guida per i genitori

Articolo di · 16 marzo 2020 ·

DSA: i segnali da cogliere. Inutili le diagnosi prima dei 7-8 anni

È possibile individuare la presenza di disturbi specifici dell’apprendimento in bambini e ragazzi? Ci sono indizi a cui prestare attenzione? Sono domande che molti genitori si pongono alle prime difficoltà scolastiche dei figli.

La dottoressa Francesca Mariotti, psicologa psicoterapeuta, spiega che “sebbene ogni bambino abbia le sue peculiarità e le difficoltà non si manifestino necessariamente tutte o allo stesso modo, ci sono dei campanelli di allarme che un genitore può cogliere”.disturbi specifici dell'apprendimento

I segnali sono diversi a seconda del disturbo (dislessia, disortografia, disgrafia, discalculia). Rispetto alla lettura “il bambino – prosegue Mariotti – confonde lettere che appaiono simili graficamente (m-n, b-d, a-e, q-p) o che suonano simili (f-v. t-d, p-b); inverte le lettere, ne omette o aggiunge; commette errori di anticipazione leggendo le prime lettere e poi ‘tira a indovinare’ la parola, spesso sbagliandola; legge lentamente, spesso sillabando”.

Per quanto riguarda la scrittura, il bambino “compie fusioni o separazioni illecite (in-sieme anziché insieme), compie errori ortografici, commette errori in compiti di copiatura dalla lavagna, ha difficoltà nell’organizzazione dello spazio del foglio”.

Per l’ambito del calcolo, il bambino “ha difficoltà nella scrittura dei numeri e fa confusioni tra i simboli matematici; nel recupero dei risultati nei calcoli rapidi o delle tabelline; nelle procedure (calcoli in colonna, espressioni…); di gestione dello spazio (problemi di incolonnamento delle operazioni); nell’enumerazione, nei cambi di decina e/o omette numeri”.

La dottoressa Mariotti ricorda anche altre difficoltà spesso riscontrate nei bambini a cui viene poi diagnosticato un disturbo specifico dell’apprendimento. Queste possono essere: riconoscere la destra dalla sinistra; orientarsi nello spazio e nel tempo; attività di coordinazione motoria (allacciarsi le scarpe o i bottoni, appaiono goffi, difficoltà nel battere le mani andando a tempo di musica, ecc.); memorizzare e recuperare le sequenze (per es. giorni della settimana, mesi dell’anno, alfabeto ecc..); in compiti di memoria a breve termine; memorizzare termini specifici delle discipline, date, epoche storiche.

I problemi di apprendimento del bambino possono però essere motivati anche da altre cause, quali disturbi affettivi, ritardi mentali o deficit sensoriali. Per questo è importante che la diagnosi di disturbi specifici dell’apprendimento venga effettuata da un’equipe multidisciplinare composta da neuropsichiatra infantile, psicologo e logopedista.

La prima visita neuropsichiatrica, spiega la dottoressa Mariotti, è volta anche a “escludere fattori esterni che possano motivare le difficoltà scolastiche (anamnesi personale e familiare, storia del pregresso scolastico del bambino, adeguata possibilità di apprendere del bambino rispetto al contesto scolastico, difetti non corretti della vista e dell’udito)”. Ad essa seguono test standardizzati e tarati per classe ed età che indagano il funzionamento cognitivo, le abilità scolastiche di lettura, scrittura e calcolo oltre agli aspetti linguistici.

La dottoressa Mariotti specifica che, per una diagnosi corretta, è importante che venga terminato il normale processo di insegnamento delle abilità di lettura e di scrittura (seconda classe primaria) e di calcolo (terza classe primaria): “per questo motivo le diagnosi di dislessia, disortografia e disgrafia non possono essere formulate prima dei 7 anni, mentre per la diagnosi di discalculia bisogna aspettare gli 8 anni”.

Non è facile invece capire quando sia meglio intervenire, dato che alcune caratteristiche dei disturbi d’apprendimento possono presentarsi anche nel corso di un normale sviluppo del bambino. “Sicuramente – prosegue Mariotti – se nel corso del primo anno di scuola primaria, o all’inizio della seconda, il bambino non compie i progressi attesi è opportuno considerare la necessità di effettuare una valutazione completa”.

Procedere a una valutazione troppo presto comporta il rischio di diagnosi errate. Di contro, sostiene Mariotti, “se si rilevano comportamenti e difficoltà in aree come la difficoltà nell’orientamento spazio temporale, nella coordinazione motoria, anomalie nelle sequenze o nell’organizzazione delle attività, il tutto considerata l’età del bambino e i livelli attesi, si può richiedere una valutazione dei punti di forza e di debolezza del bambino, così da mettere in atto interventi di potenziamento degli aspetti carenti”.

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