Covid-19 e bambini: cosa fare per proteggerli

Articolo di · 17 aprile 2020 ·

“Per tutelare i bambini dal contagio da Covid-19 è fondamentale che restino a casa – afferma la dottoressa Alessandra De Palma, medico pediatra – “E’ impegnativo ma è importante sia per la loro salute e sia per quella di genitori e nonni: i bambini, infatti, possono essere un veicolo importante di trasmissione del virus”.

Le paure per i propri figli rispetto all’emergenza sanitaria da Conoravirus rimangono tante. I dati registrati finora rispetto al contagio sono però confortanti poichè riportano che, generalmente, i bambini risultano colpiti in maniera lieve, senza sintomi preoccupanti e a volte anche in maniera asintomatica.

“Ci siamo confrontati tra pediatri e, proprio in questi giorni, stiamo assistendo ad una crescita dei

Dott.ssa Alessandra De Palma – Medico pediatra

numeri anche nella popolazione pediatrica – continua la dottoressa Alessandra De Palma – Nella maggior parte dei casi si tratta quasi sempre di contagi causati da un contatto stretto con persone affette da virus (genitori, nonni, tate) perché per fortuna la chiusura delle scuole ha determinato un drastico calo della circolazione di ogni tipo di virus nei bambini. Deve però tranquillizzare il fatto che finora i bambini risultano colpiti in maniera lieve e, nei casi che abbiamo avuto, nel giro di due o tre giorni di febbre guariscono”.

Per la tranquillità dei genitori è utile sapere però quando occorre preoccuparsi e come ci si deve comportare.

“Come sempre – continua la dottoressa De Palma – per qualsiasi malattia infantile e non solo per il Coronavirus, quello che deve preoccupare è l’abbattimento delle condizioni generali del bambino, e quindi perdita della vivacità e atteggiamento apatico. In più, rispetto al Covid-19 stiamo assistendo a quadri molto diversi di sintomi: febbre e/o diarrea e/o vomito e/o cefalea e/o esantemi. In linea di massima quindi, lo stato generale del bambino deve farci da guida. E’ ovvio che con febbre alta non saranno vivaci ma, se una volta dato l’antipiretico il bambino ritorna a giocare e a svolgere le sue attività, allora vuol dire che va tutto bene. Se questo non avviene occorre capire di cosa si tratta”.

Il consiglio che viene dato dai medici è di sentire subito il pediatra di riferimento alla comparsa di uno dei sintomi. I casi sospetti vengono monitorati per 14 giorni e, passo dopo passo, viene deciso cosa fare.

Anche se i dati finora dimostrano che i bambini non vengono generalmente contagiati in forma aggressiva o possono addirittura essere asintomatici, rimangono comunque un veicolo di trasmissione molto potente per genitori e nonni che, una volta contratto il virus, possono anche avere serie complicazioni. Per questo, è anche vivamente consigliato evitare il più possibile il contatto con i nonni, non andarli a trovare e non farli venire nelle proprie case.

Altra precauzione suggerita dall’Organizzazione mondiale della Sanità, oltre al lavarsi frequentemente e a lungo le mani è l’impiego di guanti e mascherine anche nei bambini da usare solo se escono per esigenze di estrema importanza, come può essere la gestione del figlio tra genitori separati o nel caso in cui i genitori lavorano.

“Ribadisco che i bambini devono stare a casa per essere protetti il più possibile dal contagiocontinua la dottoressa De Palma – In questo momento ritornano utili i cortili condominiali da sfruttare per far uscire i bambini alternandosi con altre famiglie e mai insieme. Si possono anche organizzare dei turni tra vicini di casa”.

A preoccupare i genitori per la salute dei figli, oltre al contagio, sono anche le possibili conseguenze della quarantena generate, ad esempio, dalla mancanza di attività fisica e di momenti di socializzazione.

“Penso anche io a queste possibili ripercussioni perché, oltre a essere pediatra, ho anche due bambini di 8 e 11 anni – afferma la dottoressa De Palma – La cosa importante in questa situazione è non lasciarli tutto il giorno davanti a dispositivi elettronici (TV, cellulare, Ipad, Play Station) perché, tra i vari effetti negativi, il loro uso prolungato rende i bambini più nervosi. Bisogna trovare delle alternative di attività da svolgere. Per fare un esempio, in questi giorni con i miei bambini, ho cucinato biscotti, torte, sistemato foto di quando erano piccoli, scelto con loro vestiti e giochi da regalare ad altri bambini. I dispositivi elettronici ritornano utili per le video chiamate a amichetti e parenti e quindi per la socialità che rimane sempre molto importante. Noi pediatri, in questo periodo, abbiamo notato maggiori reazioni di nervosismo nei bambini. Stanno aumentando ad esempio, i disturbi del sonno e i tic che sono indice di disagio e nervosismo”.

Altra preoccupazione è la mancanza di esposizione al sole che potrebbe indebolire la salute dei bambini.

“Il sole aumenta le difese immunitarie. – continua la De Palma – Per sopperire alla mancanza di esposizione, in questo momento, i nostri bimbi possono assumere della Vitamina D. Lasciamo aperte le finestre se c’è una bella giornata, facciamo ginnastica con loro guardando, ad esempio, uno dei tutorial online. Inoltre, sempre per rafforzare le difese immunitarie, è importantissimo assumere tanta frutta e verdura. Questa come abitudine da avere sempre e, a maggior ragione, in questo periodo.”

2 Commenti

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    Jelena

    Grazie Dr De Palma
    È stata molto istruttiva, utile e incoraggiante
    Bojanin incoraggianti

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      Redazione

      Gentile Jelena, la ringraziamo per il commento positivo e siamo contenti che l’articolo le sia stato utile. Continui a seguirci, il blog della Mutua sanitaria Cesare Pozzo è sempre aggiornato con nuovi contenuti che speriamo possano interessarla.


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