Covid-19 e Fase 2: come ripensare questa “nuova” vita

Articolo di · 7 giugno 2020 ·

Dai posti strategici da creare per i bambini nei quali socializzare spontaneamente pur essendo tutelati ad uno schema di sicurezza da adottare in tutte le situazioni. Ecco alcuni accorgimenti da usare per un ritorno ad “nuova” vita come attori consapevoli.

 

Nella Fase 1 dell’epidemia da Covid-19, quasi tutta la popolazione ha vissuto un blocco totale: dal lavoro, dalla vita sociale, dai propri impegni e interessi e, in alcuni casi, anche dai propri affetti. La casa è stata vissuta come rifugio e soluzione al problema del contagio e le emozioni comuni a più persone sono state la paura, l’ansia e l’insicurezza per il presente e per il futuro.

Ora, nella Fase 2 della gestione dell’emergenza sanitaria da Covid-19, viene richiesto un ritorno alla vita pur in presenza del virus. Convivenza che sta generando reazioni diverse e soggettive.

C ‘è chi sta manifestando la voglia di evadere e di rompere gli schemi non facendo alcun riferimento alle restrizioni date per la tutela personale e della collettività. Altre persone si stanno dimostrando ancora vincolate dalla paura iniziale di uscire di casa e sentono l’esigenza di proteggersi tra le mura domestiche e c’è chi, nonostante la paura di uscire, sta procedendo a piccoli passi.

“In questa fase occorre riconoscere le emozioni che si provano, farle proprie, gestirle e affrontarle nel modo giusto per poter riprendere in mano la propria vita – commenta la dott.ssa Anna Vicidomini, psicologa

Dott.ssa Anna Vicidomini – Psicologa

Occorre avere consapevolezza della realtà, del rischio che si può correre e dei pericoli che ci sono. Non dobbiamo né negare la situazione che c’è e né enfatizzarla, ma semplicemente sapere che ce la possiamo fare, con prudenza e consapevolezza, per ritornare di nuovo attori e non solo spettatori della propria vita. Come nella Fase 1 lo stare a casa era un atto di amore verso noi e verso gli altri, nella Fase 2 occorre sapere che il rischio del contagio esiste ma con le giuste precauzioni, come l’indossare la mascherina, il distanziarsi e il lavarsi spesso le mani, possiamo affrontare tranquillamente la situazione e riprendere in mano la nostra vita”.

Nel ritorno alla socialità, protagonisti sono anche i bambini che dopo mesi di isolamento, finalmente possono tornare, sempre con prudenza e consapevolezza, a socializzare con i loro coetanei. Anche per loro, come suggeriscono gli esperti, occorre trovare un equilibrio che non sia fatto solo di regole e restrizione ma che abbia la finalità di assecondare la loro spontaneità in sicurezza.

I bambini in questo momento hanno bisogno di noi, del nostro sostegno, della nostra forza e sicurezza – continua la dottoressa Vicidomini – Dobbiamo cercare di non trasmettere le nostre ansie, paure e insicurezze. La vita nell’ambiente esterno è fondamentale per costruire la loro esperienze di vita e noi adulti dobbiamo guidarli per proteggerli ma senza negare loro la socializzazione. Il mio suggerimento è di frequentare o creare posti strategici nei quali, trovando meno affluenza di persone, il bambino può esplorare liberamente l’ambiente circostante, recuperando il suo tempo, senza l’ansia del contagio ma rimanendo sempre tutelato. Ed è per questo che, ora più che mai, ha bisogno di noi. In più, è importante riflettere sul fatto che la paura è più nostra che loro. Molti genitori, ad esempio, già nella Fase 1 prevedevano il peggio come l’impossibilità di indossare e far indossare la mascherina ai loro figli. Invece, la maggior parte dei bambini sta indossando la mascherina più facilmente degli adulti. Andando in giro e vedendo che tutti la usano, vivono questo gesto come normalità e di conseguenza la indossano con tranquillità. Vedere tanti bambini con la mascherina è un segnale incoraggiante per rinascere in una dimensione diversa”.

Altro aspetto importante di questa fase è il ritorno al lavoro e come affrontarlo con serenità dovendo prendere mezzi pubbliciavere contatti con altre persone per tutta la giornata.

“Per chi ha timore ad uscire di casa e quindi anche a ritornare al lavoro, il mio consiglio è di iniziare con piccole uscite, una o due volta a settimana, anche solo facendo un giro in macchina, per poi riuscire ad andare in posti strategici che non ci espongono al rischio del contagio – afferma la dott.ssa Vicidomini –  In questo modo, riusciamo a riconquistare la nostra vita a piccoli passi. E per il ritorno in ufficio occorre adottare lo stesso approccio: bisognerebbe avere uno schema che ci tuteli e applicarlo ovunque. Quindi adottiamo certamente tutte le misure protettive, guanti, mascherine, distanziamento, evitiamo luoghi affollati, di modo che, una volta messo in pratica questo schema, possiamo affrontare qualsiasi situazione senza limitarci. E’ importante anche vincere la paura che ci assale, farla mutare, per ritornare ad essere persone partecipi e attive”.

Tra le conseguenze della pandemia da Covid-19 c’è anche l’estremizzazione delle paure che diventano patologiche trasformandosi in fobie (spesso sociali) e disturbi d’ansia (ad esempio l’ossessione per l’igiene).
“Questi comportamenti avvengono quando la paura diventa fissazione – continua la dott.ssa Vicidomoni – i pensieri assalgono la nostra mente, perennemente e continuamente, ci travolgono così tanto da non potercene liberare. Il mio consiglio è di programmare la propria giornata, distrarsi, fare attività, sport: tutto questo aiuta a non focalizzarsi su quello che stiamo vivendo e sul quel pensiero. Responsabili di questi comportamenti sono anche i mass media. Alcune persone sono state continuamente davanti alla tv e sui social e il sentire e il vedere sempre le stesse notizie (morti, contagi), ha riempito così tanto la nostra mente da non riuscire a pensare ad altro, neanche a come affrontare la situazione. Questo ha generato fobia e ossessione. E’ importante mettere un limite alle notizie e farle nostre perchè diventino uno strumento di protezione”.

Nella sua difficoltà e complessità questa situazione ha però qualcosa da insegnare: “Credo che rispetto a quello che stiamo vivendo occorre capire che nulla è scontato, né la quotidianità e neanche un semplice abbraccio che ora si riveste di valore aggiunto perché diventa un obiettivo da raggiungere – afferma la dottoressa Vicidomini – Questo virus ci ha riavvicinato a livello relazionale, sociale e mentale e credo e spero che, dopo questa situazione, daremo più importanza alle relazioni, proprio perché le abbiamo desiderate tanto”.


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