A casa con bambini al tempo del coronavirus

Articolo di · 4 aprile 2020 ·

Medici e scienziati contro il coronavirus, supereroi buoni che combattono il minuscolo cattivo

Bambini rinchiusi a casa per settimane, per contrastatare il coronavirus. Una situazione innaturale, a tratti surreale.

Restare a casa è motivo di stress per tutti. Se sono presenti anche figli, la faccenda può però diventare davvero molto complessa. Per i bambini, con tutto il carico di limitazioni e difficoltà di comprensione del momento, e per i genitori che sono chiamati a supportarli e guidarli.

Paradossalmente ci sono anche lati positivi, come spiega la dottoressa Valentina Guastalla, psicologa psicoterapeuta: “questa situazione per i bambini può essere un vantaggio perché dà loro un senso di famiglia: una base solida, sicurezza e consolidamento delle loro credenze”.

Ma come vivere queste giornate con i bambini ? Come affrontare il coronavirus? Le domande dei genitori sono moltissime.dare forma alle emozioni

La dottoressa Guastalla avverte che “è necessario proteggere il più possibile dall’allarme i bambini molto piccoli, fino a tre anni di età”. È importante mantenere un ritmo quotidiano semplificato, con regole, anche igieniche, centrate sull’obiettivo di “prenderci cura di noi”. Il consiglio è quello di “concentrarsi in termini educativi”, evitando i riferimenti al virus.

Il che diventa praticamente impossibile con i bambini più grandicelli. Chi ha figli che frequentano la scuola dell’infanzia, sa bene che è impossibile nascondere loro i problemi che stiamo vivendo. E allora l’approccio si ribalta: bisogna, sostiene la psicologa, “dare loro la possibilità di parlarne. La casa deve diventare un luogo in cui parlare liberamente”. L’invito è quello di “aiutarli a esprimersi partendo dalle loro idee e convinzioni e di spiegare il covid-19 con linguaggio semplice, su misura per loro”. Nella pratica vanno spiegati loro i sintomi, ma anche, e soprattutto, come è possibile proteggersi. A soccorrere i genitori ci sono anche moltissimi siti web che spiegano il coronavirus con filastrocche, musiche, tabelline con regole basiche sul prendersi cura di sé nella quotidianità domestica.

“È fondamentale – prosegue Guastalla – farli esprimere ed esternare ciò che immaginano. I bambini non hanno la capacità di distinguere le informazioni che sentono alla TV o alla radio dalla loro fantasia. Entrambe per loro sono realtà”. Diventa quindi necessario che i loro pensieri vengano espressi, in modo che gli adulti possano guidarli senza sminuirli nelle loro fantasie. Il dialogo serve per “aiutarli a ripensare le loro immagini in modo da renderle aderenti alla realtà. Serve per capire cosa dire loro, ma anche cosa non dire, per non sovraccaricarli di informazioni”.

Leggere le emozioni dei bambini è importante per rassicurarli, raccontando loro “cosa si può fare per sconfiggere il virus e cosa molte persone stanno facendo per combatterlo”, avvicinandoli alla realtà attraverso le loro metafore. Si sta in casa per proteggere noi stessi, ma là fuori sono in tanti a combattere il virus. E allora medici, infermieri e scienziati diventano i nuovi supereroi. Sono i buoni che combattono il nuovo nemico, minuscolo ma cattivissimo. E, si sa, i buoni vincono sempre.

Dare forma concreta alle emozioni, rappresentare il virus e gli eroi che lo combattono, aiuta molto i bambini. “I lavoretti, da fare soli o con i genitori, permettono di contrastare l’ansia”, spiega la psicologa. Il disegno, “strumento importantissimo”, il collage dal giornale con immagini positive, il pongo, ricerche da svolgere insieme, la costruzione di oggetti – “scoprendo nella casa cosa può essere rinnovato in qualcosa di utile o di decoro, anche partendo da materiali riciclati”- , fare i biscotti, gli esperimenti (eh sì, cari genitori, vi toccano pure gli esperimenti!). Sono tutti canali creativi che favoriscono l’espressione e aiutano a sviluppare ingegno e praticità. “Sono – dice Guastalla – esempi di momenti di emozione che aprono discorsi e un dialogo di rassicurazione”. Lo scopo, aggiunge, è “aiutare i bambini a riappropriarsi di una quotidianità che deve comunque essere stimolante”.

È possibile esplorare insieme anche attraverso la tecnologia che può diventare molto arricchente. “Chiusi in casa, possiamo viaggiare in base alle curiosità dei bambini e agli stimoli culturali e di approfondimento che possiamo dare loro, visitando luoghi o musei”.

Il grande punto dolente per i bambini riguarda i contatti sociali e i rapporti di gioco, quella che gli psicologi chiamano dimensione gruppale. Diventa quindi cruciale organizzare il contatto nella distanza, unico modo per alimentare la possibilità di contatto con gli altri. E allora via libera a telefonate a parenti e amici, alle videochiamate, agli appuntamenti telefonici per condividere le attività creative della giornata.

“Fondamentali – sostiene Guastalla – sono i contatti con i parenti”. I nonni sono lontani per prevenzione ma bisogna mantenere il legame con messaggi di affetto. “Fondamentali anche le narrazioni dei nonni, materiale di memoria molto prezioso”. Invitiamo quindi i bambini a far domande e a farsi raccontare. La casa diventa il luogo dove si creano i collegamenti e si raccolgono le memorie famigliari, per far tesoro delle generazioni passate, anche delle esperienze tragiche come quelle della guerra. “Un fare memoria che, partendo dal piccolo gruppo domestico diventa decisivo per riappropriarsi delle dimensioni di gruppo del passato”.

In fondo il più grande attacco che il virus sta sferrando è quello alla comunità, alla “possibilità di condividere”. Tenere viva la dimensione di gruppo del passato, attraverso le narrazioni delle generazioni precedenti, significa mantenere la prospettiva che tutto questo avrà una fine, che se ne potrà uscire e si potrà ricostruire come già hanno fatto loro”.

Avvertenze per l’uso. Ovviamente i consigli della dottoressa Guastalla sono da seguire strettamente quando si manda una mail o si effettua una videoconferenza in smart working, mentre la casa diventa un ufficio e il privato e il lavoro si sovrappongono. “Siamo scissi e strattonati tra il lavoro e il dovere genitoriale – spiega Guastalla – è complicato prestare attenzione ad entrambi i fronti. I sensi di colpa sono in agguato, ci si sente costantemente inadeguati, non in grado di rispondere alle richieste di cura e di gioco dei figli”.

Mamma, papà giochiamo? A volte si finisce a dire no, anzi c’è “la necessità di dire no” (non sentitevi  uno schifo se lo fate, lo consiglia anche la psicologa): “i bambini devono capire che il genitore non è completamente a loro disposizione”.  Di contro, bisogna cercare di organizzare il tempo secondo le esigenze quotidiane e lavorative di tutti e “bilanciare i carichi nel corso della giornata o su più giornate. Se ci sono entrambi i genitori va affrontato tutto in due, suddividendosi ruoli e compiti domestici per collaborare e far sentire la propria presenza ai figli”. E così il mutuo aiuto torna sempre, anche al tempo del coronavirus.


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