Sistemi sanitari inclusivi: la campagna #ProtectEveryone

Articolo di · 11 dicembre 2020 ·

Copertura sanitaria universale: contrasto al Covid e protezione da future emergenze. Bene l’Italia sui servizi sanitari essenziali, male per le spese sanitarie sostenute dai cittadini

Il 12 dicembre di otto anni fa l’assemblea generale delle Nazioni Unite approvava una risoluzione che sollecitava gli Stati ad accelerare i progressi verso la copertura sanitaria universale, come priorità essenziale per lo sviluppo internazionale. Quella data nel 2017 è ufficialmente diventata la Giornata internazionale della copertura sanitaria universale.

L’anno scorso, sul tema, si è svolto un High-Level Meeting delle Nazioni Unite dal titolo “Copertura sanitaria universale: muoversi insieme per costruire un mondo più sano” in cui i rappresentati dei Stati e governi hanno approvato una risoluzione nella quale riaffermavano che “la salute è una precondizione e un risultato e indicatore delle dimensioni sociali, economiche e ambientali di sviluppo sostenibile e implementazione dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile”. Gli stessi, inoltre, si impegnavano “con forza a realizzare la copertura sanitaria universale entro il 2030”, intesa come protezione dai rischi finanziari connessi alla salute, servizi essenziali di cura di qualità, medicine essenziali e vaccini per tutti, sicuri, di qualità e a buon mercato.

A quasi un anno dai primi casi di Covid-19, il movimento per la copertura sanitaria universale torna a chiedere investimenti per sistemi sanitari che proteggano tutti e che le promesse della risoluzione vengano mantenute.

I promotori della campagna invitano a partecipare con apporti creativi (CREA), condivisioni e discussioni sui social media (AMPLIFICA), manifestazioni (MUOVITI) nel rispetto delle distanziamento anti-covid. Promuovono inoltre una dimostrazione virtuale. Il tutto all’insegna dell’hashtag #ProtectEveryone.

È stato anche prodotto un documento per fare il punto sulla situazione e rispondere a una semplice domanda: i governi stanno agendo per il conseguimento degli impegni assunti?

La risposta, purtroppo, è che in molti Paesi “i gruppi più poveri e vulnerabili sono ancora una volta lasciati indietro e le iniquità si stanno allargando a causa della crisi Covid-19”, con conseguente erosione della fiducia nei governi e nei leader politici.

La pandemia sta anche “rivelando ed esacerbando le debolezze dei sistemi sanitari, mostrando che molti governi hanno trascurato di investire in sanità, reti di protezione sociale e preparazione alle emergenze quando ciò sarebbe servito davvero: prima che la crisi esplodesse”. In sostanza, dicono gli autori del rapporto, molto non è stato fatto e molto rimane da fare per dare adeguato supporto ai lavoratori della sanità in prima linea, coinvolgere tutti gli attori coinvolti nei processi decisionali e assicurare risposte eque sotto il profilo del genere.

investire sanitàDi contro, tuttavia, i Paesi che hanno risposto meglio alla crisi “tendono ad aver leader che interagiscono con la comunità scientifica, ascoltano i consigli dei funzionari della sanità pubblica e agiscono  rapidamente e decisamente per proteggere tutti”.

La pandemia ha portato paura e sfiducia. Tuttavia, a livello globale molte di queste paure sono associate all’impatto sfavorevole su salute ed economia e quindi “una politica ovvia da considerare è l’aumento progressivo delle riforme mirate alla copertura sanitaria universale, per beneficiare al contempo di salute e di sicurezza finanziaria, proteggendo i cittadini dai costi dell’assistenza sanitaria”.

Molte delle grandi riforme sanitarie sono state realizzate durante o all’indomani di crisi, spesso nel tentativo di attenuare le tensioni sociali e di ricostruire la fiducia nello Stato. Gli estensori del documento, citando le transizioni verso la copertura sanitaria universale di Francia, Giappone, Nuova Zelanda, Rwanda, Sri Lanka e Thailandia, suggeriscono di usare oggi quella stessa strategia e, “anche di fronte alle restrizioni fiscali generate dall’impatto economico del Covid, investire pesantemente e rapidamente in riforme del sistema sanitario, non solo per contrastare la crisi ma anche per proteggere tutti da future emergenze sanitarie e altre crisi”, oltreché per ricostruire la fiducia nello Stato e rafforzare il contratto sociale alla base dei servizi universali ai cittadini.

Questa sarebbe una delle migliori strategie per riprendersi dall’attuale crisi, ma anche per raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030, è la conclusione prima di dettagliare gli interventi da prendere.

Strumento utile per valutare gli impegni assunti dai Paesi per la copertura sanitaria universale è un portale dati che illustra anche graficamente la situazione dei singoli Stati e quella globale in rapporto al raggiungimento degli obiettivi di Agenda 2030. Le informazioni che si possono ricavare riguardano il numero di medici, infermieri, dentisti e farmacisti rispetto alla popolazione, la percentuale di popolazione spinta sotto la soglia di povertà dalle spese sanitarie, la percentuale di popolazione con elevate spese sanitarie rispetto al reddito, la copertura dei servizi sanitari essenziali.

L’Italia si posiziona bene per quest’ultimo aspetto, con un indice di copertura dell’82%. Per citare qualche altro grande dell’Europa occidentale, l’indice in Gran Bretagna è dell’87%, in Germania e Spagna dell’83%, mentre in Francia solo del 78%.

Molto meno bene invece dal punto di vista delle spese sanitarie rispetto alle spese complessive e al reddito: la percentuale di popolazione italiana con spese elevate si attesta al 9,29%. Una percentuale molto elevata per gli standard europei, se si considera che negli Stati precedentemente citati è 1,42% in Francia, 1,64% nel Regno Unito, 1,72% in Germania e 5,73% in Spagna.


    Lascia un commento