Vacanze ai tempi del Covid-19

Articolo di · 6 luglio 2020 ·

“Sindrome della Capanna o del Prigioniero”: come allontanarsi dal nucleo abitativo e affrontare le vacanze in serenità

 

Estate, tempo di vacanze, quest’anno anche in compagnia del Covid-19. Dopo il lungo periodo di quarantena, finalmente ci è possibile viaggiare e inaspettatamente pensare alle ferie. Occorre però ripensare ad un modo nuovo e diverso di vivere la vacanza organizzandola alla luce di quanto è accaduto.

“A guidarci dovrà essere il senso di responsabilità – commenta la dottoressa Katyuscya Lanza Cariccio, psicologo clinicoDurante il lungo periodo di lockdown abbiamo avuto modo di conoscere le caratteristiche della pandemia e oggi siamo più preparati rispetto al tema del contagio e della trasmissione del virus, sappiamo

Dott.ssa Katyuscya Lanza Cariccio – Psicologo Clinico

quali comportamenti mettere in atto per tutelarci e tutelare la comunità. Probabilmente dovremo variare qualche abitudine, sostituire l’abituale scelta della meta turistica, come per esempio quella di frequentare zone molto affollate, con mete che ci consentono di godere di una pausa estiva senza contravvenire alle indicazioni del governo e dalla comunità scientifica. L’obiettivo per queste ferie è trovare una vacanza o un viaggio a nostra misura, senza stress e paura del contagio: una pausa vera dopo questo lungo e difficile periodo di quarantena”.

Oltre ai comportamenti di responsabilità da assumere per il rispetto di tutti, altro tema da non sottovalutare è quello psicologico. Ossia, come riuscire a rilassarsi davvero facendo i conti con il rischio del contagio.

“La situazione di emergenza dovuta al Covid-19 ha messo a dura prova la nostra salute psicologica – continua la dottoressa Lanza – Nel corso di questi mesi siamo stati letteralmente bombardati da notizie, non sempre veritiere, ma sicuramente allarmanti e questo ha contribuito ad aumentare preoccupazioni e sentimenti di incertezza. Occorre prendere le distanze dal flusso mediatico per tutelare il nostro equilibrio e, a mio avviso, l’atteggiamento più adeguato per affrontare anche le vacanze è di continuare a tenersi informati ma senza estremizzare, consultando solo notizie che ci arrivano da fonti ufficiali, aggiornate e accreditate (Istituto Superiore di Sanità, Ministero della Salute, ecc..). Ciò ci consente di capire qual’è l’andamento dell’epidemia (in forte calo in questo periodo) e contenere la paura del virus ad un livello adattivo, riuscendo così a mettere in atto quei comportamenti funzionali al contenimento del contagio: distanziamento sociale e uso di dispositivi di protezione individuale. Solo attenendoci al dato di realtà possiamo evitare che la paura si trasformi in ansia, quella spiacevolissima sensazione che amplifica le conseguenze dei pericoli, facendoci assumere comportamenti impulsivi e acritici. Avere la giusta paura non solo è normale, ma ci protegge dal pericolo di essere contagiati e contagiare, spingendoci ad attuare tutte le misure preventive e cautelative”.

Le vacanze da sempre rappresentano uno spazio mentale in cui ritrovarsi con gli amici, condividere un viaggio, dare spazio alla convivialità e soprattutto, dopo il lungo periodo di isolamento e distanziamento sociale obbligato, si sente ancora di più il bisogno di ritrovare quegli elementi relazionali che sono costitutivi dell’essere umano.

“Il Covid-19 e le necessarie limitazioni che ne sono derivate ci hanno insegnato, ora più che mai, quanto la comunicazione, le relazioni con gli altri siano cibo per la nostra anima, dal saluto cordiale e amichevole con il negoziante di fiducia, alla breve chiacchierata con il vicino sul pianerottolo di casa. – dichiara la dottoressa Lanza – Non solo è consigliabile riappropriarsi della dimensione sociale ma è necessario. Attualmente possiamo spostarci su tutto il territorio nazionale, riconcederci il piacere di alcuni rituali come l’aperitivo o il caffè al bar che tanto ci è mancato e dunque è possibile ricostruire una dimensione sociale, purché ciò sia fatto con il buonsenso e rispettando quelle poche e chiare regole, ancora necessarie, per evitare il contagio”.

Viaggiare significa anche allontanarsi dal proprio nucleo protetto, dalla casa o dalle abitudini che ci hanno tutelato in questi mesi di quarantena. Il nucleo abitativo ha infatti assunto significati diversi: per alcuni rifugio rassicurante in cui ritirarsi e sentirsi veramente al sicuro, per altri prigione che ha esasperato il desiderio di tornare alla normalità e di evadere da una routine che, per forza di cose, si presentava in maniera quasi ossessiva. I differenti modi di vivere il “nido domestico” hanno innescato reazioni diverse nel momento di fine lockdown: se per alcuni il parziale ritorno alla normalità ha rappresentato un processo quasi naturale e vissuto con senso di liberazione ed entusiasmo, per altri invece ha scatenato emozioni come ansia, angoscia, frustrazione generate dall’idea di lasciare il nido e sentimenti di vulnerabilità e disorientamento al pensiero di ricominciare a prendere contatto con l’esterno. “Questo malessere che sta interessando un gran numero di persone e di cui parla anche la Società Italiana di Psichiatria, rappresenta una dimensione emotiva definita “Sindrome della Capanna o del Prigioniero – afferma la dottoressa Lanza – Si tratta di un particolare fenomeno che può manifestarsi in seguito a lunghi periodi di isolamento o di distacco dalla realtà che sviluppano sentimenti di smarrimento e angoscia e che inducono a continuare a rimanere al sicuro nel proprio rifugio poiché il rischio di contagio è ancora presente.”

La “Sindrome della Capanna” tendenzialmente dovrebbe sparire o diminuire nel tempo con il normalizzarsi della situazione esterna o con l’adattamento ad una nuova condizione, ma è possibile comunque mettere in atto delle strategie per affrontarla come:

Accogliere le emozioni: si tratta di una normale fase emotiva successiva ad un lungo periodo di isolamento
Stabilire obiettivi: gestire il tempo senza dare spazio all’insorgere di pensieri e preoccupazioni eccessive
Organizzare una routine giornaliera: lavoro, gestione della casa, esercizio fisico
Sapersi ascoltare: se lo stato di paura diviene ingestibile e impossibile da controllare è importante esserne consapevoli, poiché potrebbe sottendere disagi pregressi e in questo caso sarebbe consigliabile cercare l’aiuto di un professionista
Trasformare in positivo quanto accaduto: una circostanza senza precedenti durante la quale l’ancestrale capacità di adattamento dell’uomo è stata elemento fondamentale, in quanto ha determinato la possibilità di riflettere sul valore dell’essenziale, dando rilievo all’importanza degli affetti e degli elementi vitali e ridimensionando l’utilizzo del superfluo.

Protagonisti delle vacanze sono anche i bambini. In questa situazione è possibile viaggiare anche con loro imparando a convivere con l’incertezza che accompagna questa pandemia, continuando a pianificare le nostre attività e mantenendo alto il livello di vigilanza.

“I bambini possono rispondere a una situazione difficile in modi diversi: aumentando la dipendenza dagli adulti di riferimento, manifestando ansia, rabbia o agitazione, ritirandosi, presentando incubi e frequenti cambi di umore – continua la dottoressa Lanza – Pertanto è fondamentale incoraggiare l’ascolto attivo e avere un atteggiamento comprensivo e aperto all’accoglienza di queste manifestazioni. La vacanza dovrebbe rappresentare, soprattutto per loro, una possibilità di svago all’aria aperta, di socializzazione con il gruppo dei pari e di gioco da realizzare in situazioni protette in cui non esasperarli continuamente con il rispetto delle misure di prevenzione”.

Altro capitolo riguarda le vacanze per gli anziani considerati, all’interno di questa pandemia, come la categoria più a rischio. Pertanto, quanto già detto rispetto alle indicazioni del Ministero sui dispositivi di sicurezza e sulle norme per proteggersi va, se possibile, ulteriormente ribadito e rinforzato. “ Oltre alle usuali indicazioni che vengono di anno in anno rinnovate riguardo a evitare i luoghi che implicano un’esposizione al sole e al caldo delle temperature estive, bere frequentemente, soprattutto nelle fasce orarie di punta – afferma Lanza – sarebbero da evitare viaggi in luoghi generalmente molto affollati e pensare a una vacanza in località poco mondane, ove sia possibile concedersi il piacere del relax o di attività ricreative prediligendo strutture ricettive dotate di ampi spazi all’aperto, con possibilità di accesso indipendente riducendo i transiti nei luoghi dove ci può essere un frequente via vai di persone (receptions, halls, salotti condivisi ecc…). Sarebbe opportuno scegliere una formula che preveda dei servizi specifici dedicati agli anziani, come la presenza di un referente che possa aiutare l’anziano ad ambientarsi, ad indossare correttamente la mascherina e i guanti, a mantenere i contatti con la famiglia per segnalare eventuali difficoltà. Queste attenzioni, poche e semplici, in aggiunta alle linee guida fornite dalle istituzioni preposte, aiuteranno a vivere con più serenità questo momento di forte incertezza”.


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