Colecisti: dal sintomo alla cura

Articolo di · 10 settembre 2021 ·

L’eccesso di colesterolo nel sangue, l’obesità, la gravidanza, il digiuno prolungato, l’uso di estrogeni e la familiarità sono solo alcune delle cause alla base della formazioni dei calcoli nella colecisti: una patologia molto comune che può avere anche conseguenze fatali.

 
“Circa il 15% della popolazione occidentale è affetta da litiasi della colecisti, chiamata anche colelitiasi, ovvero la presenza di calcoli nella colecisti, con maggiore incidenza nelle donne – spiega Giovanni Dalla Serra, chirurgo generale alla Casa di cura Villa Igea, centro convenzionato con la Mutua sanitaria Cesare Pozzo che di recente ha aperto il Colecisti Center, un centro specializzato, dedicato ai pazienti con problematiche di calcolosi (litiasi) o di polipi (adenomatosi) della colecistiIn Italia, l’incidenza varia dal 7 al 12% in quelle regioni la cui dieta è, guarda caso, più ricca di grassi, soprattutto insaturi come quelli di origine animale. I calcoli – aggiunge l’esperto – sono delle piccole formazioni dure e simili a piccoli sassi e possono essere formati raramente da colesterolo, ma molto più spesso da un sale duro e insolubile, il bilirubinato di calcio.”

 

A determinare la formazione di calcoli può essere ogni patologia che determina un’alterata produzione o presenza dei grassi nel sangue come l’eccesso di colesterolo nel sangue, l’obesità, la gravidanza, il digiuno prolungato, l’uso di estrogeni e la familiarità.

 

“Le patologie della colecisti – spiega Dalla Serra – sono molto frequenti, benigne e trattabili in assoluta sicurezza soprattutto in centri dedicati. E’ molto importante però che i pazienti sappiano,

Giovanni Dalla Serra – Chirurgo generale alla Casa di cura Villa Igea

magari resi edotti dai propri medici di base o grazie ad open day dedicati, che è vero che si tratta di una patologia benigna, ma è anche vero che non è per niente banale in quanto, se trascurata, può avere conseguenze di estrema gravità, anche mortali. Per evitare complicanze chirurgiche il mio consiglio è di sottoporsi, nei tempi giusti, all’intervento: l’unico trattamento della calcolosi o adenomatosi della colecisti”.

 

La cistifellea è un organo dell’apparato digerente predisposto ad immagazzinare la bile, liquido di colore verde formato da una miscela di colesterolo, sali biliari e lecitine, prodotta dal fegato, per poi essere rilasciata nell’intestino tenue durante la digestione, in particolare in quella dei grassi. Finché queste sostanze sono miscelate tra loro in quantità giusta, la bile resta fluida. Se, al contrario, si viene a creare nell’organismo un modificato metabolismo dei grassi – ad esempio, quando nella dieta se ne ingeriscono troppi – si va incontro ad un’alterazione della quantità di colesterolo nella bile stessa, che precipita sotto forma di cristalli, intorno ai quali si stratificano e cristallizzano i sali biliari. In questo modo, si può incorrere nella formazione di calcoli della colecisti la cui dimensione può variare da pochi millimetri a qualche centimetro, così come può mutare la quantità (singoli o multipli). “Particolare attenzione – prosegue l’esperto – va prestata ai calcoli multipli di piccole dimensioni (microlitiasi) che possono passare direttamente dalla colecisti nella via biliare principale creando possibili gravi conseguenze quale l’ittero o la pancreatite acuta, malattia molto grave che può portare alla morte del paziente nel 20% dei casi nonostante le cure mediche”.

 

Fondamentale è il riconoscimento della sintomatologia come la colica biliare, anche la più tipica, caratterizzata da dolore addominale, spesso localizzato sul fianco destro e al di sopra dell’ombelico e che può irradiarsi verso la spalla destra. Tale sintomo insorge dopo i pasti o, a volte di notte ed è accompagnato da nausea e vomito. “La sintomatologia – specifica Dalla Serra – è caratterizzata da dolori addominali di lieve entità e ricorrenti, da dispepsia (digestione lunga e difficoltosa), soprattutto dopo pasti ricchi di grassi. Spesso il paziente non ricollega alla possibilità di essere portatore di calcoli alla colecisti, finchè non ha una vera e propria colica biliare oppure direttamente una complicanza: infiammazione della colecisti (colecistite), dilatazione e ostruzione della colecisiti (idrope), infezione della colecisti (empiema)”.

 

Tra le complicazioni di questo tipo di patologia vi è l’ittero e le colangiti, infezioni molto gravi che possono portare, se ripetute nel tempo, alla cirrosi biliare secondaria causata dall’espulsione dei calcoli che può determinare, oltre al dolore colico, anche all’ostruzione del dotto biliare (coledocolitiasi). Altra complicanza è l’ostruzione del dotto pancreatico con pancreatite acuta che, nelle forme necrotico-emorragiche, può risultare mortale.

 

Tra i risvolti gravi di questo tipo di malattia vi è anche la degenerazione tumorale che può verificarsi se si è in presenza di calcoli molto grossi, che occupano da tempo l’interno della colecisti e che danno uno stimolo irritativo cronico: “In questi casi – afferma l’esperto – occorre “un intervento chirurgico molto complesso e demolitivo, alla portata di pochi chirurghi e soprattutto con una sopravvivenza davvero molto breve, spesso solo di mesi”.

 

Altra possibile degenerazione è rappresentata dagli adenomiomi della colecisti, detti anche polipi. Spesso sono associati al cancro della colecisti, vengono scoperti, per caso, in corso di ecografia e risultano molto pericolosi per la salute poiché, a differenza dei calcoli, non danno coliche, nascono come formazioni benigne e degenerano nel tempo. Il paziente, per questo motivo, tende a non operarsi o a farlo con ritardo, correndo un serio rischio per la sua vita.

 

Avere una diagnosi corretta è il primo passo verso una cura efficace che si ottiene, in primis, con un’ecografia dell’addome che mostra la presenza dei calcoli nella colecisti e, talvolta, anche di calcoli nella via biliare principale intra od extra-epatica, che, già di per sè, rappresenta una seria complicanza.

 

“Generalmente – spiega Dalla Serra – i calcoli provengono dalla colecisti, ma possono formarsi nei dotti anche in seguito ad altre patologie quali anemie emolitiche croniche, colangiti recidivanti, infestazione delle vie biliari da parassiti, anomalie anatomiche dei dotti. In questi casi, prima dell’intervento il paziente dovrà essere studiato da un gastroenterologo per definire una diagnosi e una successiva terapia anche medica”.

 

L’intervento chirurgico è il trattamento che va, invece, riservato a pazienti sintomatici o che presentino alterazioni della parete della colecisti, evidenziabili con l’ecografia e consiste nell’asportazione di tutta la colecisti contenente i calcoli per via laparoscopica.

 

“Questo approccio – sottolinea Dalla Serra – è ritenuto dalla letteratura mondiale il gold standard nel trattamento della colelitiasi. A tal proposito, è importante che il paziente sappia che l’ilo epatico nel quale è localizzata la colecisti è il distretto dell’organismo con più variazioni anatomiche che possono interessare il circolo arterioso, venoso e biliare. Per questo, è importante rivolgersi a un centro che abbia una documentata esperienza nel trattamento chirurgico di queste patologie dove venga posta l’indicazione all’intervento solo dopo aver effettuato un attento e specifico studio del paziente stesso” – conclude Dalla Serra

 


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