Chernobyl, quale vita dopo l’esplosione nucleare?

Articolo di · 26 aprile 2021 ·

Le contaminazioni esterne e interne, il cibo radioattivo e le conseguenti malattie. Questo e molto altro nella Chernobyl fotografata da Pierpaolo Mittica.

Sono trascorsi trentacinque anni dal disastro nucleare di Chernobyl, considerato tra i più gravi della storia dell’umanità.

Era il 26 aprile del 1986, quando un’esplosione nella centrale nucleare lasciò una nuvola radioattiva su gran parte dei territori dell’Unione Sovietica esponendo alle radiazioni quasi 8,4 milioni di persone. Il governo sovietico ha riconosciuto la necessità di assistenza internazionale solo nel 1990 e, nello stesso anno, l’Onu ha adottato la risoluzione 45/190 , chiedendo “la cooperazione internazionale per affrontare e mitigare le conseguenze nella centrale nucleare di Chernobyl”.

Un contributo prezioso per la ricostruzione di quanto accaduto, per conoscere le conseguenze che ancora ora si verificano nella vita delle persone che scorre apparentemente normale a Chernobyl, l’ha dato Pierpaolo Mittica, fotografo sociale, friulano classe ’71, che con il suo lavoro ha documentato situazioni estreme e ha dato voce a storie di vita emerse solo frequentando, per lungo tempo, la zona di esclusione.

“Nella ricostruzione di quanto accaduto e di quanto continua ad accadere, ho voluto condurre i primi lavori soffermandomi sulle conseguenze nucleari sia sanitarie e sia ambientali di Chernobyl, mentre la seconda parte, “Racconti da Chernobyl”, l’ho voluta dedicare a storie di

Pierpaolo Mittica – Fotoreporter

vita alquanto particolari nelle quali mi sono imbattuto in questi anni – afferma Pierpaolo Mittica – Spesso si pensa che la zona di esclusione sia morta, invece, al contrario, è un’area nella quale c’è molta vita. Ci abitano infatti circa 4.000 persone che vivono e lavorano lì per mantenere in sicurezza la zona: gli altri tre reattori della centrale sono stati spenti nel 2000 ma devono restare sicuri fino al 2065, momento in cui occorrerà iniziare a smantellarli.”

Le persone che vivono a Chernobyl, come riporta il fotografo, conducono una vita ordinaria in una cittadina apparentemente normale nella quale ci sono bar, mense, una palestra, una casa della cultura, negozi, alimentari e un ufficio postale.

“Durante il lavoro, le persone usano dispositivi di sicurezza come mascherine o tute, esattamente come in tutte le centrali nucleari – continua Mittica – Il problema più evidente è rappresentato dalla contaminazione che c’è in tutta l’area: le persone locali mangiano per lo più cibo locale, purtroppo poco sicuro. Nel rispetto delle loro tradizioni, pescano lungo il fiume, raccolgono funghi e si dedicano alle coltivazioni dei loro orti. La vita sociale – prosegue il fotografo – si svolge senza misure di sicurezza scorrendo come se fosse tutto normale. Il cibo che i lavoratori mangiano nelle mense proviene da Kiev ma quello che consumano nelle loro case è delle loro coltivazioni e, in quanto contaminato, porta con sé pericoli per la salute. I lavoratori sono esposti a importanti rischi ed è per questo che sono pagati il 30% in più di uno stipendio normale del resto dell’Ucraina. A livello sanitario, le conseguenze maggiori per la popolazione locale non sono rappresentati solamente dall’insorgenza di tumori o di leucemie, ma anche da patologie del sistema cardiocircolatorio: il cesio-137, che è difatti uno degli elementi più comuni rilasciati dalla centrale, è anche il responsabile degli infarti avuti dalle persone. La Bielorussia – aggiunge Mittica – è la regione più colpita dall’esplosione di Chernobyl e proprio qui, il professor Yury Bandazhevsky, all’epoca rettore dell’ Istituto di anatomia patologica di Gomel, iniziò a effettuare studi sui cadaveri, scoprendo che vi era un accumulo importante di cesio-137 nel muscolo cardiaco e una conseguente e diretta correlazione tra questo accumulo e le patologie sviluppate dalle persone decedute. All’epoca, quando il professore pubblicò i primi studi, la Bielorussia lo condannò a otto anni di prigione senza alcuna prova, mettendolo in isolamento e sequestrando tutti gli archivi. Solo sotto pressione internazionale fu liberato e rifugiato in Francia per poi ritrasferirsi in Ucraina in una zona vicino Chernobyl, dove riprese i suoi studi focalizzandosi sulla contaminazione interna nei bambini e scoprendo che molti di essi sono contaminati da cesio-137 e sviluppano patologie cardiache già da piccoli”.

L’esplosione di Chernobyl ha causato la contaminazione di tutto l’emisfero nord del pianeta arrivando negli Stati Uniti, in Giappone e in Europa. Le zone maggiormente contaminate sono il nord dell’Ucraina, il sud della Bielorussia e l’est della Russia e, come afferma Mittica, “per risolvere il problema sanitario e non solo, occorrerebbe evacuare circa 9 milioni di persone o attendere che la contaminazione sparisca, ma per questo, ci vogliono circa 200 mila anni”.

Un altro aspetto degno di nota è quello politico: “In Bielorussia – afferma il fotografo – esiste una dittatura molto forte che tende a nascondere il problema. Il governo, inoltre, offre incentivi alle persone sotto forma di lavoro e case date gratuitamente per invogliarle a trasferirsi nelle zone contaminate. In Ucraina la situazione è invece differente e il problema è molto sentito anche dal punto di vista economico tanto che ogni anno, il 6 per cento del Pil economico nazionale viene destinato al mantenimento della zona di esclusione di Chernobyl e alle gestione delle sue conseguenze. L’Ucraina non tende a nascondere la reale situazione anzi, si impegna a portarla alla conoscenza delle persone locali mettendo in evidenza come il problema non sia solo di tipo sanitario ma anche economico. Di fatto, tutta la zona è diventata depressa. Le attività economiche hanno iniziato a scomparire, chi poteva è andato via non solo dalla zona di esclusione ma anche dalle aree limitrofe ugualmente contaminate, le case hanno perso di valore e nessuno le ha volute più comprare”.

Chernobyl non è però solo contaminazione. E’ una cittadina nella quale prendono vita avvenimenti singolari e unici come “L’oro radioattivo di Chernobyl”, una delle  numerose storie documentate da Mittica che racconta come “all’interno della zona di esclusione ci sono tonnellate di metalli abbandonati che, negli anni, più o meno illegalmente, sono stati riciclati. Ho voluto documentare tutto il processo di lavorazione dei metalli, puliti dalla radioattività con il metodo della sabbiatura e rivenduti sul mercato afferma il fotografo – Il problema più evidente è proprio la tecnica con la quale sono puliti questi metalli che provoca il sollevamento di tanta polvere, radioattiva, inalata dai lavoratori per tutta la giornata con conseguente rischio sulla loro salute. Purtroppo, però, in un paese povero come l’Ucraina, nel quale c’è poco lavoro, le persone hanno necessità di lavorare per mantenere le proprie famiglie e accettano anche questo tipo di lavoro, pagato tra l’altro il doppio rispetto ad uno stipendio normale. Non si parla di scelta ma di necessità. Molte persone, inoltre, non sono a conoscenza del problema della contaminazione interna, ossia dell’ingerimento e dell’inalazione di particelle radioattive che entrano direttamente nel corpo senza il filtro della pelle. Se lo Stato affermasse che questo tipo di contaminazione è molto pericolosa, probabilmente non ci sarebbero più lavoratori disponibili e lo Stato non potrebbe più dare licenze al trattamento dei metalli. E’ vero anche che tante persone non si informano, ignorano o convivono con il problema perché non hanno alternative”.

@Pierpaolo Mittica – Jimmy, Sasha e Maxim, tre stalker, mentre preparano la colazione nel loro appartamento occupato nella città fantasma di Pripyat, Zona di Esclusione di Chernobyl

Quella degli “Stalkers” è un’altra storia raccontata da Mittica, un nome che deriva da “Stalker”, film cult del 1979 di Andrei Tarkovski. Gli Stalkers sono ragazzi di Kiev che entrano illegalmente nella zona di esclusione di Chernobyl per andare alla scoperta di quello che c’è e che appartiene alla cultura sovietica.Si tratta di ragazzi nati dopo Chernobyl e affascinati da un luogo nel quale si è fermato tutto all’86afferma Mittica – Nella zona di esclusione si trovano infatti numerosi oggetti dell’epoca sovietica, dai libri alle riviste, ai giocattoli. I ragazzi intraprendono un viaggio a piedi, soprattutto di notte per evitare la polizia e raggiungono la loro destinazione finale: la città fantasma di Pripyat. Fanno tutto con un enorme rispetto per la memoria del luogo e non portano via niente”.

 

Ebrei Hassidi mentre pregano sulla tomba del fondatore della loro religione, Rabbi Menachem Nochum @Piepaolo Mittica – Twersky, Città di Chernobyl, Zona di Esclusione di Chernobyl

La storia di Chernobyl, inoltre, non è solo legata all’esplosione nucleare. Prima di questo avvenimento esisteva una cittadina, sicuramente non molto conosciuta, ma al cui interno vi era una storia molto importante. Qui è nata, infatti, la corrente hassidica, una delle più importanti del giudaismo, e qui è nato il suo fondatore. “Ogni anno – conclude il fotografoChernobyl accoglie un pellegrinaggio: i fedeli visitano le tombe dei loro antenati e del loro fondatore. Documentando questo pellegrinaggio ho potuto raccontare l’importanza che aveva Chernobyl prima dell’incidente. Molti la conoscono per il disastro nucleare non sapendo che in passato c’era una storia incredibile!”


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