Casa famiglia per minori: una favola per ogni bambino!

Articolo di · 13 luglio 2021 ·

Occorre dare ai ragazzi ospiti nelle case famiglia più strumenti possibili per affrontare il mondo. Il dialogo, l’esperienza pratica, lo studio, la cultura e il lavoro sulle emozioni sono alla base.

Umanità e uguaglianza sono gli elementi basilari. L’attenzione centrale viene posta verso la persona con pieno rispetto della sua dignità qualunque siano le sue condizioni fisiche o mentali, culturali o sociali; con cortesia, educazione, rispetto e disponibilità da parte di tutti gli operatori e senza distinzioni di razza, sesso, nazionalità, opinione politica e religione.

Accogliere i minori allontanati dalle famiglie per violenze o incuria è l’obiettivo della Casa Famiglia La Chiocciola a Labico nel Lazio, gestita dalla Cooperativa Sociale Aelle Il Punto. Una struttura immersa nel verde che ospita fino ad un massimo di sei minori nella fascia d’età tra zero e undici anni, di entrambi i sessi, anche disabili.

“Lavoriamo per offrire a questi bambini un ambiente accogliente cercando di soddisfare le necessità di cui un bambino ha bisogno – afferma Linda Fiocco, responsabile della Casa Famiglia

Lisa Fiocco, responsabile Casa Famiglia La Chiocciola

per minori La Chiocciola – A volte arrivano in stato di forte degrado, non curati e non lavati e, per noi, è prioritario vestirli, lavarli ma, soprattutto, insegnare loro la cura. Molti bambini non sanno cosa sia l’igiene dentale o non sanno cosa significhi farsi una doccia. Ogni bambino, inoltre, viene affidato ad un pediatra che ci indirizza su quali visite e controlli fare e viene iscritto subito a scuola per garantirgli lo studio. Il bambino, inoltre, segue attività extra scolastiche come corsi di musica, nuoto o hip hop frequentando corsi che si svolgono sul territorio. Per noi è fondamentale la rete.”

I minori provengono da tutta Italia con preferenza per il Lazio al fine di garantire la continuità di relazioni con la famiglia di provenienza, fatta eccezione per situazioni obbligate di allontanamento dalla famiglia a causa di gravi episodi di violenza per le quali si scelgomo strutture fuori regione.

La giornata nella casa famiglia è scandita da orari e attività da seguire.

“La mattina ci si alza, si fa colazione tutti insieme, ci si veste e si va a scuola. Il pomeriggio i bambini fanno merenda, a seguire ci sono laboratori o attività all’aperto da svolgere nel giardino della casa e si fanno i compiti. La sera invece si cena, si fanno le docce e dopo si gioca insieme o si guarda un cartone animato. Alle nove, nel periodo scolastico, si va a letto. Per noi è molto importante la messa a letto: ogni bambino riceve ogni sera la sua coccola e la sua favola”.

Nel percorso seguito con i bambini, risulta sempre importante il rapporto con i servizi sociali di appartenenza con i quali viene redatto un progetto di reinserimento nelle famiglie di provenienza. “Il nostro obiettivo – afferma la responsabile – non è l’adozione del bambino ma, al contrario, il suo ritorno in famiglia. I bambini sono allontanati perché, generalmente, le famiglie stanno attraversando un periodo delicato e hanno bisogno di un supporto e, nel periodo di permanenza nella case, anche le famiglie seguono un percorso sulla genitorialità con l’obiettivo primario di ri-accogliere il proprio figlio. Gli stessi genitori, dunque, sono aiutati perché hanno problematiche abitative o psichiatriche”.

Nei mesi di permanenza nella casa famiglia, i bambini possono ricevere le visite della famiglia di provenienza, tornare a casa nel week-end o durante le festività. Tutto dipende dal tipo di problematica esistente e, anche in previsione del rientro definitivo a casa, vengono organizzati permanenze graduali nella famiglia per meglio capire la situazione familiare. “Siamo mlto attenti ad osservare i bambini quando ritornano  dopo la permanenza nelle loro famiglie – è il commento di Fiocco – Cerchiamo di capire se sono nervosi o sereni e se la famiglia stia seguendo il piano stabilito e se è motivata”.

La permanenza nella casa famiglia dovrebbe durare un anno ma a volte i bambini restano anche per più tempo.

Generalmente, prima di attivare un’adozione, il Tribunale dei Minori tenta tutte le strade percorribili, contattando nonni o zii – afferma la responsabile – Solo in ultima analisi si procede con l’adozione che nei casi di bambini molto piccoli (due o tre anni) avviene quasi sempre con successo. Diventa a volte difficile trovare un nucleo familiare di destinazione quando i bambini sono più grandi perché spesso si tratta di ragazzi problematici e, in questo caso, può capitare che i ragazzi restino in casa famiglia per diverso tempo perché l’adozione non riesce.

Nel percorso seguito, i rapporti con le famiglie sono fondamentali e, a detta della responsabile della casa famiglia, quasi sempre buoni. “Le famiglie si fidano di noi – commenta – Diventiamo un punto di riferimento, ci chiamano per chiederci consiglio anche quando i bambini sono tornati nella loro casa. Spesso si tratta di genitori fragili che, a loro volta, hanno sulle spalle storie molto dolorose e, che spesso non hanno gli strumenti per affrontare tutta la situazione. Lavoriamo anche per conoscere a fondo le loro storie, molto utile per intraprendere la via giusta”.

Rinforzare psicologicamente i bambini è tra gli obiettivi prioritari degli operatori della casa famiglia: “occorre offrire loro tutti gli strumenti possibili per affrontare il mondo – commenta Fiocco – Il bambino che non ha una famiglia soffre già all’interno della casa se gli altri bimbi ricevono visite o video chiamate e lui invece no. A scuola, ad esempio, le feste natalizie, la festa della mamma o del papà sono vissute molto male. A mio avviso sono rituali che andrebbero aboliti! Piuttosto celebriamo la festa del punto di riferimento per il bambino. Non si tratta solo di situazioni legate ai bambini della casa famiglia ma anche di altre realtà come figli di genitori separati, o bambini che non vedono il loro papà”.

Gli opratori diventano una famiglia per i bambini della casa: partecipano alle recite scolastiche, li accompagniamo ai compleanni di amici, durante il periodo di Natale, vanno tutti insieme, a visitare la casa di Babbo Natale o a trovare la Befana cercando così di ricreare quello che è un ambiente familiare sano per un bambino dal punto di vista della cura, della didattica, sociale, delle attività ludiche e ricreative.

Il lavoro impostato dagli operatori si basa sul dialogo e sulla coccola, strumenti preferiti alla punizione con la convinzione che ” i capricci dei nostri bimbi nascondono sempre una problematica da capire attraverso il dialogo – afferma Fiocco – Cerchiamo di fare capire loro che, anche in assenza dei lro genitori, ci sono delle persone che possono sostenerli e aiutarli. Lavoriamo per dare loro quanti più strumenti possibili affinchè possano affrontare il mondo come il dialogo, l’esperienza pratica, la didattica, la cultura, lavoriamo molto sulle emozioni tramite i laboratori pensati in base alle età del bambino e festeggiamo molto. Durante le feste di compleanno apriamo la struttura all’esterno per accogliere anche amici al di fuori della casa. Vogliamo far capire ai bambini che il mondo è bello e che ci sono anche altre strade belle e possibili”.

La convivenza tra i bambini di diversa età è spesso positiva. I più grandi sono molto protettivi con i più piccoli e tendono ad aiutarsi creando dei veri rapporti di fratellanza.

“Parlare della loro storia a volte è difficile. Noto che i bambini tra di loro si confrontano con trasparenza perchè si sentono complici e perchè vivono una realtà comune. Nel rapporto con l’esterno invece spesso si vergognano ad affermare che vivono nelle case famiglia. E’ capitato che in alcune situazioni il bambino mi abbia presentato come la sua mamma! Quello che sopra ogni cosa posso affermare però, è che i bambini che arrivano da storie problematiche sono molto più sensibili di quelli che vivono situazioni di normalità. All’interno della casa famiglia, ad esempio, non ho mai assistito a episodi di bullismo.” – conclude Linda Fiocco.


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