Canta che ti passa!

Articolo di · 19 marzo 2020 ·

Studi scientifici dimostrano come cantare fa bene all’organismo e rende felici.

Il 20 marzo si celebra la Giornata internazionale della felicità. A istituirla il 28 giugno del 2012 è stata l’Assemblea generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, che ha voluto così riconoscere la felicità come scopo fondamentale dell’umanità accogliendo, inoltre, la necessità di un approccio più inclusivo, equo e equilibrato per la crescita economica al fine di promuovere lo sviluppo sostenibile, l’eradicazione della povertà, la felicità e il benessere di tutte le persone.

La data del 20 marzo è stata scelta dal consigliere speciale dell’Onu Jayme Illien perché coincideva con l’equinozio di primavera: un appuntamento sentito da gran parte delle popolazioni della terra. Trentadue anni prima di istituire la Giornata mondiale della Felicità, lo stesso Jayme Illien era un orfano salvato dalle strade di Calcutta dalle Missionarie della carità di Madre Teresa. Jayme fu in seguito adottato da una 45enne americana single: Anna Belle Illien che dopo aver preso con sé il piccolo fondò la Illien Adoptions International, Inc, un’agenzia no profit di Atlanta che si occupa di adozioni internazionali.

Ogni anno, in occasione della giornata, l’ONU presenta il nuovo Rapporto Mondiale sulla Felicità classificando i 156 Paesi in base al loro livello di felicità. Esamina i trend dei dati e registra come le persone valutano la loro vita su una scala che va da 0 a 10. Per il 2020 e per il terzo anno consecutivo, il rapporto conferma la Finlandia il paese più felice, seguito da Danimarca, Svizzera, Islanda e Norvegia. L’approccio alla vita riportato dai finlandesi non è di sorridere sempre e comunque, ma di rispettare, avere fiducia e prendersi cura dell’altro ed è questo, a detta loro, che rende soddisfatti della propria vita.

L’Italia si posiziona al 30° posto in netta salita negli ultimi anni, visto che nel 2019 era al 36° e nel 2018 al 47°.

Ma cosa occorre fare per essere felici?

Sicuramente attività semplici come il cantare e soprattutto farlo in coro. A dimostrarlo sono numerosi studi scientifici che portano in evidenza come il canto riduce il livello di cortisolo nell’organismo (l’ormone dello stress), aumenta il senso di benessere e riduce gli stati emozionali negativi migliorando la qualità della vita, della vitalità e delle emozioni. Cantare aiuta inoltre a focalizzare l’attenzione, stimolando la salute mentale e le capacità cognitive, riduce i sintomi da stress, l’ansia e la depressione.

Tutto questo lo sa bene l’associazione Cantosospeso che da più di trent’anni a Milano propone a chiunque lo desideri, anche senza che abbia nessuna competenza musicale, di cantare in coro musiche da tutto il mondo, spaziando tra la cosiddetta musica colta e i canti popolari.

“Il coro mette in gioco e genera l’esercizio delle funzioni più disparate del nostro organismo – afferma la dottoressa Paola Bonara, medico, professore a contratto di Immunologia per UniMi – A differenza, ad esempio, dei giochi enigmistici che coinvolgono la mente sempre con gli stessi schemi, il coro richiede un esercizio delle funzioni 

Dott.ssa Paola Bonara – Medico, professore a contratto di Immunologia per UniMi

mentali molto vario. L’uso del respiro regolato nel canto corale, specie in frasi melodiche lunghe, ha lo stesso effetto della respirazione nello yoga. Inoltre, il cantare regola il nervo vago, coinvolto nella nostra vita emotiva e nella qualità del nostro timbro vocale. Tra i vari studi scientifici sull’argomento, ne cito uno condotto dall’Università Svedese di Gothenburg che mostra la sincronizzazione delle variazioni del battito cardiaco dei coristi durante l’esecuzione di un brano. Nel cantare, si mettono in moto diverse attività come la regolazione del respiro, l’ascolto del proprio suono e di quello degli altri, la memorizzazione del ritmo, delle pause, dei suoni e la sfida rappresentata dalle parole dei testi. In Cantosospeso, ad esempio, tra le altre lingue cantiamo anche in Zulu, Swahili, Portoghese del Portogallo e del Brasile, Spagnolo, Giapponese, Tedesco, Inglese e Francese… oltre al Latino e all’Italiano!”

Cantare è anche un’attività sociale. Il coro, infatti, non è solo la somma delle voci delle persone che lo compongono ma, assume una voce propria, un suono suo. “Un piccolo miracolo dove ciascuno mette quello che ha, sia chi è più esperto o dotato dalla natura sia chi lo è meno – continua la dottoressa Bonara – Nello stare insieme a cantare si esercitano il rispetto delle regole sociali, il modulare la voce per cantare insieme e non per emergere, la paziente attesa che tutti abbiano capito almeno un po’ la frase da cantare, la dolce schiavitù della musica che richiede impegno e ripetizione, ma che poi appaga ampiamente. Un’attività collettiva che crea legami tra persone molto diverse tra loro”.

Le evidenze positive sulla salute sono riportate anche da uno studio condotto dai ricercatori del britannico Tenovus Cancer Care e del Royal College of Music: l’analisi svolta sui campioni di saliva di 193 coristi dopo un’esecuzione canora rileva una diminuzione dei livelli di cortisolo e grandi quantità di citochine infiammatorie producendo effetti visibili sul sistema immunitario, diminuendo i marker dello stress e mantenendo più a lungo le capacità intellettive.

2 Commenti

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    Pierluigi farao

    Si è proprio vero,da qualche anno canto nei Coro Monti Pallidi di Laives di Bolzano,gli effetti benefici ci sono eccome!Entrate a fare parte di un coro è bellissimo e vi farà tanto tanto benebene.Pierluigi.

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      Redazione

      Sig. Pierluigi, grazie del commento. Non possiamo far altro che rilanciare il suo invito.


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