Braille: l’alfabeto dei non vedenti

Articolo di · 3 gennaio 2021 ·

Il metodo braille è stato esteso nel tempo anche alla matematica e alla musica offrendo ai non vedenti la possibilità di accedere all’istruzione, alla libertà di espressione, di opinione e all’inclusione sociale.

 

Secondo quanto stimato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità sono 36 milioni le persone cieche e 216 milioni quelle con disabilità visive da moderate a gravi.

Il 4 gennaio, in occasione dell’anniversario della nascita di Louis Braille, fondatore del metodo, si celebra la Giornata Mondiale dell’alfabeto braille, sistema di scrittura e lettura che si basa sulla combinazione di sei punti in rilievo percepibili al tatto: molteplici possibili combinazioni che possono corrispondere a lettere dell’alfabeto, numeri, segni di interpunzione, simboli matematici, informatici, musicali e chimici.

L’Onu sottolinea come le persone con disabilità visiva siano più a rischio delle altre di diventare povere poiché la perdita della vista potrebbe causare una vita di disuguaglianze, cattiva salute e difficoltà di accedere all’istruzione e a una vera occupazione. La Convenzione sui diritti delle persone con disabilità, adottata dall’Onu nel 2006, ha posto l’accento sul benessere delle persone con problemi visivi e considera, appunto, il braille un elemento essenziale per l’istruzione, la libertà di espressione e di opinione, l’accesso all’informazione e l’inclusione sociale. Il sistema braille ha infatti cambiato completamente il modo di vivere di migliaia di persone con disabilità visiva, consentendo loro di scrivere, leggere e comunicare per iscritto.

Fondatore di questo metodo, nella prima metà del XIX secolo, è Louis Braille, nato a Coupvray, un paesino non lontano da Parigi, il 4 gennaio del 1809. A soli tre anni, nell’officina del padre, un sellaio, Louis si infortunò all’occhio sinistro e a causa dell’estendersi dell’infezione perse la vista anche all’occhio destro, diventando cieco. A 10 anni il giovane ragazzo entrò a far parte dell’Istituto dei Ciechi di Parigi, uno dei primi centri al mondo per non vedenti fondato da Valentin Haüy nel 1786, nel quale i non vedenti sviluppavano quelle abilità pratiche (per lo più costruzione di sedie e ciabatte) che avrebbero consentito loro di trovare un impiego. Contemporaneamente, ai ragazzi presenti nell’Istituto veniva insegnato anche a leggere con il metodo Haüy, che consisteva nel leggere, sfruttando il tatto, delle lettere stampate in rilievo, a tratto continuo, ottenute pressando un filo di rame su un lato della carta per formare un rilievo sull’altro.

Questo metodo però non permetteva alle persone di scrivere. Nel 1827 divenuto docente della scuola dove aveva studiato, Braille fu ispirato da un metodo usato dai militari per scrivere i dispacci, e inventò il suo sistema basato sull’intreccio di sei puntini in precedenza ideato da Charles Barbier de La Serre, ex capitano dell’Armata Francese.
Nel 1821 Barbier pensò di far testare la sua invenzione agli allievi dell’Istituto e nonostante il sistema piuttosto complesso e poco pratico, l’esperimento fu ben accolto dai giovani allievi tra cui Braille.  Rispetto al tratto continuo di Haüy, l’idea di Barbier di utilizzare dei punti in rilievo era senza dubbio un’innovazione: Braille intuì che il laborioso metodo nascondeva un valore che avrebbe potuto fornire, per lui e per i suoi compagni, un sistema di scrittura semplice e razionale.
Appena adolescente, Braille ideò il codice alfabetico che è rimasto pressoché invariato fino ad oggi: sei punti appositamente posizionati all’interno di un rettangolo ideale e di uno spazio corrispondente a quello del polpastrello del dito indice. Più tardi estese il metodo anche alla matematica (Nemeth Braille) e alla musica (Codice musicale Braille).

 

 

Il codice Braille incontrò le ostilità di diversi insegnanti, incluso il direttore dell’Istituto, timoroso che gli studenti potessero utilizzarlo per inviarsi dei messaggi che non sarebbe stato in grado di decifrare.

Tale metodo però fu approvato dal governo francese solo nel 1854 (due anni dopo la morte del suo inventore, avvenuta probabilmente per tubercolosi). Nel 1858, i rappresentanti della maggioranza dei Paesi Europei incontratisi al Congresso Mondiale per i Ciechi, votarono all’unanimità per rendere il Braille il sistema di riferimento per la lettura e la scrittura per i non vedenti di tutto il mondo.

 

Braille neue standard

Il metodo Braille nel tempo ha conosciuto un’evoluzione, il Braille Neue con un font “inclusivo”. Progettato dal designer giapponese Kosuke Takahashi, Braille Neue combina il rilievo della scrittura per non vedenti con la forma delle lettere tradizionali e prevede l’utilizzo dei puntini, usati in molteplici combinazioni per essere individuati con i polpastrelli, in associazione alla lettera di riferimento rappresentata in perfetta corrispondenza. Il font è leggibile da tutti, anche ipovedenti e non vedenti, senza la necessità di utilizzare due testi separati. Questo ultimo metodo, come ha spiegato il suo ideatore, ha la possibilità di essere integrato nei luoghi pubblici in modo nuovo, ma anche di sovrapporsi alla segnaletica già esistente, completandola, superando il limite del metodo precedente che spesso richiedeva spazi dedicati nei luoghi pubblici.

Oltre alla giornata mondiale dedicata al metodo braille, con la risoluzione votata dall’Assemblea generale del novembre 2018 che riconosce l’uso del linguaggio scritto come essenziale per la piena realizzazione dei diritti umani e delle libertà fondamentali, l’Onu vuole ricordare come l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, adottata nel 2015, si impegna a garantire che nessuno sia lasciato indietro che tutti gli esseri umani vivano una vita prospera e appagante.


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