Allergie e infiammazioni da cibo

Articolo di · 24 settembre 2020 ·

Le allergie alimentari sono reazioni immunitarie che si verificano con l’assunzione di un specifico alimento. “Si tratta – afferma Attilio Francesco Speciani, immunologo clinico e specialista in Allergologia –  di un problema serio, anche se fortunatamente in Italia questi fenomeni riguardano una piccola percentuale della popolazione. Solo il 5-6% di neonati e bambini piccoli manifestano reazioni soprattutto al latte, alla soia, alle uova, alle arachidi e al grano, e circa l’1% degli adulti specialmente alle noci, al pesce e ai frutti di mare. Questo calo, dall’età infantile a quella adulta, aiuta a capire che il processo è tutt’altro che definitivo come invece si è creduto per molti anni”.

Nelle persone geneticamente predisposte, la risposta del sistema immunitario si presenta quando la sostanza contenuta in un determinato cibo (allergene), che per la maggior parte delle persone è innocua e tollerabile, è percepita come nociva e l’organismo attiva la produzione di anticorpi specifici per l’alimento. “Le reazioni avverse agli alimenti possono essere di diversi tipi e

Attilio Francesco Speciani – Immunologo clinico e specialista in Allergologia

il loro significato deve sempre essere valutato in modo personalizzato. Le reazioni allergiche classiche sono dovute a particolari immunoglobuline (quelle di classe E, definite IgE) che, attaccandosi a una parte ben definita dell’alimento (allergene), stimolano il rilascio da specifiche cellule immunitarie (mastociti) di elevate quantità di sostanze irritanti e infiammanti come istamina, PAF, bradichinina e altre”.

I disturbi causati dall’allergia sono dovuti alle sostanze rilasciate dai mastociti in risposta alla reazione immunitaria scaturita dall’incontro degli allergeni e degli anticorpi, a seguito dell’ingestione anche solo di una piccola quantità del cibo specifico. La loro gravità varia da persona a persona, in quanto queste sostanze causano problemi che vanno dalla diarrea all’orticaria e, nei casi più gravi, determinano il blocco del respiro, l’anafilassi e possono talvolta essere mortali. “Ci sono reazioni avverse agli alimenti che insorgono immediatamente (o quasi) dopo l’assunzione alimentare e quelle che sono collegate all’utilizzazione ripetuta di un cibo, che provocano uno stato infiammatorio che favorisce l’attivazione dei mastociti e la manifestazione dei sintomi. Orticaria, dermatite allergica, rinite, asma, diarrea, angioedema, sindrome orale allergica e anche l’anafilassi sono legate di solito a reazioni acute, molto spesso mediate dalle IgE, mentre la componente infiammatoria dovuta alla ripetizione o all’eccesso di alcuni cibi porta a sintomi durevoli come dolori artritici, emicrania, gonfiori periferici, sindrome del colon irritabile, candidosi, afte, reflusso, aumento della resistenza insulinica e molti possibili altri”.

Le allergie alimentari sono caratterizzate da una fase di “sensibilizzazionesilente. Essa si verifica quando il sistema immunitario, codificando la proteina alimentare come estranea, innesca una produzione di anticorpi specifici che porta a un eccesso di reazione. L’organismo, da questo momento in poi, quando entra in contatto con l’antigene verso cui si è reso reattivo, inizia a produrre le IgE specifiche per quel determinato alimento.  Per i bambini la migliore prevenzione è mantenere un’alimentazione varia e completa e anche per le future mamme è raccomandato, durante la gravidanza, non sottoporsi a restrizioni dietetiche inopportune in quanto facilitano la comparsa di risposte allergiche nei nascituri. “Riguardo all’allergia alle arachidi, ad esempio, si è scoperto che una delle varie cause potrebbe inoltre essere il semplice uso di creme per l’irritazione da pannolino del bambino, a base di olio di arachide.  All’opposto, si sa che la drastica riduzione nell’uso alimentare (come imposto nell’alimentazione dei bambini britannici fino ai 3 anni) porta ad avere molti più bambini allergici alle arachidi (a 5 anni) di quanto avvenga in Israele, dove il loro consumo è consentito anche in tenera età. È chiaro quindi che le cause non sono tutte così evidenti. Nel 2017 si è scoperto che almeno nel 62% delle reazioni allergiche o simil-allergiche non esiste una sola causa, ma una compartecipazione di più fattori e che tra questi gli effetti della glicazione (oggi misurabile), provocata dagli zuccheri utilizzati nell’alimentazione individuale, possono essere dominanti”.

Il cibo non deve essere percepito come un nemico: è sufficiente comprendere quali siano gli alimenti che scatenano un’eventuale reazione ed evitarli. Per la diagnosi è necessaria un’attenta anamnesi medica e l’effettuazione di alcuni test cutanei (prick test) o la misurazione delle IgE specifiche con RAST o ISAC. Per i fenomeni legati alla glicazione (fino al 62% delle reazioni allergiche o simil-allergiche non chiare) è possibile misurare le sostanze dovute agli zuccheri, come Albumina glicata e Metilgliossale oltre a BAFF e PAF che definiscono il livello di infiammazione dell’organismo.  “Nel caso di reazioni acute è necessario avere a disposizione antistaminici e cortisonici (da usare in quest’ordine) e iniezioni di adrenalina quando esiste il rischio di anafilassi. Dal 2010 si è documentato che anche le allergie alimentari gravi possono essere trattate, sotto controllo medico, con l’assunzione graduale di quantità crescenti dell’alimento. Una specie di “svezzamento adulto” che riduce la necessità di farmaci e il rischio di anafilassi. In tutti i casi, comunque, è utile un’impostazione personalizzata della nutrizione per ridurre la sollecitazione dei mastociti dovuta a infiammazione (o glicazione). Conoscere il proprio profilo alimentare e i propri livelli di glicazione consente di impostare una dieta varia e completa che previene lo sviluppo di reazioni avverse agli alimenti e contribuisce alla cura – conclude Speciani.


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