Persone fragili: la risposta ai bisogni nasce dall’alleanza

Articolo di · 11 dicembre 2019 ·

Fare alleanza tra gli erogatori di prestazioni come unica risposta utile per la tutela integrata e unitaria delle persone con patologia cronica e rara o non più autosufficienti. E’ quanto emerso dal workshop organizzato dalla Mutua sanitaria Cesare Pozzo sui caregiver,  la non autosufficienza e la cronicità, svoltosi durante l’XI edizione del Forum della Non Autosufficienza e dell’Autonomia Possibile di Bologna.

Al centro dell’incontro, l’analisi dei bisogni dei cittadini e le risposte integrate offerte dalla collaborazione fra cooperazione sociale e mutue sanitarie: la sinergia tra sistema pubblico, sistema privato accreditato e non profit, come soluzione rispettosa dei diritti di tutti per affrontare l’emergenza o organizzare la cronicità.

Al workshop sono intervenuti autorevoli relatori quali Alberto Alberani, vicepresidente nazionale e presidente Emilia Romagna Legacoopsociali, Monia Mancini del direttivo nazionale di Cittadinanzattiva e Marco Grassi, coordinatore commerciale della Mutua sanitaria Cesare Pozzo che insieme hanno voluto offrire risposte concrete alle necessità di famiglie o figli caregiver, spesso soli nell’affrontare i problemi e senza adeguate informazioni sugli strumenti possibili e sulle risorse pubbliche già esistenti.

Il punto di partenza sono i dati riportati da Cittadinanzattiva: tra le maggiori difficoltà evidenziate dai cittadini rientrano la spesa eccessiva dei farmaci di fascia C, l’insufficienza di ore erogate nelle cure domiciliari (carenza riportata dal 61,9% delle persone), la non considerazione dei bisogni socio-economici e, per il 73,8% dei casi, la mancanza di un sostegno educativo e formativo alla persona, alla famiglia e al caregiver.

Monia Mancini, Alberto Alberani, Cinzia Quaranta, Marco Grassi

Altra enorme criticità è rappresentata dai costi che le famiglie devono sostenere per affrontare il problema, come quelli richiesti per l’adattamento dell’abitazione, la retta delle strutture, le visite specialistiche, la riabilitazione a domicilio, la badante e l’assistenza protesica non rimborsata.

“Le priorità operative di Cittadinanzattiva – afferma Monia Mancinisono il recepimento e l’attuazione in tutte le Regioni del PNC (Piano nazionale della cronicità), il semplificare e rendere più omogenee su tutto il territorio nazionale le procedure burocratiche. Bisogna abbattere le diseguaglianze che, nel caso di persone fragili come gli anziani e i non autosufficienti, diventa negazione del diritto alla cura e dell’assistenza sanitaria e socio-sanitaria. E ancora, è necessario dare più peso alla sanità d’iniziativa, a un approccio proattivo e al prestare sempre più attenzione alle fragilità economiche, sociali e psicologiche”.

Il Fondo nazionale per la non autosufficienza è stato istituito nel 2006 con l’intento di fornire sostegno a persone con gravissima disabilità e a anziani non autosufficienti al fine di favorirne una dignitosa permanenza presso il proprio domicilio e garantire, su tutto il territorio nazionale, l’attuazione di livelli essenziali delle prestazioni assistenziali. L’analisi dei costi del Fondo ha evidenziato che nel 2007 la somma investita è stata di 100 milioni di euro, per arrivare a 573 milioni di euro nel 2019. La previsione per il 2021 è di una spesa di 569 milioni di euro.

Di contro, la spesa sostenuta dalle famiglie in Italia, secondo i dati forniti dal primo rapporto dell’Osservatorio sul bilancio di Welfare delle famiglie, è stata di 109 miliardi per il welfare familiare, di cui 14,4 miliardi destinati all’assistenza in generale (non autosufficienti, bambini, colf) e 4,9 miliardi spesi per l’assistenza alle persone non autosufficienti.

Dal raffronto delle due spese si evince che i fondi stanziati non riescono a sostenere i bilanci delle famiglie, soprattutto di quelle con persone non più autosufficienti generando un conseguente rischio di impoverimento delle famiglie.
La società, inoltre, si trova di fronte a importanti modifiche come quelle demografiche legate alla longevità e ai cambiamenti generati dal tema dell’accoglienza di cittadini immigrati. Si è anche consapevoli delle dinamiche e delle contraddizioni dell’economia italiana e del finanziamento del sistema di welfare.

“Ad oggi, tutte le persone coinvolte da queste tematiche cercano soluzioni innovative pur volendo mantenere la loro specificità e autoreferenzialità – afferma Alberto AlberaniTutti chiedono un cambiamento agli altri ma, allo stesso tempo, esprimono resistenza al cambiamento proprio. E’ per questo che risulta difficile rispondere ai nuovi bisogni. Anche noi come cooperazione fatichiamo a sviluppare innovazione valorizzando le nostre eccellenze come le cooperative sociali, sanitarie e di abitanti, le mutue e le assicurazioni – continua Alberaniperché, spesso, abbiamo difficoltà ad ottenere un ragionamento coordinato. Come cooperazione sociale in Emilia Romagna ci stiamo provando ponendo l’attenzione su due fondamentali ambiti da noi identificati: il gruppo nuovo welfare e il patto per il lavoro sociale.

Il gruppo nuovo welfare è un gruppo di lavoro composto da diverse organizzazioni che ha identificato due fondamentali tematiche su cui lavorare: la long term care con particolare attenzione ai bisogni legati alle dimissioni post ospedaliere e il focus sulla longevità che punta su temi quali l’abitare, e in particolare il co-housing per persone con disabilità, la consegna dei pasti a domicilio per persone anziane, le attività preventive delle malattie come la promozione di corretti stili di vita, gli ausili e le innovazioni tecnologiche, il sostegno ai caregiver e l’assistenza domiciliare.

In questo quadro sociale, fondamentale è il ruolo delle Mutue sanitarie come CesarePozzo, validi punti di contatto e moltiplicatori di risorse, da sempre impegnate nella valorizzazione di strumenti di welfare territoriale.


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